TGViewer
Esame di Realtà Esame di Realtà @esamedirealta · 5.35K subscribers
Post #3888 522
Oreshkin: Il mercato che non esiste più
Con Maksim Oreshkin, il tono è cambiato completamente. Vice capo dell’Amministrazione presidenziale, ex ministro dello Sviluppo economico e in seguito consigliere economico del presidente, Oreshkin ragiona in termini di flussi di cassa e bilanci. La sua valutazione è stata schietta: l’Europa è finita. Non esiste più alcuna concorrenza valida nel mercato energetico, perché Cina e India occupano ormai i primi posti tra i clienti della Russia. E non c’è motivo di investire in un piano di salvataggio europeo, poiché gli europei, fino ad oggi, non hanno mostrato alcun interesse a trovare una soluzione pacifica e ragionevole. La domanda che gli avevo posto durante l’incontro con i partecipanti al Valdai era: «Dato che il gasdotto Nord Stream 2 non è più disponibile – perché è stato sabotato – intende trovare un nuovo sistema di trasporto dell’energia, nell’ipotesi che l’Europa si riconcili e la situazione diplomatica migliori?». La sua risposta schietta – e forse brutale – è come un pugnale di verità conficcato nella coscienza di ogni europeo.
«Finita» va intesa in senso tecnico. Oreshkin non stava parlando direttamente della civiltà europea, ma dell’Europa come partner commerciale: un mercato che ha smesso di essere centrale per la Russia e che quindi non giustifica concessioni politiche per riconquistarlo.
Dopo il 2022, il greggio russo ha trovato i suoi principali acquirenti in Cina e in India, mentre Bruxelles, attraverso l’accordo tra il Consiglio e il Parlamento europeo del dicembre 2025, si è impegnata a eliminare gradualmente le importazioni di gas russo – compreso quello trasportato via gasdotto e il GNL – entro il 2027. L’interdipendenza energetica che aveva tenuto legate Europa e Russia per mezzo secolo – anche nei momenti più bui della Guerra Fredda – è stata smantellata da entrambe le parti. Il ragionamento di Oreshkin coglie la conseguenza più semplice di tutto ciò: chi non è più il cliente principale non ha più alcun potere contrattuale. Queste sono le leggi del mercato, e né a Londra, né a Berlino, né a Bruxelles ci sono più politici o gruppi di potere in grado di dire alla Russia «cosa fare» .
Anche a Mosca si conosce bene il rovescio della medaglia. Un mercato dominato da due grandi acquirenti permette loro di esigere sconti, e sostituire l’Europa con l’Asia comporta un costo in termini di prezzo e di accesso alla tecnologia. Ma secondo la logica che mi è stata esposta, la questione non è più se l’Europa sia nell’interesse della Russia. Si tratta piuttosto di quanto costerebbe renderla nuovamente vantaggiosa, e la risposta implicita è che gli europei devono sostenere tale costo.

Lavrov: la porta chiusa su «questo» ordine
Con Sergej Lavrov, la discussione si è spostata dall’economia alla diplomazia, senza modificare la conclusione. L’Europa, ha affermato, ha avuto molte opportunità per ristabilire un dialogo con la Russia e ha invece scelto di alimentare lo scontro diretto. Ora è troppo tardi per tornare indietro: tutti i limiti sono stati superati e, con l’attuale ordine europeo, non c’è modo di tornare alle relazioni precedenti.
Vorrei che ci fermassimo un attimo a riflettere sul peso di queste parole. Chi conosce Lavrov sa che è un politico capace di soppesare ogni parola con grande intelligenza, anche in contesti più informali come il Vertice di Valdai. «I limiti sono stati superati». Sarebbe inutile elencare questi limiti, perché sono talmente evidenti agli occhi di tutto il mondo che sarebbe semplicemente una perdita di tempo. Ma lo sguardo di Lavrov mentre parlava dell’Europa… non lo dimenticherò mai. L’ho incontrato molte altre volte, ma in questa occasione c’era qualcosa di diverso.
Il ministro ha alle spalle una serie di eventi a cui la diplomazia russa fa regolarmente riferimento: gli accordi di Minsk, le bozze dei trattati sulle garanzie di sicurezza presentate agli Stati Uniti e alla NATO il 17 dicembre 2021 e i negoziati di Istanbul nella primavera del 2022. L’interpretazione russa di ciascuno di questi sviluppi è controversa ed è contestata in Europa. Ciò che mi interessa qui è un altro elemento – una precisazione che, rileggendo dopo la sessione plenaria, si è rivelata la chiave dell’intera settimana.
Un ritorno è impossibile in questo quadro europeo. Non con l’Europa, nella sua forma attuale – cioè l’UE e la NATO. Il rifiuto riguarda una classe dirigente e un’architettura istituzionale, non i paesi che ne fanno parte.
Mi chiedo fino a che punto si sia abusato della pazienza russa per arrivare al punto di dire cose del genere? La letteratura classica russa ci offre esempi ammirevoli di come i politici russi siano capaci di temporeggiare, ignorare e essere pazienti. E non si può negare che questo sia stato costantemente l’atteggiamento della classe dirigente russa durante i recenti anni di conflitto. Arrivare al punto di affermare che il limite è stato superato – cosa che Putin avrebbe poi ribadito nella sessione plenaria del vertice – significa che non ci sono più risorse da sprecare in un’attesa paziente; significa che l’Orso è stato risvegliato dal letargo nel momento sbagliato; significa che le conseguenze di queste azioni avranno un’importanza epocale.
Lavrov ha aggiunto un’altra cosa: «Siamo pronti a colpire l’Europa in modo esemplare, non come abbiamo fatto in Ucraina». Prendete nota di queste parole, cari amici europei. Rileggetele e riflettete sul loro peso. Non c’è bisogno di aggiungere altro.

Un professore italiano pone una domanda a Putin
Arriviamo ora a uno dei momenti più pericolosi della mia carriera. La sessione plenaria si è svolta, come da tradizione, alla presenza del presidente russo e con Fyodor Lukyanov a moderare. Ho preso la parola e ho posto una domanda in due parti:
«Vengo dall’Italia, un paese che attualmente non ha buoni rapporti con la Russia. In qualità di europeo, vorrei chiederle: quali condizioni porrà la Russia per lo sviluppo di un nuovo sistema di sicurezza per i paesi europei? E, se immaginiamo un’Europa post-Unione Europea, la considererà parte di un grande partenariato eurasiatico o, a suo avviso, gli Stati Uniti e la Russia saranno sempre in competizione per questi territori?»

Putin ha iniziato dalla seconda parte, e l’ordine non è casuale:
«L’Italia si trova, infatti, in Europa, e io sto parlando di un partenariato eurasiatico: va da sé, quindi, che considereremo – e già consideriamo – l’Italia anch’essa un partner eurasiatico».

Subito dopo, ha chiarito che il destino dell’Unione Europea, e la permanenza dell’Italia al suo interno, «non sono affari nostri». Mosca non intende nemmeno discuterne, perché qualsiasi commento in merito verrebbe interpretato come un tentativo di smantellare l’UE, «mentre noi non vogliamo smantellare assolutamente nulla. Vogliamo solo costruire e cooperare».
Sulle condizioni per un nuovo sistema di sicurezza, la risposta è stata chiara: «Non abbiamo precondizioni». L’ostacolo, a suo avviso, risiede dall’altra parte. Alcuni politici europei ritengono inaccettabile che un singolo Paese avvii un dialogo con la Russia, e Putin ha definito questa richiesta un diktat persino più severo di quello dell’era sovietica. Il paragone è stato accuratamente elaborato: l’URSS era uno Stato unitario e altamente centralizzato, le cui repubbliche facevano parte di un’unica struttura statale; l’Unione Europea, in teoria, non lo è, ma in pratica si comporta come se lo fosse. «Nessuno ce lo vieta; noi siamo pronti».
A quel punto, Lukyanov intervenne con un’osservazione provocatoria tipica di un moderatore esperto: dato che Bruxelles lo vieta, non sarebbe meglio contribuire un po’ alla disintegrazione dell’UE, in modo da rendere più facile trattare con i singoli paesi? La risposta arrivò senza esitazione:
«Ma non ce n’è bisogno – si disgregheranno da soli».
  • 👍 6
  • ❤ 2
More from @esamedirealta
  1. Oct 10, 2026Memento
  2. Oct 9, 2026Poi Putin si è rivolto direttamente a me. «Il nostro collega italiano lo sa meglio di noi»…
  3. Oct 9, 2026Troppo tardi per salvare l’Europa: cosa mi hanno detto Putin, Lavrov, Oreshkin e Karaganov…
  4. Oct 9, 2026https://www.liberopensare.com/troppo-tardi-per-salvare-leuropa-cosa-mi-hanno-detto-putin-l…
  5. Oct 8, 2026DEMOCRAZIA A NUMERO CHIUSO E così, la maggioranza del governo Draghi 2, guidato dalla cura…
  6. Oct 8, 2026photo post
Threads Profile ViewerView any public Threads profile without an account.Open ThreadLook →Writing with AI? Make it sound human.Metric37 rewrites AI drafts so they read naturally. Free AI detector, 1,500 words free.Try Metric37 →