❇️ Il diritto di sapere, il dovere di non tacere
È di qualche giorno fa la notizia che il Tribunale civile di Asti ha riconosciuto in sentenza di primo grado il nesso di causa tra la vaccinazione anti-Covid (Comirnaty, Pfizer-BioNTech) e una mielite trasversa che ha reso una donna di 52 anni incapace di camminare.
La Sentenza è stata emessa il 26 settembre e il ministero della Salute, che in sede amministrativa aveva respinto la richiesta d’indennizzo, è stato condannato dal tribunale. L’indennizzo riconosciuto è un contributo statale (non un risarcimento) di circa 3.000 € al mese, pagati bimestralmente.
La sentenza cita il database AIFA evidenziando che fino al 2022 sono state segnalate 593 mieliti trasverse dopo vaccinazione, di cui 280 associate a vaccini a mRNA, e riporta che l’EMA ha giudicato la relazione causale “almeno ragionevolmente possibile" (è una frase spesso usata nei contesti regolatori per dire che non si può escludere un legame).
Per onestà intellettuale, e senza voler fare del terrorismo psicologico, va detto chiaramente che i danni da vaccino non sono un’opinione, ma una realtà taciuta troppo spesso.
Nessun trattamento medico è esente da rischi. Per questo il consenso informato e la libertà di scelta non dovrebbero mai essere messi in discussione, anche perché, poi, ottenere un riconoscimento ufficiale è un percorso a ostacoli (costoso, lento e logorante) che lascia indietro molte vittime silenziose.
La salute non può mai diventare terreno di imposizione politica: dove esiste un rischio, deve esistere anche la libertà di scegliere. Chiedere libertà di scelta non significa negare la scienza, ma pretendere rispetto per chi ne paga il prezzo.
La vera responsabilità nasce dalla consapevolezza, non dagli obblighi.
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VB
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