❇️ Quattro anni di chemioterapia per un tumore inesistente
Una donna ha affrontato quattro anni di chemioterapia per un tumore inesistente. La diagnosi era sbagliata dall’inizio, ma è stata reiterata senza che nessuno la rimettesse mai in discussione.
Quando l’errore è emerso, il danno era irreversibile.
Pochi giorni fa l'Azienda ospedaliera universitaria pisana è stata condannata a circa 500.000 € di risarcimento danni per colpa medica, un aumento rispetto alla sentenza di primo grado poiché sono stati riconosciuti l’enorme sofferenza e il danno permanente.
Oggi, infatti, la donna è gravemente provata nella salute psicofisica, con sistema immunitario compromesso, malattie derivate dalle terapie inutili e perdita di qualità di vita.
Per lei il risarcimento è “spiccioli” rispetto al danno reale.
Qui non c’è solo un errore medico: c’è l’assenza di dubbi, che è molto peggio, perché un sistema che permette a una diagnosi sbagliata di sopravvivere per anni, mentre distrugge un corpo sano, è un sistema che non controlla, non verifica, non si corregge.
Definirlo un caso isolato è comodo.
Più onesto pensare che sia uno dei pochi casi arrivati in tribunale, altri probabilmente restano invisibili dal momento che l’autorità del camice, spesso, pesa più dell’obbligo di fermarsi e chiedersi: e se fosse sbagliato?
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VB
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