Io che porto d’Amor
l’alto vessillo,
gelate ho spene
e gli desir cuocenti:
a un tempo triemo,
agghiaccio, ardo e sfavillo,
son muto, e colmo il ciel
de strida ardenti;
dal cor scintillo,
e dagli occhi acqua stillo;
e vivo e muoio,
e fo riso e lamenti:
son vive l’acqui,
e l’incendio non more,
ché agli occhi ho Teti,
ed ho Vulcan al core.
Altr’amo, odio me stesso;
ma s’io m’impiumo,
altri si cangia in sasso;
poggi’altr’al ciel,
s’io mi ripogno al basso;
sempre altri sfugge,
s’io seguir non cesso;
s’io chiamo, non risponde;
e quant’io cerco più,
più mi s’asconde.
Giordano Bruno
Post #478
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