Sono passati 20 anni dall'assassinio a Mosca della giornalista di Novaya Gazeta Anna Politkovskaya, nel giorno del compleanno di Putin. Nessuno più di lei aveva compresoo la vera natura di Putin, e il regime non è mai riuscito a cancellare la verità per cui ha dato la vita.
In questa intervista, del presidente russo Politkovskaya diceva:
«Putin semplicemente non lo capisce. Non capisce che ogni essere umano ha diritto alla vita, che non è solo un ingranaggio nel meccanismo. Capite? Ogni singola persona morta a Beslan o al teatro Dubrovka [Nord-Ost] ha un valore in sé. Ma Putin, semplicemente, non lo comprende. Ha una sua logica personale: la logica di un ufficiale del KGB di epoca sovietica. La variante peggiore. Quella psicologia stalinista è ancora verosimilmente viva in lui. Non comprende il popolo. È un autentico ufficiale sovietico del KGB, tutto qui in fondo. Un pizzico antisemita, un pizzico fascista. Non particolarmente intelligente. Davvero non molto brillante. Io questo tipo di carattere, invece, lo capisco fin troppo bene. E non capisce che l'individuo ha dei diritti. Nel profondo della sua anima, non riesce proprio a concepirlo. Abbiamo un presidente a cui non importa assolutamente nulla dei propri cittadini. Non riconosce il valore della sua stessa gente. È proprio questo il suo limite più grande. È un ufficiale del suo apparato, sì, un apparato in cui l'individuo non esiste. È portatore di tutt'altra visione: l'individuo scompare, i suoi interessi non contano.
E mi sembra che non si sia mai davvero liberato di quel suo passato… di quell'esperienza di servizio nel KGB».
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