❇️ Codice della strada, la Cassazione chiarisce: l'esame delle urine non è sufficiente
Il sito giuridico Brocardi dà notizia di una pronuncia della Corte di Cassazione che mette in discussione uno dei punti cardini della riforma Salvini in materia di guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti.
Secondo la sentenza 2020/2025 l'esame delle urine non è un elemento probatorio sufficiente per incriminare un'automobilista. È necessario, invece, ricorrere all'esame del sangue, considerato più affidabile per stabilire l'assunzione recente di droghe.
Infatti, l'esame del sangue permetterebbe di rilevare la presenza attuale di sostanze stupefacenti nell'organismo indicando un'assunzione recente e una possibile influenza sulla capacità di guida; al contrario l'esame delle urine può evidenziare tracce di sostanze assunte anche diversi giorni prima, senza però indicare necessariamente una incidenza sulle capacità psicofisiche al momento della guida.
Oltre all'esame del sangue, la Cassazione ha specificato che per valutare l'effettiva alterazione psicofisica di un conducente è necessario anche un controllo globale del suo comportamento. Gli agenti delle forze dell'ordine devono, cioè, considerare anche altri fattori, ad esempio lo stato emotivo della persona (se è visibilmente euforica o agitata), l'eloquio, la coordinazione dei movimenti.
Dunque, non basta un semplice test antidroga positivo per accusare un automobilista, deve esserci una prova concreta che dimostri l'effettiva alterazione delle capacità di guida.
L'intervento della Cassazione è su un caso precedente alla Riforma Salvini, ma sottolinea alcuni punti fondamentali che mettono in discussione l'impostazione della Riforma.
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VB
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