La vita sotto l’occupazione russa: come si sopravvive e si muore a Oleshky
Lungo il fronte del Dnipro, nell'oblast' occupato di Cherson, città come Olešky e Hola Prystan' sono isolate da un blocco sistematico: strade minate, droni che colpiscono i civili in fuga e scorte di cibo e medicinali ormai al lumicino.
«Guardavamo il drone, pregavamo, ci facevamo il segno della croce e li supplicavamo di non ucciderci: “Non vedete? Siamo solo due anziani”», racconta Vasyl Berezka, riuscito a scappare con la moglie Liudmyla dopo che il loro mezzo è saltato sulle mine. Dalle città trapelano testimonianze di pura disperazione e fame, tra anziani che elemosinano una manciata di cereali e civili trasformati di fatto in scudi umani: «A Olešky la morte ti segue letteralmente ovunque. Puoi parlare con un vicino fuori casa, rientrare, uscire un quarto d'ora dopo e trovarlo morto dove lo avevi lasciato».
Con gli ospedali al collasso, il baratto come unico mezzo di sussistenza e i corridoi umanitari sistematicamente respinti dalla parte russa, le testimonianze dei pochi superstiti fuggiti raccontano la quotidianità drammatica di una vera e propria trappola sul fronte.
Il reportage 👉 https://www.valigiablu.it/oleshky-trappola-scudi-umani-occupazione-russa/
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