Dal Brasile all’Europa: l’ultradestra avanza e un certo populismo di sinistra le fa da sponda
Il voto in America Latina e la persistente forza della dottrina Trump non sono fenomeni isolati, ma segnali evidenti di una profonda trasformazione degli equilibri politici globali. Il vero punto di rottura risiede nel collasso di quel centro politico e moderato che nel dopoguerra ha fatto da argine alle derive estremiste.
Erano le origini del post Seconda guerra mondiale. Un centro conservatore e/o cattolico che restava ancorato all'anticomunismo e all'antifascismo. Quel ruolo si è sgretolato per più ragioni: attraverso la conquista del partito di riferimento dall'interno, vedi Trump con i repubblicani, o attirando consensi proprio in virtù del venir meno delle forze moderate, vedi Italia, Francia o Germania e contemporaneamente distruggendo i partiti storici, vedi Francia o Inghilterra o anche l'Italia.
Quel voto ora fluttua ed è permeato di istinti spesso antidemocratici.
Ci sono molte differenze con l'America latina ma tutte riconducibili a una stessa traiettoria politica. La Dottrina Trump, la ripresa volgare della Dottrina Monroe (linea guida della politica estera degli Stati Uniti, enunciata dal presidente James Monroe il 2 dicembre 1823 davanti al Congresso, secondo cui gli Stati Uniti devono considerarsi chiusi a ogni futura colonizzazione o interferenza da parte delle potenze europee), ha fatto davvero in pochi anni dell'America il suo cortile di casa. Salvo il Venezuela in attesa del primo voto libero, con il voto e il consenso aperto dei vari elettorati.
L'Europa non diventerà il cortile di casa. A Trump interessa depotenziarne ruolo economico e politico. Per farlo esiste una naturale e convergente intesa con la Russia di Putin e in parte minore con la Cina di Xi.
Una Europa debole, incapace di visione e strategie comuni, darebbe campo libero agli USA che vogliono abbandonare militarmente il continente (ora è Trump che grida fuori gli USA dalla NATO), la Russia che rioccupa parte del vecchio impero sovietico e riprende a esportare l'unico bene che ha, ovvero le materie prime, e la Cina che ci vedrà come un suo mercato privo di concorrenti. Nel mentre l'intelligenza artificiale e le nuove tecnologie in mano della nuova tecnocrazia USA guideranno la riorganizzazione produttiva.
L'avanzata delle destre estreme, sovraniste ma solo dentro l'Europa, e pronte al vassallaggio verso Usa, Russia e Cina, nelle prossime elezioni, o quella di parte della sinistra o pseudo progressista (parola che ognuno si appiccica a seconda del bisogno) nei prossimi 12 mesi, deciderà cosa farà e cosa sarà l'Unione Europea nel futuro.
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