Il caso della Cornell University e la cultura dello stupro
La causa civile intentata da Jane Doe contro la Cornell University e sette studenti per uno stupro di gruppo subita durante una serata in una confraternita maschile dell'ateneo è uno spaccato lucido di come opera la cultura dello stupro all'interno di società strutturalmente misogine. La violenza risale al 2024 quando era una studente ventenne dell’ateneo. Per quasi due anni, al suo racconto alle forze dell’ordine non aveva fatto seguito alcun procedimento penale, e la storia era rimasta pressoché sepolta.
La cultura dello stupro è un sistema di credenze per cui non solo la violenza è diffusa, minimizzata e normalizzata, ma lo sono anche tutte quelle pratiche che la giustificano: l’oggettivazione dei corpi femminili, il linguaggio misogino, la stigmatizzazione dei comportamenti e dei desideri sessuali delle donne, il victim blaming, ossia la colpevolizzazione di chi subisce violenza, addossandole parte della responsabilità.
Dalle chat chiuse delle confraternite d’élite ai canali online in cui vengono diffuse immagini intime senza consenso, la vicenda dimostra come la violenza sessuale non sia l'azione di mostri isolati, ma il collante di spazi omosociali fondati sul dominio, sul silenzio di chi assiste e su una pervasiva impunità istituzionale.
L'orrore di questa vicenda è la sua ordinarietà, scrive sul Guardian la giornalista Moira Donegan. Finché le istituzioni proteggeranno la propria reputazione e la complicità maschile rimarrà la norma sociale, le nostre culture resteranno strutturalmente inclini allo stupro.
https://www.valigiablu.it/caso-cornell-jane-doe-cultura-stupro/
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