La ricercatrice morta in Siberia e il caso di peste in Russia
La morte di una giovane ricercatrice russa che lavorava per un Istituto anti-peste in una grande città della Siberia, causata da una polmonite di origini non stabilite, ha destato preoccupazione in tutto il mondo e ha alimentato speculazioni su un possibile incidente di laboratorio legato al batterio responsabile della peste.
Al momento, i rischi per la salute pubblica, sia in Russia che a livello internazionale, sembrano molto limitati, come ha sottolineato sempre l’OMS. Il controllo stringente delle informazioni su questa vicenda da parte delle autorità russe però non aiuta.
In qualità di membro dell’OMS, la Russia ha l’obbligo giuridico internazionale di condividere le informazioni in suo possesso con l’agenzia. Ma la sensazione è che difficilmente il governo russo sarà disposto a fornire approfondimenti su una vicenda che è ancora avvolta dal mistero.
La memoria di ciò che accadde con la pandemia di Covid-19 - quando la Cina tardò ad ammettere la circolazione del virus sul suo territorio, causando tragici effetti a cascata su tutto il mondo - ci ricorda che senza un adeguato coinvolgimento delle autorità sanitarie internazionali in situazioni così delicate si corrono enormi rischi per la salute pubblica. Qualunque tecnologia, anche la più sofisticata, non può colmare le lacune che derivano da una comunicazione sanitaria non trasparente e tempestiva.
Essere preparati per affrontare “eventi insoliti e imprevisti” che rischiano poi di avere gravi ripercussioni sulla salute pubblica globale “è una sfida politica oltre che scientifica”, scrive sul Guardian Devi Sridhar, professoressa di Salute Pubblica Globale all’Università di Edimburgo. “Ma senza trasparenza, continueremo a fare un passo avanti e due indietro”.
https://www.valigiablu.it/morte-ricercatrice-peste-russia-cosa-sappiamo/
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