❇️ Meno sale per preservare la funzione cognitiva
Il sale che fa male non è tanto quello che usiamo mentre cuciniamo, ma quello nascosto nei cibi che compriamo al supermercato e consumiamo quotidianamente a casa oppure nei fast food o in alcuni ristoranti.
Ad esempio, bisogna stare attenti ai dadi da brodo, costituiti da sale per più del 50%, ai salumi e ai formaggi stagionati e anche a certi prodotti da forno (sia salati che dolci), come l'insospettabile pane che ha un contenuto medio di sale di circa 1,7 %, (il che significa che in ogni 100 g di pane ci sono circa 1,7 g di sale, fatta eccezione per quello toscano).
Un eccessivo consumo di sale non solo comporta, nel tempo, problemi a livello di pressione arteriosa e disturbi ai reni, ma può incidere anche sul declino cognitivo.
Uno studio di qualche anno fa pubblicato sulla rivista Nature ha, appunto, rivelato che una dieta troppo saporita provoca nei topolini una carenza di ossido nitrico che è vitale per una corretta vascolarizzazione del cervello: quando i livelli di quest’ultimo sono troppo bassi, si verificano cambiamenti chimici importanti nella proteina tau che si accumula in depositi patologici all’esterno dei neuroni agevolando lo sviluppo del morbo di Alzheimer.
Ovviamente sono necessarie ulteriori ricerche per capire se i risultati possono essere validi anche nell’uomo; tuttavia, hanno identificato un percorso che suggerisce di evitare di mangiare troppo saporito per preservare la funzione cognitiva.
Dunque, come sempre, occhio a come spendiamo i soldi e ai cibi che acquistiamo.
Anche il cervello ringrazierà.
E quando dobbiamo salare noi, scegliamo di utilizzare un buon sale (senza esagerare).
Informazioni ulteriori a riguardo si possono trovare in questo mio precedente articolo.
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VB
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