❇️ Infarto: livelli adeguati di vitamina D riducono le recidive del 50%
In passato, la maggior parte delle persone otteneva abbastanza vitamina D grazie all’esposizione al sole. Oggi, con stili di vita più sedentari e le raccomandazioni per ridurre il rischio di cancro della pelle, l’esposizione solare è diminuita, rendendo necessaria l’assunzione di vitamina D3 tramite integrazione.
La carenza di vitamina D è, infatti, un problema estremamente comune: secondo gli esperti, tra metà e due terzi della popolazione mondiale presenta livelli insufficienti. Ed è proprio da questa constatazione che nasce l’interesse per lo studio TARGET-D, condotto da Intermountain Health su 630 pazienti reduci da un infarto.
La ricerca, avviata nel 2017 e conclusa nel 2023 con un follow-up fino al 2025, ha dimostrato che portare i livelli di vitamina D oltre i 40 ng/mL può fare la differenza. I pazienti che hanno raggiunto questo obiettivo, grazie a un controllo regolare dei valori ematici e a dosi di vitamina D3 personalizzate, hanno mostrato un rischio dimezzato di subire un secondo infarto.
A presentare questi dati è stata l’American Heart Association durante le sessioni scientifiche del 9 novembre 2025 a New Orleans.
Già in passato bassi livelli di vitamina D erano stati collegati a peggiori esiti cardiovascolari, ma precedenti trial clinici con dosaggi standard non avevano ridotto il rischio di recidive.
I ricercatori dell’Intermountain Heart Institute hanno quindi puntato a un approccio diverso: aumentare i livelli di vitamina D fino a soglie specifiche, monitorando regolarmente i valori ematici e adattando le dosi. Così facendo, hanno osservato che il rischio di un secondo infarto si è dimezzato.
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VB
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