❇️ Prima del vaccino, la circolare
Mi pare opportuno rilanciare questa intervista di Francesco Servadio uscita un paio di settimane fa, ma che ho avuto modo di leggere solo adesso.
È utile perché riporta al centro uno dei nodi più delicati della gestione pandemica: la “Tachipirina e vigile attesa”, non un semplice slogan comunicativo, ma una circolare ministeriale che ha inciso in modo diretto e concreto sulla cura dei pazienti Covid a domicilio.
A spiegarlo è Luca Marini, professore di diritto internazionale, esperto di biodiritto, con incarichi in organismi istituzionali nazionali e internazionali. Non un opinionista, ma un giurista che lavora da anni sul confine tra medicina, diritto e responsabilità pubblica.
Marini ricostruisce come e perché quella circolare è nata e il punto centrale è decisivo: senza quella circolare il vaccino anti-Covid non avrebbe potuto essere commercializzato.
La scelta della “vigile attesa”, infatti, ha limitato le terapie precoci, creando le condizioni regolatorie necessarie all’autorizzazione del vaccino.
Questo passaggio non può essere eluso: non fu una fatalità, fu una decisione precisa che ha orientato le cure e le scelte successive.
Ed è per questo che oggi quella circolare viene ancora minimizzata. Riconoscerne il peso significherebbe fare i conti con responsabilità individuali ben definite, non con una generica emergenza da archiviare in fretta.
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VB
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