⚠️ LE GUERRE DI TRUMP LE PAGHIAMO NOI❗️
Andrea Vento
🔵 #NDR 》Cosa abbiamo guadagnato a staccarci dalle forniture dei prodotti energetici russi? Economia europea in crisi totale, prezzi sempre più alti, inflazione in continua crescita. Ed ora ci lamentiamo che i prezzi della benzina e diesel sono alle stelle? L'UE numero uno nel tirarsi la zappa sui piedi.❗️
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🔴 La guerra contro l'Iran scatenata da Trump e Netanyahu a febbraio 2026 ha causato una grave crisi energetica globale, aggravata dai blocchi dello Stretto di Hormuz, dai danni all'oleodotto saudita e dal controllo Houthi sul Mar Rosso. Sebbene l'aumento della produzione USA e l'uso delle riserve strategiche abbiano inizialmente stabilizzato il prezzo del Brent sotto i 100 dollari, recenti tensioni hanno spinto il greggio a 109 dollari. La crisi impatta duramente l'economia europea (previsioni FMI riviste al 0,9% per l'Eurozona) e ha prodotto extraprofitti record per le Big Oil USA (come ExxonMobil e Chevron), mentre la Russia beneficia dell'aumento delle quotazioni prima dei prevedibili tagli dovuti agli attacchi ucraini. L'autore critica il governo italiano per l'inefficacia dei tagli alle accise sul diesel (costati 2,5 miliardi di euro) e la mancanza di politiche per tassare gli extraprofitti delle multinazionali energetiche.
Sommario ⬆️
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⏹️ La guerra scatenata da Trump e Netanyahu contro l’Iran il 28 febbraio scorso e poi proseguita da Trump dopo l’accordo di giugno, ha generato pesanti ricadute sul prezzo degli idrocarburi.
🔹️ Questo ha pesato conseguentemente, sul ciclo economico dell’economia mondiale e dei paesi dipendenti dall’estero per le forniture energetiche.
🔹️ La crisi energetica è riconducibile sia al danneggiamento di molti impianti di estrazione, raffinazione e stoccaggio dei paesi del Golfo Persico, sia al doppio blocco dello Stretto Hormuz, quello interno iraniano e quello esterno statunitense, strategico passaggio dal quale prima del 28 febbraio transitava circa il 20% del commercio mondiale sia di greggio che di GNL.
🔹️ Una quota rilevante è stata parzialmente rimpiazzata dall’aumento della produzione statunitense, ormai primo produttore mondiale di greggio con 13,8 milioni di barili al giorno a giugno, e con l’utilizzo delle riserve strategiche da parte di Washington e Pechino.
🔹️ Strategia che fino ad oggi è riuscita a calmierare il prezzo del Brent che, infatti, dopo l’accordo di giugno fino alla settimana scorsa si è mantenuto al di sotto della soglia dei 100 dollari al barile
🔹️ Negli ultimi giorni il Brent ha subito una rapida impennata arrivando a toccare i 109 dollari il barile e i 103 dollari il Wti a causa del rinvio dei colloqui fra Iran e Oman sul transito nello Stretto di Hormuz.
🔹️ A questo dobbiamo aggiungere il danneggiamento dell’oleodotto saudita Est-Ovest che collega i giacimenti del Golfo Persico con il porto di Yambu sul mar Rosso evitando il transito dallo stretto in questione.
🔹️Si tratta di un’infrastruttura strategica che ha una capacità di trasporto fino a 7 milioni di barili al giorno e che fino alla scorsa settimana ha registrato un transito medio di 4-5 milioni di barili al giorno, equivalenti a circa il 4-5% del commercio mondiale e che dal 12 settembre, con la sua chiusura temporanea, hanno iniziato a mancare alla già carente offerta mondiale.
🔹️ Altro fattore che sta creando incertezza alla navigazione regionale e al commercio di petrolio è la conquista da parte degli Houthi yemeniti della sponda orientale dello stretto di Bab el- Mandeb, la porta di accesso al mar Rosso e al canale di Suez dalla quale transitano le petroliere per l’Europa.
Continua ⤵️
Riassunto punti salienti
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