❇️ Allenare lo sguardo alla bellezza, un atto politico e civile
In un mondo che consuma immagini e parole a grandissima velocità, allenare lo sguardo alla bellezza diventa un atto politico e civile perché imparare a riconoscere la bellezza, significa anche imparare a rispettarla.
Per educare alla bellezza le lezioni teoriche non bastano: servono esperienze dirette.
Ad esempio, portare spesso bambini e adulti a contatto con l’arte e la natura, coltivare il gusto della musica, della lettura, del silenzio.
Ma significa anche insegnare a scorgere bellezza nei gesti quotidiani: un luogo curato, un lavoro fatto con attenzione, una parola gentile.
È un impegnativo esercizio di lentezza che forma, nel tempo, persone più sensibili.
Dunque, comunità più coese e città meno ostili poiché la bellezza educa alla cura.
Chi sa riconoscerla, infatti, non accetta la sciatteria, protegge ciò che ha intorno costruendo, così, rispetto reciproco.
Dove la bellezza manca, al contrario, proliferano incuria, indifferenza e violenza perché spazi brutti e abbandonati, parole violente, gesti trascurati aprono sempre, prima o poi, la strada a conflitti.
Allora, educare alla bellezza non è semplice romanticismo, ma un modo concreto per creare una società migliore.
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VB
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