Tetto agli alunni e cittadinanza: Vannacci e governo trasformano diritti in privilegio
Quando la cittadinanza diventa un criterio di prevalenza, il principio di uguaglianza smette di essere universale. L'interpretazione di Vannacci dell'articolo 3 della Costituzione e l'introduzione del limite al numero di studenti stranieri per classe da parte del governo evidenziano una tendenza politica precisa: ridefinire l'accesso allo spazio pubblico in base al passaporto.
Eppure la giurisprudenza della Corte costituzionale ha chiarito da decenni che la pari dignità sociale appartiene alla persona in quanto tale quando sono in gioco i diritti inviolabili, a partire dall'istruzione. Al di là dei nodi di diritto, la misura mostra evidenti limiti operativi: nelle aree a forte concentrazione mancano spesso plessi limitrofi per accogliere gli studenti redistribuiti, i servizi di trasporto rischiano di creare disagi alle famiglie e il potenziamento dei docenti di italiano L2 è spesso depotenziato dall'uso del personale per supplenze o incombenze amministrative.
Raramente i diritti fondamentali vengono cancellati da un giorno all'altro. Il processo è più sottile: comincia quando si insinua l'idea che qualcuno abbia più titolo di altri a esercitarli. Quando l'esercizio di una tutela dipende dallo status anagrafico e non dalla dignità della persona, il diritto cessa di essere tale e si trasforma in un privilegio.
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