❇️ La solitudine che non si vede
A Catanzaro una donna si è lanciata dal balcone con i figli: lei e due bambini sono morti, una terza figlia è grave. Una tragedia che ha spinto la città a fermarsi, proclamando il lutto cittadino, e che ha colpito profondamente tutti.
Qualcuno ha parlato di possibili fragilità psicologiche, come una depressione post partum.
Ma queste condizioni diventano devastanti soprattutto quando crescono nel vuoto. Quando non intercettate, quando non ascoltate, quando restano chiuse dentro.
Ed è qui che emerge la contraddizione più dura del nostro tempo: viviamo iperconnessi, ma sempre più isolati.
I social danno l’illusione di una presenza continua, ma spesso sostituiscono, invece di affiancare, le relazioni vere. Mostrano vite perfette proprio mentre, dietro le quinte, nella vita reale, ci sono difficoltà quotidiane e possono aprirsi crepe profonde che nessuno vede.
La solitudine oggi non fa rumore, non si lascia riconoscere facilmente. E proprio per questo è pericolosa.
E forse è proprio lì che andrebbe spostato lo sguardo: non solo su ciò che è accaduto, ma su tutto quello che, attorno, non ha funzionato.
Perché la solitudine, più che una condizione individuale, sta diventando una struttura collettiva. E quando cresce, piano piano si porta via tutto il resto.
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VB
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