❇️ Se la morte diventa la risposta, è una resa, non una conquista
Mi ha molto colpito la storia di Noelia Castillo Ramos, la giovane spagnola morta per eutanasia lo scorso 26 marzo in un centro sociosanitario della provincia di Barcellona.
È morta al termine di un percorso segnato dalla sofferenza.
Dopo la separazione dei genitori, quando aveva 13 anni, e l’affidamento a una struttura, ha attraversato l’adolescenza senza figure affettive di riferimento. Ha subito due volte violenza sessuale, prima dall'ex compagno e poi, successivamente, da tre giovani in una discoteca. Questi traumi l’hanno trascinata in una depressione profonda, fino al gesto estremo di gettarsi da una finestra, restando paraplegica e intrappolata in un dolore cronico a causa di una grave e irreversibile lesione al midollo spinale.
È una vicenda tragica che parla a tutti noi, più di quanto vogliamo ammettere. Quando qualcuno arriva a chiedere la morte, non è un gesto isolato: è il segno di una catena di fallimenti.
Prima viene la ferita iniziale.
Poi la solitudine, l’assenza di chi dovrebbe esserci.
Poi nuove violenze, nuovi traumi, nuove cicatrici invisibili.
Il dolore si accumula, senza che nessuno lo accolga davvero, fino a quando la vita sembra non offrire più alternative.
E solo alla fine appare la richiesta di morire.
Ridurre tutto a una “scelta libera” è comodo e superficiale perché la libertà esiste davvero solo quando esistono alternative. E chi è schiacciato dal dolore, da una disperazione profonda, spesso non sceglie tra vivere e morire: sceglie tra soffrire ancora o smettere di farlo.
Qui sta la ferita più grande della nostra epoca: una società che si definisce civile, ma che troppo spesso non sa accompagnare chi è distrutto dal dolore; che riconosce il diritto a morire, ma fatica a garantire il diritto a essere sostenuti, curati, rimessi in piedi.
La compassione non è abbreviare la vita di chi soffre, è restare anche quando è difficile. È non lasciare solo nessuno dentro il proprio inferno. Perché ogni volta che la morte diventa una soluzione, non stiamo facendo un passo avanti. Stiamo arretrando.
La storia è piena di vite fragili sacrificate. Non è una novità, è un dato di fatto. Ma ogni volta che è successo, non è stato progresso: è stato un limite. La differenza la fa ciò che scegliamo di fare oggi: accettarlo o contrastarlo. Perché quando la morte diventa la risposta, non è una conquista, è una resa.
__
VB
Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute
Post #1408
9.65K