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❇️ Pepe indiano promettente contro il cancro al cervello
Un team internazionale, che comprende ricercatori della Perelman School of Medicine dell'Università della Pennsylvania, ha evidenziato che la piperlongumina, un composto chimico presente nella pianta indiana del pepe lungo (già noto per uccidere le cellule cancerose in molti tipi di tumore), è attivo anche contro il glioblastoma, il tipo più maligno e meno curabile di tumore al cervello.
I risultati di questo lavoro sono stati pubblicati su ACS Central Science e mostrano in dettaglio come la piperlongumina si lega (ostacolandone l'attività) ad una proteina chiamata TRPV2 che è sovraespressa nel glioblastoma in un modo che sembra guidare la progressione del cancro.
Gli autori dello studio hanno riscontrato che il trattamento con la piperlongumina ha ridotto radicalmente il glioblastoma e prolungato la vita in due modelli murini e, inoltre, hanno osservato che è stata in grado di distruggere selettivamente le cellule di glioblastoma prelevate da pazienti umani.
Questo studio risale al 2021, il gruppo di ricerca da allora sta lavorando per sviluppare questo approccio in ulteriori studi preclinici nell'obiettivo di poterlo testare presto in studi clinici con pazienti sofferenti a causa di questo tipo di tumore.
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VB
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Un team internazionale, che comprende ricercatori della Perelman School of Medicine dell'Università della Pennsylvania, ha evidenziato che la piperlongumina, un composto chimico presente nella pianta indiana del pepe lungo (già noto per uccidere le cellule cancerose in molti tipi di tumore), è attivo anche contro il glioblastoma, il tipo più maligno e meno curabile di tumore al cervello.
I risultati di questo lavoro sono stati pubblicati su ACS Central Science e mostrano in dettaglio come la piperlongumina si lega (ostacolandone l'attività) ad una proteina chiamata TRPV2 che è sovraespressa nel glioblastoma in un modo che sembra guidare la progressione del cancro.
Gli autori dello studio hanno riscontrato che il trattamento con la piperlongumina ha ridotto radicalmente il glioblastoma e prolungato la vita in due modelli murini e, inoltre, hanno osservato che è stata in grado di distruggere selettivamente le cellule di glioblastoma prelevate da pazienti umani.
Questo studio risale al 2021, il gruppo di ricerca da allora sta lavorando per sviluppare questo approccio in ulteriori studi preclinici nell'obiettivo di poterlo testare presto in studi clinici con pazienti sofferenti a causa di questo tipo di tumore.
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