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Forwarded from Pino Cabras

DEMOCRAZIA A NUMERO CHIUSO

E così, la maggioranza del governo Draghi 2, guidato dalla curatrice fallimentare delle ultime vestigia della democrazia, Giorgia Meloni, ha approvato una legge elettorale che fa cucù, maramao e prrrr a ogni principio costituzionale di eguaglianza e democrazia.

Solo da noi, presso la carcassa della Repubblica italiana, d’ora in poi sarà richiesto a chi viene da fuori dal Parlamento un numero di firme pressoché impossibile per partecipare alle elezioni: centinaia di migliaia di sottoscrizioni per conquistare non un seggio, ma semplicemente il diritto di concorrere a ottenerlo.

Quanta vicinanza a Mussolini, che irrideva le elezioni come «ludi cartacei»!

Il principio ormai è chiaro: per avere il diritto di entrare devi essere già entrato. Chi dispone di gruppi, componenti, parlamentari e rendite di posizione parte con enormi vantaggi. Chi nasce nella società, fuori dal giro claustrofobico del Palazzo, deve invece superare una barriera che somiglia sempre meno a una verifica di consistenza e sempre più a un divieto d’accesso.

È il contrario della funzione più elementare delle elezioni.

Le elezioni dovrebbero servire anche a questo: permettere che entri aria nuova, che una forza ancora piccola possa crescere, che un’opinione oggi minoritaria possa diventare maggioranza domani. Una democrazia che rende quasi impossibile questo ricambio si sta sigillando.

E quando un sistema politico viene sigillato, comincia ad ammuffire.

Fra pochi giorni potrebbe arrivare un altro passaggio dello stesso processo: la legge che pretende di tappare la bocca a chi compara i gerarchi del Sionismo Reale ai gerarchi tedeschi degli anni 40, fino a investire anche giudizi storici che dovrebbero appartenere al libero confronto delle idee.

Due questioni apparentemente diverse, ma con un tratto comune: restringere lo spazio.

Da una parte si restringe l’accesso alla rappresentanza.
Dall’altra si restringe il perimetro di ciò che è possibile dire senza rischiare di essere marchiati a fuoco con infamia.

La risposta, però, può essere molto semplice.

Quando partirà la raccolta firme per il referendum contro questa deriva, chiederemo a ogni firmatario anche una seconda disponibilità: essere pronto, se necessario, a firmare di nuovo affinché alle prossime elezioni possa presentarsi una lista per la pace, indipendente dai partiti che hanno trasformato il Parlamento in un circuito chiuso.

Non chiederemo a nessuno di prometterci il voto.

Chi firma potrà poi votare liberamente chi vuole.

Gli chiederemo qualcosa di più elementare: difendere il diritto di tutti ad avere una scelta.

Se trasformano l’accesso alle elezioni in un privilegio per chi è già dentro, useremo proprio ciò che vogliono rendere impossibile: le firme.

E cominceremo a contarci, per mandare a casa chi ci vuole in guerra dopo averci derubati.
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