❇️ Scorie, ritardi e miliardi: il bagno di realtà sul nucleare italiano
Il dibattito sul ritorno al nucleare è ripartito, ma i numeri raccontano una storia meno entusiasmante. Secondo l’analisi di ARERA (l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), l’Italia deve ancora chiudere in modo serio il capitolo del vecchio nucleare: lo smantellamento delle centrali dismesse costerà circa 11 miliardi di euro e i tempi continuano ad allungarsi.
Il decommissioning, gestito da Sogin, procede con ritardi, mentre il vero snodo resta il Deposito nazionale delle scorie, che non sarà pronto prima del 2041. Nel frattempo, i rifiuti radioattivi rimangono in depositi temporanei, con costi crescenti e questioni aperte su sicurezza, ambiente e tutela della salute.
Il tutto in un Paese che ha già detto no al nucleare con i referendum del 1987 e del 2011, sull’onda anche del disastro di Chernobyl.
Prima di ipotizzare nuove centrali, l’Italia dovrebbe dimostrare di saper chiudere in modo sicuro e definitivo il capitolo delle scorie e degli impianti dismessi. È su questo terreno che si misura la credibilità di qualsiasi rilancio.
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VB
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