7 ottobre 2026: la cura contro la manipolazione politica della memoria
A tre anni dal 7 ottobre, Israele si confronta con le conseguenze di una guerra permanente che ha logorato il tessuto sociale ed economico del paese. A poche settimane dal voto, la memoria del trauma collettivo è stata riattivata dalle commemorazioni e da una nuova stagione di documentari sulle ferite dei riservisti e delle famiglie delle vittime.
Queste storie testimoniano le fratture interne di una nazione ripiegata su se stessa, ma rischiano di diventare strumenti di polarizzazione e consenso. Netanyahu continua a guidare i sondaggi attraverso una retorica improntata sulla forza militare, nonostante i procedimenti giudiziari e le responsabilità accertate per i fallimenti di sicurezza.
Questo paradosso trova spiegazione nella crisi strutturale dell’opposizione: un fronte progressista frammentato, incapace di convergere su una leadership unica, che concentrandosi unicamente sulla rimozione del premier continua a eludere i nodi sistemici dell’occupazione e a rimuovere del tutto la catastrofe umanitaria di Gaza dall’agenda pubblica.
Il compito della memoria non dovrebbe essere quello di mantenere indefinitamente una società dentro la paura, né quello di trasformare il dolore in uno strumento elettorale, ma di interrogarsi su cosa ha reso possibile quella tragedia e sulle sue conseguenze dentro e fuori il paese. Il 7 ottobre è una ferita aperta, ma il modo in cui il governo sceglierà di curarla determinerà il tipo di società che emergerà da questi anni di buio, non meno dell’esito stesso delle prossime elezioni.
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