L’ennesima scommessa di Pedro Sanchez
La mossa di Pedro Sánchez di convocare elezioni anticipate dopo la bocciatura dei decreti sull'emergenza abitativa è l'ennesimo azzardo della sua parabola politica.
Con l'esecutivo paralizzato dai veti incrociati degli indipendentisti catalani, privo di una legge di bilancio dal 2023 e logorato da inchieste giudiziarie, il premier spagnolo ha scelto la rottura per riprendere in mano l'agenda politica del paese.
L'obiettivo è riattivare la base progressista portando lo scontro sui temi sociali e sul diritto all'abitare, esplosi nella protesta di piazza dopo il drammatico sfratto dell'87enne Maricarmen Abascal. Sánchez punta a trasformare l'ostruzionismo parlamentare delle opposizioni in un referendum tra tutele pubbliche e profitti della speculazione finanziaria.
Rispetto alla rimonta del 2023, la scommessa è tuttavia molto più rischiosa: la destra radicale di Vox cresce nei sondaggi portando il blocco conservatore sopra il 50 per cento, mentre il fronte progressista fatica a trovare un'intesa unitaria.
Il caso spagnolo solleva un tema cruciale per tutto il contesto europeo: gli indicatori macroeconomici positivi e la crescita del PIL non bastano a generare consenso se non si traducono in un miglioramento tangibile delle condizioni materiali dei cittadini, a partire dall'accesso alla casa e dal potere d'acquisto.
Una sconfitta del PSOE priverebbe inoltre l'Unione Europea di una delle poche voci capaci di mantenere una posizione autonoma di fronte all'avanzata delle destre sovraniste globali.
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