❇️ Se il confronto fa paura
Tre medici (il dottor Eugenio Serravalle, il dottor Paolo Giordo e il dottor Carlo Giraldi) si sono visti revocare la partecipazione come relatori all'Eco Festival di Val di Cecina che si è svolto lo scorso 29 giugno per le loro opinioni non allineate, sebbene sempre espresse in modo argomentato e documentato.
"Motivo della cancellazione degli interventi" - in base a quanto si legge nel comunicato stampa del Comitato Coscienza Critica di Pisa - "la concessione del patrocinio al festival da parte del Comune di Rosignano Marittimo che il sindaco, Claudio Marabotti, ha condizionato alla partecipazione degli esperti. Condizione che gli organizzatori hanno accettato, eliminando gli interventi dal programma".
- Nel caso di Giraldi e Giordo la giustificazione addotta dalla Giunta comunale è stata "quella che i relatori, discutendo di metodi di prevenzione e cura di malattie croniche e tumori, avrebbero addotto evidenze scientifiche che nella realtà non esistono. Un'idea, quella che possano esistere terapie efficaci, conosciute ma non prescritte, che è stata ritenuta dal Comune inaccettabile e offensiva per la comunità medica e fuorviante per la comunità tutta".
- Nel caso del dottor Serravalle la censura è stata motivata "con l'argomento che il pediatra fosse, a detta della Giunta, un medico noto per le sue posizioni che favoriscono lo sviluppo di un atteggiamento di sfiducia verso le vaccinazioni, anch'esso non confortato da evidenze scientifiche".
Il comitato ha espresso solidarietà ai tre sanitari censurati e ha definito le disposizioni censorie del sindaco e della Giunta comunale di Rosignano Marittimo "lesive della libertà di pensiero e di parola garantita dall'articolo 21 della Costituzione italiana" sottolineando che "costituiscono un rischio reale per la democrazia".
Anche il direttivo della 'Carta di Siena - patto tra medici e cittadini' ha solidarizzato con i tre medici esclusi e criticato il dott. Marabotti, sindaco di Rosignano Marittimo che ha vincolato il patrocinio comunale alla loro estromissione.
"Tale atto rappresenta una grave violazione del principio costituzionale di libertà di parola (art. 21)" - scrive il direttivo in una lettera inviata al primo cittadino - "e costituisce inoltre un precedente pericoloso: un rappresentante delle istituzioni – per di più medico – che si arroga il diritto di stabilire quali colleghi possano esprimersi in pubblico e quali no, in base alla conformità delle loro opinioni al pensiero dominante".
Si legge, inoltre, nella lettera: "Etichettare come 'antiscientifico' chi esprime posizioni divergenti è un abuso ideologico, non un gesto di tutela della salute pubblica. La vera offesa alla comunità medica e ai cittadini non è il dissenso, ma il tentativo di silenziarlo."
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VB
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