❇️ Cervello in modalità "ibernazione”: così (forse) un giorno potremo curare le lesioni
L’idea di ibernare il corpo per curarlo o viaggiare nello spazio appartiene da sempre alla fantascienza. Alcuni ricercatori, però, hanno fatto un passo concreto in questa direzione.
Nello specifico un team giapponese ha scoperto che, stimolando certi neuroni chiamati Q neurons, il cervello può entrare spontaneamente in uno stato simile all’ibernazione, abbassando la temperatura corporea e rallentando le funzioni vitali.
Questa ipotermia indotta dall'interno si è rivelata capace (nei topolini) di limitare i danni dopo una lesione cerebrale e di migliorare il recupero motorio.
È un risultato che potrebbe cambiare il concetto di ipotermia terapeutica, una procedura medica usata attualmente per abbassare la temperatura corporea di un paziente al fine di ridurre il danno cerebrale e metabolico dopo un evento in cui il cervello ha ricevuto poco ossigeno (ad esempio, arresto cardiaco, traumi cranici gravi, asfissia neonatale e, in alcuni casi, ictus).
Al momento questo abbassamento della temperatura (di solito tra 32°C e 36°C) può essere fatto in diversi modi: raffreddamento esterno (coperte o impacchi refrigerati, ventilatori con aria fredda, sistemi con circolazione d’acqua o gel freddi sulla pelle) oppure interno (infusioni endovenose di liquidi freddi o cateteri refrigeranti inseriti in grandi vasi sanguigni), ma può comportare alcuni rischi (ad esempio disturbi del ritmo cardiaco, alterazioni elettrolitiche, coagulopatie, infezioni perché il sistema immunitario si indebolisce).
Lo studio sopra citato, invece, ha evidenziato che il cervello possiede una sorta di "interruttore interno" per abbassare il proprio metabolismo e proteggersi dai danni: capire meglio come usarlo potrebbe aprire nuove strade nel trattamento delle lesioni cerebrali.
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VB
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