❇️ La Medicina non è Scienza
Negli ultimi anni abbiamo visto spesso la politica nascondersi dietro “la scienza” per giustificare le proprie scelte, ma “la scienza” – come scrive il dottor Mauro Manghi nell’interessante articolo che segue a questa breve introduzione – “ha valori che, purtroppo, le istituzioni mediche non conoscono neppure lontanamente” e che, infatti, “non abbiamo visto applicare nelle scelte mediche di questo tempo, dunque la medicina che stiamo conoscendo non appartiene al mondo della scienza”.
In realtà ci sono molti motivi per cui la medicina non può essere considerata scienza e sono tutti elencati in questo testo che invito a leggere perché induce a una riflessione profonda e a fare un confronto tra “la medicina occidentale moderna, accademica, ufficiale, positivistica falsamente EBM” e “la medicina olistica che ha un approccio al paziente considerato in tutte le sue componenti: corpo, psiche, anima e fattori relazionali”. Una medicina dunque personalizzata, che non si chiude superbamente in dogmi e ben lontana da linee guida e protocolli.
Una medicina che è esistita nel nostro passato (già Ippocrate affermava che “il medico doveva essere necessariamente dedito alla propria arte e avere il massimo rispetto per il malato”, ricorda il dott. Manghi) e che esiste, fortunatamente, anche oggi grazie a quei medici che sono determinati a difendere la propria autonomia di lavorare in scienza e coscienza sulla individualità di ogni malato.
In questo senso l’esperienza Covid è stata al contempo tragica e illuminante, mostrando da un lato professionisti che si sono limitati a seguire acriticamente protocolli e direttive (la maggior parte) e, dall’altro, sanitari che, invece, fin dalle prime fasi di emergenza hanno curato precocemente a domicilio i malati rispondendo concretamente al bisogno di salute dei pazienti che in quel momento erano disperati e inascoltati.
Anche se gli organismi tecnici governativi non hanno fatto nulla per incentivare le terapie domiciliari, anzi hanno remato contro questa possibilità, questi medici hanno dimostrato con i fatti che guarire a casa si poteva con il risultato di evitare il temutissimo sovraffollamento di ospedali e terapie intensive.
Si spera che i tre anni drammatici che abbiamo passato (e dai quali ancora non ci siamo del tutto ripresi) possano trasformarsi in occasione reale per un ripensamento serio di ciò che è stato, di conseguenza siano anche effettuate le necessarie riforme di rottura con il passato.
Perché, prima delle tanto declamate “transizione ecologica” e “transizione digitale”, deve attuarsi una transizione culturale che metta al centro la persona e i suoi bisogni. E in ciò LA SALUTE, che implica necessariamente la libertà di scelta di come curare e di come farsi curare, occupa indubbiamente un posto primario e prioritario da tutelare.
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VB
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