❇️ Dallari assolto: la giustizia restituisce verità a un medico delle cure domiciliari
Cinque anni di accuse, gogna mediatica e procedimenti disciplinari. Poi la sentenza del Tribunale di Ferrara: «assolto perché il fatto non sussiste».
Il dottor Alberto Dallari, finito sotto processo per la morte di un paziente Covid poi deceduto in ospedale, è stato completamente scagionato. La vicenda, che per anni è stata usata come simbolo contro le cure domiciliari, si è chiusa con il riconoscimento giudiziario di un dato preciso: Dallari quel paziente lo aveva seguito, monitorato e curato. Resta il peso di una lunga campagna di delegittimazione personale e professionale, mentre oggi la verità processuale ribalta la narrazione costruita attorno al suo nome.
È una vicenda che dovrebbe imporre almeno una riflessione: negli anni della paura, troppi medici delle cure domiciliari – impegnati ogni giorno ad assistere pazienti direttamente nelle loro case, con umanità e senso di responsabilità – sono stati trasformati nel dibattito pubblico in bersagli ideologici prima ancora che i fatti venissero accertati. Eppure, molti di loro, lontano dalle telecamere e dalle polemiche, hanno continuato semplicemente a fare il proprio dovere: visitare, curare, rispondere al telefono giorno e notte, non lasciare soli i malati.
La piena assoluzione di Alberto Dallari non restituisce solo verità a un singolo medico, ma riconosce implicitamente il valore e la serietà professionale di chi, in quei mesi difficili, ha continuato a curare sul territorio.
E una sentenza così netta, arrivata dopo anni di fango, meriterebbe oggi lo stesso spazio, la stessa evidenza e la stessa forza con cui furono diffuse le accuse. Perché quando una persona viene assolta completamente dopo essere stata esposta alla pubblica gogna, non si chiude solo un processo, si ristabilisce una verità che nessun silenzio dovrebbe più oscurare.
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VB
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