❇️ Quando morire diventa più semplice che essere curati
Nel 2024 il Canada ha registrato un nuovo record di morti per eutanasia: 16.499 persone sono state uccise da un medico o un infermiere attraverso la Medical Assistance in Dying (MAiD). Si tratta di oltre il 5% di tutti i decessi nazionali. In pratica, una morte su venti.
I dati arrivano dal rapporto ufficiale del governo canadese e confermano una crescita costante anno dopo anno.
L’eutanasia, introdotta nel 2016 come misura eccezionale, è diventata una componente strutturale del sistema sanitario canadese.
La maggioranza dei casi riguarda persone gravemente malate e prossime alla morte, ma una quota non trascurabile coinvolge soggetti non terminali, con patologie croniche o condizioni di disabilità.
Quando una società arriva a considerare normale che una percentuale così alta dei suoi cittadini muoia per intervento medico intenzionale, non si può fare a meno di chiedersi che tipo di risposta stia offrendo alla fragilità. Sì, perché l’aumento delle eutanasie avviene mentre cure palliative, assistenza domiciliare e supporto psicologico sono spesso insufficienti o difficili da ottenere.
In questo contesto, è corretto parlare di libertà di scelta o, piuttosto, è necessario puntare i riflettori su altri temi, ad esempio la solitudine, la paura di essere un peso e la mancanza di alternative reali?
Se morire diventa più semplice che essere curati, il problema è enorme. E non è solo del Canada. Non è solo individuale, ma collettivo.
Riguarda il valore che una società attribuisce alla vita, soprattutto quando è fragile.
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VB
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