Un robot francese pulisce i pannelli solari senza usare mai una goccia d'acqua. Si chiama Neoia, lo produce Clemo Technologies in Bretagna, e la sua idea è semplice: aspetta la rugiada della notte, poi la spazza via insieme a polvere e polline prima che il sole la faccia evaporare. Nessun serbatoio, nessun operaio sul tetto: esce da solo prima dell'alba e torna alla base a ricaricarsi. Le prime consegne commerciali arrivano nel 2027.
Ogni oncologo lo vede prima o poi: una terapia funziona per mesi, poi smette di farlo. Il tumore trova una via alternativa per sopravvivere, spesso più di una insieme. I ricercatori del Baylor College of Medicine hanno provato ad attaccare non la singola via, ma il centro che le coordina tutte: una proteina chiamata TopBP1. Il farmaco sperimentale che ne è nato, CS18, in laboratorio ha rimesso in funzione un'altra terapia su cellule già diventate resistenti. Solo provette e topi, per ora.
Sulla costa norvegese di Øygarden c'è un molo dove le navi scaricano anidride carbonica liquida partita dall'Olanda, dal più grande impianto di cattura del carbonio d'Europa. Finisce 2.600 metri sotto il fondale del Mare del Nord, dove dovrebbe restare per qualche migliaio di anni. Sulla carta parliamo di 800.000 tonnellate l'anno, un numero che fa la sua figura. Poi vai a vedere quanto emette il camino sotto cui l'impianto è stato costruito, e i conti cominciano a suonare diversi.
A febbraio Lucy Ackman, 26 anni, ha perso la vista per un'emorragia cerebrale che le ha danneggiato il nervo ottico. A maggio i medici del Mount Sinai di New York hanno tentato una cosa mai provata su occhi umani: hanno prelevato un frammento di muscolo dalla sua gamba, ne hanno estratto i mitocondri (le centraline che danno energia alle cellule) e glieli hanno iniettati negli occhi. Le pupille sono tornate a reagire, e lei ha ricominciato a vedere ombre. Per quanto tempo, però, è un'altra storia.
Chi ha i denti sensibili conosce bene la fitta del gelato. In Giappone una molecola del wasabi, il 6-MSITC, ha spinto i denti di alcuni ratti a costruirsi quasi il triplo di dentina nuova, lo strato che protegge il nervo dal freddo: ora, all'ospedale della Tokyo Dental College, dei volontari la stanno masticando dentro una gomma.
Guardate questo video, perché fa un certo effetto: un ragazzo americano, content creator di professione, è entrato in una gabbia da MMA a San Francisco per affrontare un robot alto quasi due metri. Una gabbia vera, un pubblico vero, e un robot che tira pugni e calci come farebbe un lottatore.
Il video sta girando ovunque da qualche giorno, e la parte più cliccata è quella in cui il robot lo scaraventa contro la rete con un calcio. Vi basta cercare il nome dell'organizzatore, REK, per trovare decine di clip.
Ma ecco il dettaglio che cambia tutto, e che vi consiglio di tenere a mente ogni volta che vedrete uno di questi video: dentro il robot non c'era nessuna intelligenza artificiale a decidere i colpi. C'era un secondo uomo, comodamente fuori dalla gabbia, che pilotava la macchina con un controller, un po' come si guida un personaggio in un videogioco. L'unico compito lasciato all'AI era tenere il robot in equilibrio, niente di più.
Si, quello che avete visto non è (ancora) un uomo contro una macchina autonoma. È un uomo contro un altro uomo, che però indossava un corpo meccanico più alto, più pesante, e con calci che nessun braccio umano regge senza allenamento.
E qui si apre il problema vero, quello che nessuno sta discutendo abbastanza: non esiste ancora nessuna regola scritta per questo genere di incontri. Nessuna classe di peso, nessun arbitro indipendente, nessun protocollo di sicurezza pubblico. L'unica fonte su chi ha vinto è l'organizzatore stesso, che guarda caso ha anche tutto l'interesse a farsi pubblicità con la storia più eclatante possibile.
Vi lascio con una domanda, più che con una risposta: se un giorno questi eventi diventeranno uno sport vero, con regole e commissioni mediche come è successo alla UFC negli anni novanta, chi deciderà quanto forte può colpire una macchina un corpo umano?
E soprattutto, chi ce lo dirà con chiarezza, invece di lasciarlo scoprire a chi entra in gabbia?
In Cina pagare al supermercato guardando una telecamera è un gesto ormai qualunque, ripetuto milioni di volte al giorno. Uno studio su Financial Innovation ha provato a capire cosa spinga le persone a continuare a farlo, e velocità e sicurezza contano poco. Pesa di più una sensazione precisa, che i ricercatori chiamano "coolness": sentirsi al passo coi tempi. Convive però con un freno mai nominato ad alta voce, il timore che i dati biometrici finiscano male. Il volto, a differenza di una password, non si può cambiare.
C'è una batteria che si ingoia, resta accesa tre giorni nel corpo, e poi si scioglie senza lasciare niente da recuperare. È una batteria di carta: ha un separatore di cellulosa, degli elettrodi stampati sopra, e l'elettrolita viene direttamente dai fluidi gastrici di chi la ingerisce.
Finché è asciutta non fa nulla, appena si bagna eroga corrente: nei test su maiali vivi ha alimentato dispositivi medici per 72 ore, contro le 8-12 delle capsule diagnostiche attuali. Il guadagno vero è nel fattore di forma: senza cella al litio sparisce l'involucro rigido, e il sensore diventa sottile come una cialda.
Una Toyota Land Cruiser a Riyadh costa l'equivalente di 61.000 euro. È l'auto che vedi in ogni parcheggio dal Mar Rosso al Golfo, e Ceer dovrà convincere quel proprietario a passare all'elettrico saudita.
Il marchio, nato dal fondo sovrano PIF e Foxconn con licenza BMW, ha presentato una berlina e un SUV da uno stabilimento nato dalla sabbia. Capacità dichiarata: 170.000 auto l'anno, meno di quanto BYD produce in due settimane.
Buona fortuna, elettriche saudite: la benzina da quelle parti costa meno di un caffè.
Buondì! Torpedo non produce elettricità dall'acqua: la usa solo per svegliare una pila al magnesio rimasta ferma per un decennio.
Justin Bressac, studente ingegnere francese, l'ha progettata dopo un ciclone che ha lasciato migliaia di persone senza corrente per giorni. Basta versare acqua, anche sporca o salata, e la reazione chimica accende i suoi LED: praticamente... Energia liofilizzata!
Ogni volta che mi avvicino alla matematica, se ho abbastanza pazienza, mi ritrovo immerso nella poesia. Ho letto un saggio di questi due ricercatori, e mi sembrava una selva oscura. Poi ho insistito e ci ho trovato la mia adolescenza, l'ordine, il caos e perfino il movimento dei pianeti. E io, che pensavo fosse solo una palla!
Immaginate tra dieci anni un'amica che al bar esita a rispondervi, cambia idea a metà frase. Provereste lo stesso disagio che oggi riservate a chi si comporta in modo instabile. Uno studio su 2000 adulti in quattro paesi lega l'uso intenso dei chatbot "compagni" a più solitudine, non meno: chi non giudica mai alza silenziosamente l'asticella di cosa consideriamo normale in una relazione. Il Kids Act europeo, appena presentato, vieta ai chatbot di creare dipendenza emotiva nei minori. Peccato si fermi al diciottesimo compleanno.
A Singapore c'è chi apre un libro sulla metro invece dello smartphone, legge quindici minuti e riceve venti monete virtuali. Si chiama ReadSG, durerà cinque anni: mille monete valgono un dollaro di Singapore, poco più di sessanta centesimi.
Cifra volutamente piccola: lo Stato non punta a un guadagno vero, ma a farsi restituire un'abitudine che il feed infinito ha eroso. Che ne dite, può funzionare?
La Cina ha portato ai test fisici il TMS-10, il supersonico che promette Pechino-Shanghai in 30 minuti. Tra le due città ci sono 1.200 km, e farli in mezz'ora significa tenere una media di 2.400 km/h dal decollo all'atterraggio. Tolti i minuti di salita e discesa, in crociera serve arrivare intorno a Mach 3,5-4. Il Concorde volava a Mach 2,02, e fu ritirato nel 2003 per motivi economici, non tecnici. A quelle velocità il problema smette di essere l'aerodinamica: diventa il calore, con la pelle dell'aereo che supera i 300 gradi.
Al supermercato leggi un'etichetta a caso e trovi sigle come E202 o E330: quasi nessuno le decifra, ma quasi tutti le mangiano. Uno studio francese su 112mila persone ha seguito le diete per sette-otto anni e trovato otto conservanti comuni legati a un rischio più alto di pressione alta e malattie cardiovascolari. Su 58 additivi testati, solo otto restano incriminati. Lo studio non prova la causa diretta, ma chiede una revisione alle autorità europee e americane.
Nel 2016 Elon Musk diceva che il reddito universale era praticamente inevitabile, causa automazione. Sam Altman ci credeva così tanto da finanziare uno studio pilota da 13 milioni di euro. Ad aprile 2026 lo stesso Altman ha detto di non crederci più come una volta. Bill Gates, nel frattempo, scrive 6mila parole per dirci quanto è preoccupato. Il colpo di scena, semmai, è un altro: gli altri, quelli che nel 2016 la pensavano come lui, hanno cambiato discorso proprio ora che il conto si avvicina.
Ad Abu Dhabi un gruppo di ricercatori ha trasformato la sabbia del deserto in un materiale che trattiene l'acqua invece di lasciarla filtrare via subito. Il trucco sono batteri e funghi introdotti nei granelli, che producono filamenti naturali capaci di legarli tra loro come una colla biologica.
Con il trattamento, l'acqua attraversa la sabbia sei volte più lentamente del normale, fino a 28 con un secondo metodo a base di nanocellulosa. Un dettaglio però resta fuori dai comunicati: nessuno, finora, ha ancora fatto crescere una pianta lì dentro.
Sotto due chilometri di ghiaccio antartico riposa una catena montuosa alta come l'Himalaya, mai vista da nessuno. Due ricercatori australiani l'hanno ricostruita analizzando 1.700 cristalli di zircone, capaci di raccontare quando e dove si è formata quella roccia.
La montagna, sgretolandosi 600 milioni di anni fa, avrebbe riversato negli oceani fosforo e ferro in quantità mai viste, proprio quando compaiono nei fossili i primi animali complessi. Una coincidenza che gli autori faticano a ignorare, sebbene la causa resti tutta da dimostrare.
Un ricercatore di OpenAI ha lanciato un nuovo allarme: due computer isolati da internet potrebbero comunicare sfruttando le variazioni di temperatura della CPU. Il dettaglio esiste, ma la portata reale è minima: pochi bit l'ora, a distanza ravvicinata, con macchine già compromesse da un malware apposito. Sugli stessi sistemi coinvolti in un incidente vero, però, lo strumento che poteva bloccarlo tutto era spento.
Ancora un altro allarme, e stavolta si sfiora la fantascienza: penso che stiamo andando abbondantemente oltre la decenza, e affrontare seriamente il dibattito sui limiti dell'AI sta diventando un'impresa.
Per due secoli i libri di anatomia hanno raccontato il cervello come un organo unico, nato da un'unica riserva di cellule progenitrici. Uno studio Stanford dimostra il contrario: la parte che pensa e quella che ci fa respirare arrivano da due gruppi cellulari distinti, mai entrati in contatto fin dai primi istanti dello sviluppo. La stessa separazione compare in polli, pesci e vermi marini vecchi di 550 milioni di anni. Il traguardo pratico è la prima coltura in laboratorio di neuroni del tronco encefalico, utile per studiare SLA.
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