Dalle indagini del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e della legge europea sui mercati digitali (DMA) è emerso che Google potrebbe sfruttare il browser Chrome per ottenere vantaggi contro i suoi rivali, raccogliendo dati sulle prestazioni del dispositivo.
Le indagini hanno rivelato "
Chrome offre a tutti i siti .google.com pieno accesso alle informazioni sul carico della CPU e della memoria, oltre a dettagli sulla CPU e sul sistema", ha dichiarato Luca Casonato. Questi dati, riservati solamente ai siti di Google, provengono da un'estensione integrata di Chrome che non può essere né vista né disattivata nella lista delle estensioni. Anche il browser Microsoft Edge, basato su Chromium, condivide funzionalità simili.Google ha giustificato l'uso dell'estensione come un modo per ottimizzare video e audio in funzione delle capacità del sistema, oltre a raccogliere dati sugli arresti anomali e le prestazioni per migliorare i servizi Google. L'azienda ha inoltre assicurato di seguire regole severe per il trattamento dei dati a tutela della privacy degli utenti.
Tuttavia, secondo Luca Casonato, "
Questo vantaggio va contro i principi di parità definiti dalla DMA". Ha citato il caso delle videoconferenze dove "Zoom risulta svantaggiato, non potendo usufruire delle stesse capacità di debug della CPU di Google Meet". Queste osservazioni sono state supportate dal Matthew Green, esperto di crittografia, che ha promosso l'abbandono di Chrome a favore di browser meno parziali anni fa.Le implicazioni di queste pratiche non si limitano a Chrome ed Edge, ma riguardano anche Brave, un altro browser basato su Chromium. Questo potrebbe sorprendere gli utenti che hanno scelto alternative a Chrome per ragioni di privacy, scoprendo che i loro dati sono comunque condivisi con Google.
Il codice alla base di queste funzionalità è attivo da circa un decennio e Google ha confermato la sua presenza e l'impossibilità di disattivarlo. Nonostante queste pratiche siano note da tempo, la questione della trasparenza e della privacy dei dati rimane cruciale nel 2024, poiché molti utenti sono ancora all'oscuro di queste condivisioni.
Resta da vedere se le autorità regolative integreranno questi dettagli nelle loro indagini in corso e se Google dovrà fornire accesso a queste API ai suoi concorrenti per assicurare un campo di gioco equo.
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