TGViewer
Channel Public Channel
Come Don Chisciotte PIU' SALUTE di Valentina Bennati

Come Don Chisciotte PIU' SALUTE di Valentina Bennati

@cdcpiusalute

Non c’è niente di più incontrollabile di una persona sana, consapevole e felice.
Subscribers
12K
Photos
112
Videos
2
Links
1.4K

Showing posts older than #322 · Back to latest

Older Posts 20 shown
Post #321 23.7K
‌❇ Berberina in nanoparticelle ancora più potente sul più diffuso cancro del polmone

LA BERBERINA è una piccola molecola di alcaloide isochinolinico presente nelle radici, nei rizomi e nella corteccia del fusto di diverse piante medicinali, tra cui il crespino, pianta diffusa in Europa in Medio Oriente. Da lungo tempo è utilizzata nella medicina tradizionale cinese e ayurvedica e si trova disponibile in commercio anche in occidente come integratore per il trattamento del diabete e delle malattie cardiovascolari.

Nel corso degli ultimi anni è stata ampiamente studiata per le sue proprietà medicinali e ha dimostrato di possedere proprietà antimicrobiche, antinfiammatorie e proprietà antiossidanti. Prove emergenti stanno indicando che questa sostanza è terapeuticamente efficace contro vari tipi di cancro: mammella, fegato, prostata, collo dell’utero, leucemia. È stato visto, inoltre, che la berberina inibisce la proliferazione del cancro del polmone non a piccole cellule (NSCLC) che è la forma più comune di cancro ai polmoni e una delle principali cause di decessi per cancro in tutto il mondo.

Il problema è che molti composti naturali, come appunto la berberina (ma anche la curcumina, ad esempio) presentano scarsa biodisponibilità e rischi di effetti tossici ad alti dosaggi. Invece, un recente lavoro scientifico, pubblicato sulla rivista Pharmaceutics, ha evidenziato che è possibile potenziarne l’efficacia terapeutica mantenendo un dosaggio basso attraverso una formulazione in nanoparticelle. Questa tecnica consentirebbe un rilascio sicuro, efficace, stabile e controllato.
Scrivono i ricercatori a riguardo: “I risultati di questo studio forniscono una chiara evidenza del vantaggio della nanoformulazione della berberina a base di fitantriolo rispetto alla berberina libera non caricata, mostrando un migliore profilo di rilascio del farmaco e una potenza ~20 volte maggiore nell’inibire la crescita e la metastasi del NSCLC rispetto alla berberina libera”.

Gli autori dello studio hanno riscontrato che la berberina sopraregola i geni oncosoppressori e sottoregola le proteine coinvolte nella migrazione e proliferazione delle cellule tumorali.
Inoltre hanno avuto conferma che questa sostanza sopprime la generazione di sostanze chimiche infiammatorie chiamate specie reattive dell’ossigeno che causano effetti dannosi alle cellule. In sostanza riduce l’infiammazione delle vie aeree e il danno alle cellule polmonari sane esposte alle sostanze chimiche del fumo di sigaretta (scoperta già evidenziata da un precedente studio).

La resezione chirurgica, la radioterapia, la chemioterapia e l’immunoterapia sono attualmente le scelte standard proposte dalla medicina convenzionale per la gestione dei diversi stadi di cancro del polmone non a piccole cellule. Mentre la resezione chirurgica viene indicata nelle fasi iniziali, quando questo tipo di tumore si presenta non operabile o metastatico in uno stadio avanzato viene generalmente consigliato il ricorso alla chemioterapia a base di platino.
Gli agenti chemioterapici, però, hanno elevati profili di tossicità per tutte le cellule del corpo umano. Ben venga, dunque, ogni nuova terapia, se efficace e con tossicità minima o meglio nulla.
__

VB

 
Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute
  • 👍 65
  • ❤ 12
Post #320 37.2K
‌❇ La Verità, la Menzogna e il Mondo

Narra una leggenda che la Verità e la Menzogna un giorno si incontrarono nelle vicinanze di una grande fontana. La Menzogna vide che la Verità era bella e autorevole nei suoi magnifici vestiti. Ci pensò un po’ su e disse: “Oggi è una giornata meravigliosa!”
La Verità guardò verso il cielo e sospirò perché effettivamente la giornata era bella. A quel punto, la Menzogna disse alla Verità: “Guarda quest’acqua, sembra fresca e chiara, facciamo un bagno insieme!”
La Verità ci pensò e concluse che non le avrebbe fatto male fare un bagno, sentì l’acqua e riscontrò che era davvero molto rinfrescante e piacevole. Quindi entrambe si spogliarono e iniziarono a fare il bagno godendosi il momento.
Ma, improvvisamente, la Menzogna uscì di nascosto dall’acqua, indossò i vestiti della Verità e fuggì via cominciando ad andare in giro nei panni della Verità. Tutti la ammiravano e solo pochi la guardavano con sospetto.
Quando la Verità si accorse dell’accaduto, furiosa, uscì dalla fontana e rincorse la Menzogna per riprendersi i suoi vestiti, era completamente nuda perché mai e poi mai avrebbe indossato i panni della Menzogna. Ma il Mondo, vedendo la Verità nuda, era imbarazzato e inorridito per la sua spudoratezza e distolse lo sguardo da lei con rabbia e disprezzo.
La povera Verità alla fine si andò a nascondere in un pozzo e scomparve dalla vista della gente. Fu così che, da allora, la Menzogna gira per il mondo vestita come la Verità soddisfacendo i bisogni della società, mentre la Verità va cercata.


* * *

Questa antica storia, che mi raccontavano da piccola e di cui si possono trovare anche in internet varie versioni, sottolinea l’amara realtà: il fatto, cioè, che la maggior parte della gente sia più disposta ad accettare ‘una bella menzogna’ piuttosto che ‘la nuda verità’.
La Menzogna è facile e permette di sentirci parte della massa.
La Verità, al contrario, è faticosa. Va cercata con determinazione. Richiede approfondimento, studio, coraggio e pretende che siamo disposti a lottare. Prima internamente, dentro di noi, poi anche fuori, nel mondo, perché chi dice ad alta voce una verità scomoda sistematicamente viene ignorato o denigrato, se non isolato, odiato e fatto fuori. È sempre stato così nella storia. E sempre sarà.
La scelta rimane nostra: vivere da inconsapevoli, o peggio da complici, oppure diventare dei cercatori. E questo è un lavoro individuale duro che può, alla fine, comportare di mettere in discussione molte certezze. Ma è anche una grande opportunità di crescita.
Nell’immagine che ho scelto, ‘La nuda verità esce dal pozzo’, dipinto a olio su tela del 1896 dell’artista francese Jean-Leon Gerome, una donna nuda e urlante esce da un pozzo. Rappresenta, appunto, la Verità che esce dal fondo della nostra coscienza ed è armata di una sorta di frustino per svegliarci e scuoterci.
__

VB

Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute
  • 👍 73
  • ❤ 30
Post #319 24K
‌❇ Le luci UV-LED possono uccidere coronavirus umani e HIV

Ricercatori dell’Università di Toronto hanno ucciso il coronavirus umano stagionale 229E (hCoV-229E) e il virus dell’immunodeficienza umana di tipo 1 (HIV-1) attraverso luci UV-LED alternando luce bianca e luce ultravioletta decontaminante. Lo studio è stato pubblicato lo scorso febbraio su Virology Journal.

Innanzitutto, i ricercatori hanno testato le luci su spore batteriche note per il loro alto livello di resistenza ai raggi UV (quelle del bacillus pumilus) e hanno notato che entro 20 secondi dall’esposizione la crescita delle spore era diminuita del 99%.
Poi hanno creato goccioline contenenti coronavirus e HIV per imitare i modi tipici in cui le persone potrebbero incontrare i virus in pubblico (tosse, starnuti, sanguinamento), le hanno quindi esposte alla luce UV e messe in una coltura per vedere se uno qualsiasi dei virus rimaneva attivo e hanno riscontrato che, con soli 30 secondi di esposizione, la capacità dei virus di infettare era diminuita del 93%. Inoltre hanno testato campioni con più particelle virali che, ovviamente, sono state più resistenti ai raggi UV; tuttavia, anche con una carica virale così alta (definita dagli autori dello studio “lo scenario peggiore”) l’infettività e comunque è diminuita del 88%.
Infine i ricercatori hanno confrontato la luce UV con due disinfettanti per impieghi gravosi utilizzati nella ricerca di laboratorio scoprendo che le luci erano altrettanto efficaci nella loro capacità di disattivare i virus.

DUNQUE c’è un modo semplice, efficace e non impattante sull’ambiente, tantomeno sulla vita privata delle persone, per ridurre al minimo il contagio di malattie trasmissibili nei luoghi pubblici e questo lavoro scientifico, che si aggiunge alla crescente letteratura sull’applicazione dei LED UV per la disinfezione, lo sottolinea.

C’è un problema, però: le luci non sono alla lunga innocue neppure per il corpo umano, i raggi UV infatti danneggiano l’acido nucleico con un’esposizione ripetuta e prolungata. A tal proposito la dottoressa Christina Guzzo, autrice senior dello studio, precisa che le luci potrebbero essere utilizzate quando gli spazi pubblici sono vuoti, ad esempio alla sera sugli autobus che hanno terminato i loro percorsi, sugli ascensori vuoti che viaggiano tra i piani, sui corrimano delle scale mobili che potrebbero essere continuamente disinfettati inserendo luci UV nella parte sotterranea del binario pulendolo a ogni rotazione.

Siamo continuamente martellati da informazioni in merito a varianti, contagi e future pandemie: a maggior ragione i nostri governanti dovrebbero implementare ogni strategia di mitigazione a basso costo (i LED UV sono economici e facili da installare in apparecchi di illuminazione esistenti) e priva di effetti collaterali sulla salute delle persone (le luci UV non sono dannose se utilizzate, come sopra detto, quando gli spazi pubblici sono vuoti).
__

VB

 

Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute
  • 👍 68
  • ❤ 1
  • 🎉 1
Post #318 75K
‌❇ IppocrateOrg si struttura sul territorio e inaugura i suoi primi ambulatori

Apre i suoi primi ambulatori sul territorio l’Associazione IppocrateOrg, rete di medici che fin dal periodo più difficile dell’emergenza sanitaria, quando ancora non si conosceva un granché del nuovo coronavirus, ha curato a domicilio con successo le persone (circa 70mila) contravvenendo alle indicazioni ufficiali “tachipirina e vigile attesa.”

Su richiesta dei numerosi pazienti, l’Associazione fondata da Mauro Rango ha deciso di strutturarsi a livello territoriale iniziando dalla Lombardia per poi, organizzandosi, coprire gradualmente anche altre regioni.
I primi ambulatori – si legge sul sito di Byoblu che ha dato in anteprima la notizia – verranno inaugurati il 13 di giugno, uno a Milano, in zona centrale, il secondo a San Donato Milanese e un terzo a Rovato, tra Bergamo e Brescia. Successivamente, a partire dal mese di luglio, apriranno in Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto e Trentino-Alto Adige, sino ad arrivare, per la fine dell’anno, a coprire le restanti regioni d’Italia.

I medici di IppocrateOrg continueranno ad occuparsi di Covid, ma si rivolgeranno anche a tutte le altre patologie. Gli ambulatori offriranno, inoltre, anche un servizio di diagnostica con l’intento di velocizzare le tempistiche delle analisi. In ciascun ambulatorio saranno anche presenti psicologi e legali specializzati in materia sanitaria.

Con questa brillante iniziativa i medici di IppocrateOrg, con la loro visione olistica e con le loro varie specializzazioni, potranno diventare sempre di più un punto di riferimento per i cittadini.
Dalla redazione di ComeDonChischiotte i migliori auguri di buon lavoro.

QUI il servizio di Byoblu con l’intervista in esclusiva al dottor Antonio Palma, pediatra, e alla dottoressa Rosanna Chifari, neurologa. Entrambi hanno deciso di mettere a disposizione il proprio studio per la rete di IppocrateOrg.

__

VB

 

Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute
  • 👍 87
  • ❤ 66
  • 🔥 1
  • 😁 1
Post #317 8.06K
‌❇ Sorprendente scoperta: il fegato rimane giovane anche in tarda età

Non importa se hai 20 o 70 o 90 anni, il tuo fegato ha comunque poco meno di 3 anni. Il fegato umano, cioè, rimane un organo giovane per tutta la vita. La sorprendente scoperta è stata fatta da un team interdisciplinare di biologi, fisici, clinici e matematici guidati dal dottor Bergmann del Centro per le Terapie Rigenerative di Dresda (CRTD) della Technische Universität Dresden. Gli scienziati hanno utilizzato la datazione alla nascita al radiocarbonio retrospettiva e il loro lavoro è stato pubblicato su Cell Systems.

Il fegato è un organo essenziale che si occupa di eliminare le tossine dai nostri corpi. Dal momento che si occupa costantemente di sostanze tossiche, è probabile che regolarmente vada incontro a possibili danni. Per ovviare a questo, la natura lo ha dotato di una capacità unica rispetto a tutti gli organi di rigenerarsi.
Ma la capacità del corpo di guarire se stesso e rigenerarsi diminuisce normalmente con l’età, per questo motivo gli scienziati si sono chiesti se anche la capacità di rinnovamento del fegato diminuisse con l’età. Ebbene, analizzando i fegati di più individui morti tra i 20 e gli 84 anni la squadra del Dr. Bergmann ha riscontrato che le cellule del fegato di tutti i soggetti avevano più o meno la stessa età, ovvero meno di tre anni.

DUNQUE il fegato è un organo altamente rigenerativo che rimane giovane anche a tarda età. La massa epatica, cioè, si adatta alle esigenze dell’organismo attraverso la costante sostituzione delle cellule epatiche e questo processo si mantiene anche nelle persone anziane.

I ricercatori hanno anche scoperto che non tutte le cellule del nostro fegato sono così giovani: ce ne sono alcune che possono vivere fino a 10 anni prima di rinnovarsi, sono cellule epatiche che trasportano più DNA delle cellule tipiche del fegato. Le cellule tipiche, dunque, si rinnovano una volta all’anno, mentre quelle più ricche di DNA possono vivere per un massimo di 10 anni.
Resta una questione importante da affrontare: se le cellule a vita lunga rendano il fegato più suscettibile alle malattie dipendenti dall’età o agiscano come fattore di resilienza per far fronte allo stress cellulare, prevenendo così la perdita della funzione d’organo e il cancro. La nostra attuale comprensione dell’omeostasi del fegato umano è, quindi, tutt’altro che completa.

Al momento il gruppo Bergmann sta esplorando anche i meccanismi che guidano la rigenerazione di altri tessuti considerati statici, come il cervello o il cuore. Il team ha già utilizzato la propria esperienza nella datazione retrospettiva al radiocarbonio per dimostrare che la formazione di nuove cellule cerebrali e cardiache non si limita al tempo prenatale, ma continua per tutta la vita. Nello specifico, attualmente, il gruppo sta studiando se è ancora possibile generare nuove cellule del muscolo cardiaco umano nelle persone con malattie cardiache croniche.

C’è ancora molto da scoprire riguardo il corpo umano. E’ una macchina perfetta, a maggior ragione se – attraverso alimentazione equilibrata, attività fisica, controllo delle emozioni negative e attenzione alle sostanze introdotte nell’organismo – la mettiamo nelle condizioni migliori per funzionare.
__

VB

 

Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute
  • 👍 55
  • ❤ 8
  • 😁 1
  • 😱 1
  • 🤩 1
Post #316 6.63K
‌❇ Composti cancerogeni nei palloncini, pericolo per i bambini e l’ambiente

Sono stati analizzati 12 marchi diversi di palloncini gonfiabili, quelli normalmente utilizzati per le feste dei bambini, e sono state trovate tracce allarmanti di nitrosammine e nitrosabili, sostanze potenzialmente cancerogene, dunque pericolose, in 7 marchi.
L’indagine è stata condotta da Altroconsumo che ha poi provveduto a fare la segnalazione al Ministero dello Sviluppo Economico.

C’è una direttiva, la 2009/48/CE, che impone per tutti i giocattoli un limite di sicurezza di massimo 0,05 mg di nitrosammine per kg di materiale e di un milligrammo di sostanze nitrosabili per kg di materiale. Invece le nitrosammine riscontrate nei palloncini sono 19 volte superiori al limite di legge, mentre la quantità di sostanze nitrosabili rilevata è in quantità 6 volte superiore.

Inoltre i 7 marchi di palloncini in questione, acquistabili per pochi euro nei negozi fisici e on-line attraverso piattaforme di ecommerce internazionali, non presentano il marchio obbligatorio CE, né presentano informazioni sull’utilizzo dei palloncini gonfiabili né riguardo l’origine e la provenienza del materiale.
Trattandosi di prodotti per bambini, quantomeno sarebbe dovuto risultare l’avvertimento del divieto di utilizzo sotto i 3 anni per il pericolo di ingerimento e asfissia e non è certamente da sottovalutare la presenza di nitrosammine che, se ingerite al momento in cui si gonfiano i palloncini, potrebbero causare nel tempo problematiche serie.

A seguito dell’indagine di Altroconsumo Amazon ha rimosso i palloncini pericolosi dalla sua vetrina. Ma non è la prima volta che la presenza di nitrosammine e sostanze nitrosabili oltre limiti di legge è riscontrata nei palloncini. In passato, infatti, anche altre organizzazioni di consumatori nell’Unione Europea, facendo le medesime verifiche, hanno appurato la presenza di questi composti oltre le soglie previste dalle normative.

I genitori dovrebbero evitare di comprare palloncini che non hanno requisiti di legge obbligatori in etichetta, utilizzare una pompa per gonfiare, a maggior ragione se è presente un odore chimico forte, e sorvegliare i bambini affinché non li inseriscano in bocca. Infine, i palloncini rotti o scoppiati andrebbero gettati nel bidone dell’indifferenziata per evitare l’impatto negativo sull’ambiente. Infatti, oltre ad essere inquinanti, gli animali sia in acqua che sulla terraferma li scambiano spesso per cibo ingoiandoli, rimanendo soffocati o morendo nei giorni successivi per blocchi digestivi o intestinali.

P.S.
Molti lo ignorano ma le nitrosammine si possono formare nel nostro organismo anche mangiando insaccati e carni conservate. Infatti i conservanti generalmente presenti (nitriti e nitrati) al contatto con i succhi digestivi possono trasformarsi in nitrosammine.
Fare acquisti leggendo l’etichetta aiuta a scegliere i prodotti con maggiore consapevolezza.

__

VB

 

Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute
  • 👍 33
  • ❤ 4
Post #312 5.32K
‌❇️ Siamo come un’orchestra

La vista, l’analisi e il pensiero razionale sono tutte attività collegate all’emisfero sinistro del cervello. L’udito, il linguaggio simbolico, le emozioni e le facoltà intuitive sono invece guidati dall’emisfero destro. Se dunque ci alleniamo ad ascoltare di più, possiamo sviluppare anche tutte le facoltà complementari a quelle già aguzzate nel corso degli ultimi secoli – dall’illuminismo in poi – e scoprire l’altra faccia della medaglia: il nostro mondo interiore. Questo regno di cui conosciamo ben poco, semplicemente per mancanza di abitudine, è come se avesse una natura musicale perché è composto da molti elementi differenti che insieme possono dar luogo a una meravigliosa armonia o a una sconcertante cacofonia. Perciò, se vogliamo fare un vero percorso di crescita personale, dobbiamo per forza coinvolgere entrambe le polarità del nostro cervello e della nostra esistenza: l’analisi e la sintesi, l’esterno e l’interno, il razionale e l’intuitivo, la scienza e l’arte.

Siamo tutti aquile e viviamo troppo spesso da polli, per dirla come narra Anthony de Mello nella fiaba “Storia di un’aquila che si credeva un pollo”. Viviamo, cioè, per lo più in schemi definiti da altri, ignari della nostra vera natura, a volte persino ignari che esista una nostra vera natura da scoprire. Invece interiormente le voci sono tante e ognuna di esse ha un punto di vista. L’essere umano è, infatti, costituito di tre componenti fondamentali: IL CORPO che ha le sue esigenze (spesso opposte a quelle della mente), un suo linguaggio (in primis il movimento) e una sua sede di comando (la parte più antica del cervello, la rettiliana); LE EMOZIONI che hanno anch’esse un loro linguaggio (l’immagine, la metafora, l’analogia) e sono guidate da un’altra parte del cervello, il mesencefalo, che governa il sistema limbico; LA MENTE (con le sue attività di pensiero, parola e ragionamento logico) che è disciplinata dalla corteccia cerebrale, la componente evolutiva più recente.
Queste tre parti di noi rappresentano esigenze diverse e spesso entrano in conflitto tra di loro, da qui derivano tutti i problemi che ci troviamo ad affrontare sul piano personale e sociale.

L’unica soluzione è favorire un processo di integrazione di questi tre diversi piani. Il punto di partenza di questo percorso di crescita rimane indubbiamente quello di conoscere se stessi: conoscere la nostra storia (l’influenza che i nostri affetti, amicizie ed esperienze hanno avuto su di noi) e conoscere le diverse voci del nostro mondo interiore. Non voci “buone” o voci “cattive”, ma voci usate bene o usate male. O non usate affatto e quindi che protestano a modo loro, come gli strumenti musicali trascurati da tempo, e quindi non accordati, che quando entrano in scena si esprimono in maniera sgraziata e fastidiosa. Una volta conosciuti i vari strumenti a nostra disposizione, sarà possibile cominciare a lavorare per accordarli prima di tutto e, in un secondo momento, per farli collaborare AL FINE DI CREARE UNA PIACEVOLE MELODIA.

È un lavoro impegnativo che può richiedere più o meno tempo, dipende dal nostro grado di consapevolezza e, a volte, non si riesce a farlo da soli. Allora ben venga la figura di un professionista preparato che può affiancare (senza mai sostituirsi) mostrando che possono esistere anche diverse e più salutari abitudini (sia di pensiero che comportamentali). Tenendo presente che il lavoro su stessi non è, però, il punto di arrivo finale, solo una tappa importantissima del processo di crescita. L’obiettivo ultimo di questo processo, una volta entrati dentro noi stessi, è in realtà quello di proiettarci fuori di noi,verso gli altri, e sviluppare un vero senso di comprensione e tolleranza verso il prossimo. NESSUN UOMO, INFATTI, E’ UN’ISOLA. Siamo parte di un gruppo, dell’umanità intera, di ogni forma di vita sul pianeta. E il coinvolgimento e l’interesse per quelli che sono i nostri vicini non è solo un atto di generosità, ma anche di responsabilità civile indispensabile alla sopravvivenza.
__

VB

Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute
  • 👍 30
  • ❤ 19
  • 😱 4
  • 🔥 1
Post #311 5.6K
‌❇ Una preparazione primaverile che può tornare molto utile anche d’inverno

Stagione dopo stagione la natura offre con generosità i suoi doni: piante spontanee, fiori, frutti, bacche, radici. Una vera e propria dispensa sotto il cielo pronta a soccorrerci in molte necessità.
Adesso, ad esempio, siamo nel tempo balsamico, cioè di raccolta, dei fiori di sambuco che va da maggio a inizio luglio: hanno un profumo meraviglioso e si possono usare per fare una bevanda sia rinfrescante che curativa, dipende da come viene usata. È molto facile da preparare, basta conoscere e raccogliere i fiori giusti.
Il sambuco, infatti, può essere scambiato con il suo sosia velenoso, l’ebbio, ma ci sono alcune differenze importanti. L’ebbio è un arbusto piccolo che cresce fino a un metro e mezzo, il sambuco invece è una pianta che può raggiungere anche i 7-8 metri di altezza. I fiori sono simili, ma chiaramente differenti, quelli di sambuco sono bianchi e gialli ed emanano un inconfondibile profumo dolcissimo, mentre quelli di ebbio sono bianchi e rosa. I primi sono più piccoli, mentre i secondi sono più grandi. Sia il sambuco che l’ebbio presentano un’infiorescenza a ombrello, ma mentre i fiorellini di sambuco sono raggruppati in una forma circolare, quelli dell’ebbio presentano più una forma ovale.

I fiori di sambuco sono particolarmente delicati e si sciuperebbero lavandoli. Se raccolti in zone pulite da inquinamento, lontane da strade trafficate, si possono anche semplicemente scuotere per allontanare eventuali piccoli insetti presenti tra i petali e diventano l’ingrediente principale di numerose ricette: gelatine, sciroppi, marmellate e liquori. Possono essere anche fritti in pastella.
Invece freschi si utilizzano per preparare uno sciroppo dissetante che era molto usato una volta nelle campagne e tuttora lo è in molti paesini di montagna. Si prepara così. Per ogni litro d’acqua si mettono 7 fiori di sambuco e 4 limoni biologici con tanto di buccia tagliati a spicchi e si fa macerare il tutto in un contenitore di vetro per 3 giorni e tre notti, meglio se nelle ore diurne lo si posiziona al sole. Trascorso questo periodo, si strizza bene la parte vegetale e si filtra il liquido rimasto, poi si aggiunge per ogni litro di liquido un chilo di zucchero di canna integrale, scaldando a fuoco basso e mescolando continuamente. Appena lo zucchero è completamente sciolto si toglie dal fuoco e, per ogni litro di sciroppo ottenuto, si aggiunge un bicchiere di aceto di mele biologico.

Terminata la lavorazione si imbottiglia e si conserva al fresco (normalmente in cantina). Una volta aperta una bottiglia, va tenuta in frigo e consumata nel giro di 3 settimane. Un cucchiaio di questo sciroppo è sufficiente ad aromatizzare un bicchiere d’acqua naturale. Si otterrà una bevanda fresca molto gradevole e dissetante.
Invece assunto puro, in dosi pari a 1-2 cucchiai, due-tre volte al giorno, facilita l’allontanamento di influenza e sintomi da raffreddamento. È interessante, infatti, l’azione che il sambuco esplica a livello di tutti gli organi escretori: favorisce la sudorazione, la diuresi e l’evacuazione delle feci. Quindi l’espulsione delle scorie. Ed è proprio il drenaggio delle tossine il primo passo da fare per favorire l’autoguarigione anche in caso di malanni tipicamente invernali.

C’è, infine, un ulteriore modo, molto facile, di usare i fiori di sambuco: preparare l’acqua aromatizzata. È rinfrescante e molto utile quando le giornate si fanno troppo calde, basta immergere in una caraffa una manciata di fiori freschi più qualche fettina di limone. Si conserva in frigorifero per almeno 12 ore prima di servirla.
__

VB
 

Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute
  • 👍 49
  • ❤ 5
Post #310 5.43K
‌❇ Beta-glucani d’avena: tre grammi al giorno riducono il colesterolo nel sangue

I beta-glucani, polisaccaridi naturalmente presenti nella parete cellulare dei cereali, in particolare avena e orzo, si sono dimostrati efficaci nel ridurre il livello di colesterolo LDL (lipoproteine a bassa densità). Lo ha dimostrato uno studio in doppio cieco pubblicato sulla rivista internazionale Nutrients che è stato condotto da ricercatori dell’Ospedale Universitario Sant’Orsola Malpighi di Bologna su un campione di 83 partecipanti.

Il COLESTEROLO LDL, conosciuto comunemente come ‘colesterolo cattivo’, a livelli elevati può aumentare il rischio di sviluppare malattie coronariche. La ricerca ha evidenziato che includendo 3 grammi al giorno di beta-glucani di avena nella dieta è possibile ridurlo in media del 12% dopo 4 settimane e fino al 15% dopo 8 settimane di integrazione.

Scrivono a riguardo gli autori: “Durante la fase placebo, i soggetti non hanno riscontrato alcun cambiamento statisticamente significativo nei parametri valutati. Al contrario, l’integrazione attiva ha ridotto i livelli medi di LDL-C dal basale del 12,2% (IC 95%: da -15,4 a -3,8) dopo 4 settimane e del 15,1% (IC 95%: da -17,8 a -5,9) dopo 8 settimane.”

I ricercatori hanno anche constatato che i livelli di colesterolo dei partecipanti sono tornati a quelli originari una volta cessata l’assunzione dei beta-glucani e da questo hanno dedotto l’importanza dell’assunzione giornaliera e costante al fine di ottenere risultati clinicamente rilevanti a lungo termine.
Inoltre, hanno sottolineato la possibilità che la formulazione testata, da sciogliere nell’acqua prima del consumo, sia risultata particolarmente efficace per la maggiore possibilità delle fibre di legare in questo modo il colesterolo e i suoi metaboliti. “La capacità delle fibre alimentari solubili di formare soluzioni viscose che prolungano lo svuotamento gastrico e inibiscono il trasporto di trigliceridi e colesterolo attraverso l’intestino è una spiegazione plausibile della loro capacità di ridurre i livelli di LDL-C. Le conseguenze dell’aumentata viscosità del contenuto luminale si manifestano attraverso l’amplificazione dello spessore dello strato d’acqua e la diminuzione dell’assorbimento di colesterolo dal lume intestinale.”

Lo studio presenta un limite: il periodo di osservazione è stato breve e gli stessi autori precisano che sarebbero necessari ulteriori studi per valutare eventuali fenomeni di adattamento che potrebbero verificarsi nel tempo a causa di cambiamenti nella composizione del microbiota intestinale. Tuttavia, è interessante perché è il primo studio clinico controllato con placebo che testa l’effetto della supplementazione di beta-glucani dell’avena su un ampio campione di popolazione aderente alla dieta mediterranea. “Ciò è di particolare interesse” – precisano gli autori – “perché l’alto contenuto di fibre della dieta mediterranea potrebbe teoricamente aver ridotto l’effetto della supplementazione di beta-glucani sui lipidi sierici, mentre ciò in realtà non si è verificato”.

P.S.
Al di là dell’importanza della dieta (che dovrebbe anche essere ricca di acidi grassi insaturi e cibi contenenti sostanze antiossidanti) tieni presente che anche l’attività fisica regolare è un importante fattore capace di ridurre il colesterolo totale e favorire quello buono (HDL).
__

VB

 

Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute
  • 👍 37
  • ❤ 5
  • 🎉 1
Post #309 6.42K
‌❇ Mirtilli per il controllo del diabete, uscita la prima metanalisi che mostra risultati significativi

Recentemente, grazie a un gruppo di scienziati dell’Università di Pelotas nel sud-est brasiliano, è uscito uno studio che ha effettuato una revisione della letteratura internazionale sugli effetti del consumo dei mirtilli neri e rossi sui parametri del diabete di tipo 2 in individui con o senza questa patologia.

La ricerca degli articoli, comprese le pubblicazioni fino a maggio 2021, è stata effettuata sui principali database (PubMed, LILACS, Scielo, Scopus, Web of Science, Cochrane ed Embase) e ha evidenziato che negli individui con diabete il consumo di mirtilli ha ridotto significativamente la glicemia a digiuno e i livelli di emoglobina glicata.
Questa è la prima metanalisi che mostra risultati significativi dell’impiego di mirtillo nero e mirtillo rosso nel controllo del diabete.

I mirtilli sono piccoli frutti dolci, ma non troppo, ricchi in polifenoli dalle proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Forniscono preziosi sali minerali al nostro organismo e, inoltre, contengono fibre insolubili che favoriscono la regolarità intestinale. Già diversi studi in precedenza hanno mostrato gli effetti benefici che possono avere sul nostro organismo.

Tipici della stagione calda, sono anche consigliati a chi fa sport: contrastano lo stress ossidativo causato dallo sforzo fisico e migliorano il flusso sanguigno e l’ossigenazione dei tessuti.

__

VB

 

Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute
  • 👍 34
  • ❤ 7
Post #308 23.8K
‌❇ Enzimi in grado di degradare la plastica nella saliva delle tarme della cera

Nel 2017 un gruppo di ricercatori, tra cui l’italiana Federica Bertocchini, scoprì che la ‘galleria mellonella’ comunemente conosciuta come ‘verme’ o anche ‘tarma’ ‘della cera’ è in grado di degradare il polietilene, un polimero sintetico derivante dal petrolio utilizzato negli imballaggi (con oltre un trilione di sacchetti di plastica utilizzati ogni giorno) e ampiamente resistente alla biodegradazione.

A distanza di cinque anni la stessa dottoressa Bertocchini, guidando un team di ricercatori del CSIC (Consiglio superiore per la ricerca scientifica, agenzia statale spagnola per la ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico), ha scoperto che la degradazione della plastica è possibile, in breve tempo e a temperatura ambiente, grazie agli enzimi contenuti nella saliva di questo particolare bruco.
Si tratta di enzimi appartenenti alla famiglia delle fenolo ossidasi e sono i primi e gli unici noti per essere in grado di degradare il polietilene plastico senza pretrattamento. I risultati del lavoro, in attesa di revisione, sono stati da poco pubblicati in preprint nel repository BioRxiv.

“Per degradare la plastica è necessario che l’ossigeno penetri nel polimero (nella molecola di plastica). Questa prima fase di ossidazione, che normalmente è il risultato dell’esposizione alla luce solare o alle alte temperature, è un collo di bottiglia che rallenta il degrado delle materie plastiche come il polietilene, una delle più resistenti”, ha spiegato la dottoressa Bertocchini. “Per questo motivo, in condizioni ambientali normali, la plastica impiega mesi o anni per degradarsi”, ha aggiunto la ricercatrice. “Ora abbiamo scoperto che gli enzimi nella saliva del verme della cera svolgono questo passaggio cruciale: ossidano la plastica. In questo modo consentono di superare il collo di bottiglia del degrado della plastica e accelerarne la decomposizione”.

Considerato l’esponenziale aumento della produzione della plastica che si è avuto negli ultimi 50 anni e l’attuale accumulo, la scoperta è significativa perché potrebbe aprire la strada a nuove soluzioni per la gestione dei rifiuti che al momento stanno mettendo in pericolo oceani, fiumi e tutto l’ambiente minacciando anche la nostra salute.

__

VB

 

Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute
  • 👍 34
  • ❤ 3
Post #307 10.3K
‌❇ Cannabis: possibile ruolo attivo nella prevenzione della Covid-19

Uno studio pubblicato sul Volume 301 di Life Sciences (datato 15 luglio 2022, ma già visibile online) ha dimostrato che il cannabidiolo (CBD) migliora la risposta immunitaria innata antivirale basata su tre geni SARS-CoV-2, ovvero ORF 8, ORF 10 e proteina M.

Il CBD è un importante fitocostituente non psicotropo isolato dalla cannabis sativa ed era stato già ipotizzato come potenziale candidato terapeutico nella Covid-19 (ricerche precedenti, infatti, hanno evidenziato che il CBD possiede proprietà antinfiammatorie e può proteggere le cellule dallo stress metabolico associato a un’infezione virale). Questo nuovo e recentissimo studio mostra che il CBD è in grado di innescare la risposta antivirale innata delle cellule e di prepararle a una migliore risposta antivirale. Scrivono testualmente gli autori a riguardo: “Il nostro lavoro ora mostra prove che il CBD aumenta la risposta immunitaria innata antivirale a tre distinti geni virali con funzioni apparentemente disparate, e anche che il CBD può innescare profilatticamente la risposta antivirale innata delle cellule, consentendo loro di essere meglio preparate a rispondere a infezione virale.”

In sostanza gli scienziati hanno valutato l’espressione di tre geni di SARS-CoV-2 (ORF8 , ORF10 e proteina M) sulle cellule utilizzate nell’esperimento e hanno osservato che le cellule da sole non erano completamente in grado di rispondere ai geni SARS-CoV-2; al contrario, in presenza di CBD, la risposta immunitaria è stata decisamente superiore (il CBD ha aumentato l’induzione dell’apoptosi sia precoce che tardiva nel gruppo trattato).

Questa scoperta indica che il CBD può sopprimere l’infezione virale promuovendo la rimozione delle cellule infette e i ricercatori ne sottolineano l’importanza: “I fattori che impediscono la replicazione virale sono di notevole interesse nella pandemia di COVID-19, poiché sono protettivi sia per gli individui che per le popolazioni. In un ospite, è necessaria la replicazione affinché una dose infettiva iniziale si diffonda all’interno del corpo, producendo una malattia sintomatica, sebbene siano stati segnalati portatori asintomatici di SARS-CoV-2. La replicazione dell’ospite è necessaria anche per produrre una concentrazione sufficiente di particelle virali affinché un individuo diventi infettivo per gli altri in una popolazione”. Infine aggiungono: “L’apoptosi si verifica come risultato di una risposta immunitaria innata della cellula all’infezione virale che serve a prevenire la replicazione virale e di conseguenza la diffusione e la mutazione del virus. Le cellule subiscono l’apoptosi per interrompere la produzione e il rilascio del virus della progenie, con conseguente eliminazione precoce sia del virus che delle cellule infette, che può comportare l’assenza di malattia o un decorso più lieve della malattia, nonché una situazione in cui anche la trasmissione virale è prevenuta o ridotta.”

DUNQUE, in base a questo studio,  sembra che il CBD sia in grado di fornire un effetto protettivo contro il rischio di contrarre SARS-CoV-2 e sviluppare COVID-19 aumentando la risposta apoptotica iniziale ai geni virali. È un’informazione da tenere in considerazione in vista della prossima stagione autunnale quando, presumibilmente, sentiremo parlare di nuove varianti che anche le persone vaccinate potranno intercettare (infettandosi) e diffondere.
__

VB

 

Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute
  • 👍 43
  • ❤ 5
  • 😢 1
Post #306 4.46K
‌❇️ Scende il peso, aumentano gli spermatozoi

Una perdita di peso indotta da una dieta ipocalorica migliora i parametri dello sperma
(maggior concentrazione e maggior numero di spermatozoi) e tale miglioramento permane a distanza di un anno se viene mantenuta la perdita di peso ottenuta anche grazie all’esercizio fisico.
Lo ha evidenziato uno studio clinico condotto dai ricercatori dell’Università di Copenaghen e dell’ospedale di Hvidovre che è stato pubblicato sulla rivista Human Reproduction.

Era già noto da tempo che l’obesità è associata a una ridotta qualità dello sperma. Studi precedenti avevano anche suggerito un legame tra perdita di peso e aumento della qualità dello sperma, ma finora erano stati condotti su pochi partecipanti e su una perdita di peso tutto sommato modesta per cui non era stato possibile trarre delle conclusioni certe. Questo, invece, è il primo studio randomizzato a lungo termine in cui è stato dimostrato che la qualità dello sperma negli uomini obesi e in sovrappeso migliora significativamente con una perdita di peso prolungata.

I partecipanti allo studio hanno perso una media di 16 kg in 8 settimane, il che ha fatto aumentare la concentrazione dei loro spermatozoi del 50%. Però solo quelli che hanno mantenuto la perdita del peso raggiunta per tutto l’anno successivo si sono ritrovati con il doppio degli spermatozoi rispetto a prima della perdita del peso. Coloro che, invece, nel corso dei mesi hanno ripreso peso, hanno perso i miglioramenti nella qualità del seme.

Il sovrappeso e l’obesità sono in aumento a livello globale e si associano a una diminuzione della concentrazione spermatica, inoltre incidono sul numero totale di spermatozoi, sulla motilità e la morfologia degli stessi. La ricerca appena pubblicata offre speranza a chi si trova in queste condizioni e sta riscontrando problemi di fertilità.

__

VB



Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute
  • 👍 22
Post #305 4.85K
‌❇ Mal d’auto, come evitarlo

Inizia con uno spiacevole senso di malessere generale, poi arrivano altri sintomi: la nausea (che può evolvere fino al vomito), il mal di pancia, la sudorazione delle mani o del viso, le vertigini. Tutto svanisce, in genere, se si fa fermare la macchina e si esce a respirare e camminare un poco fuori ma, se il viaggio è molto lungo o l’individuo particolarmente sensibile, il forte disagio può prolungarsi, tanto che possono essere necessarie diverse ore perché l’organismo si riprenda completamente anche fuori dal veicolo.

Questa problematica riguarda in particolare i bambini, ma anche molti adulti. Si verifica quando vengono stimolate eccessivamente le sensibili strutture deputate al controllo dell’equilibrio che sono poste nell’apparato vestibolare (orecchio interno). In automobile, infatti, ma anche in nave o in aeroplano, le ripetute oscillazioni disturbano i delicati meccanismi dell’equilibrio dell’orecchio interno.
Anche gli stimoli visivi hanno un ruolo determinante: quando il corpo viene trasportato passivamente e il paesaggio gli scorre a lato, gli occhi si adattano piuttosto velocemente al cambio di movimento e di posizione, ma le delicate strutture dell’orecchio interno deputate a percepire e regolare l’equilibrio da dentro hanno tempi di adeguamento più lunghi, il cervello registra allora una certa confusione e come reazione scatena i sintomi descritti sopra.

Ecco QUALCHE CONSIGLIO PER EVITARE DI STARE MALE:

Non partire a stomaco vuoto e neppure dopo un pasto troppo pesante. Se soffri facilmente di cinetosi prima dei viaggi mangia cibi asciutti e leggeri (carboidrati come pasta o pane integrale o fette biscottate ad esempio) evitando le proteine

Evitare profumi e odori forti nell’abitacolo.

Occupare il seggiolino anteriore e guardare in avanti, senza distrazioni al cellulare. Evitare anche di guardare lateralmente e di girare la testa indietro.

Premunirsi di un fazzolettino di cotone bagnato con 2 gocce di olio essenziale di menta o di limone o di zenzero e aspirarne ogni tanto l’aroma.

Personalmente ho trovato molto d’aiuto tenere in bocca un pezzettino di radice fresca di zenzero (è piccante, deve piacere il sapore) ma sono efficaci – e forse più gradevoli per chi non ha troppa confidenza con questa spezia – anche alcune gomme da masticare a base di zenzero che si trovano nei negozi di alimentazione naturale.
Per contrastare la nausea e anche come prevenzione ci sono, inoltre, tre punti specifici da stimolare con le dita: il punto a metà tra il naso e il bordo del labbro superiore e i punti a entrambi i lati della radice dell’unghia del mignolo sinistro. Vanno premuti con forza, fino quasi a fare male, con l’unghia per 10-20 secondi ogni 15 minuti.

Zenzero e agopressione non sono soluzioni praticabili con i bambini. Per loro in commercio (farmacia o erboristeria) esistono dei fantastici cerotti imbevuti di oli essenziali naturali che si possono attaccare ai vestitini: funzionano benissimo. Un ulteriore accorgimento è che al momento della partenza i bambini siano riposati. E siccome il mal di macchina può essere anche influenzato da fattori psicologici, è consigliabile tenere allegri i piccoli con canzoni, filastrocche o storielle.
__

VB

 

Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute
  • 👍 38
  • ❤ 1
  • 🎉 1
Post #304 5.23K
‌❇ Una pianta dalle sorprendenti proprietà

La moringa oleifera è una pianta originaria dell’India che si è poi diffusa anche in Africa e Sud America.
Nelle zone tropicali e subtropicali da secoli viene utilizzata perché ricchissima di nutrienti, ma soprattutto è tenuta in considerazione per le sue capacità terapeutiche confermate negli ultimi anni da sempre più studi scientifici.
È fonte di vitamine, minerali, aminoacidi essenziali, flavonoidi, isotiocianati, tannini, acidi grassi Omega 3-6-9, clorofilla e ha mostrato benefici per la salute in molte situazioni: stress ossidativo, malattie del fegato, disturbi neurodegenerativi, iperglicemia, ipertensione (QUI una recente revisione sistematica che si basa sui dati estratti da ricerche indicizzate nelle banche dati Web of Science, Google Scholar, PubMed, Science Direct e Scopus).

Oltre a poter essere utilizzata come alimento e come strumento di cura, la moringa oleifera ha un interessante effetto protettivo contro le tossine ambientali: in India e in Africa i suoi semi sono impiegati per la depurazione dell’acqua, se ne ricava una farina che assorbe e fissa i batteri e le impurità in sospensione per poi fare precipitare il tutto sul fondo lasciando il liquido depurato. Anche la radice viene usata da secoli dalle popolazioni per la sua attività fungicida e antibatterica.

La scienza sta studiando il modo per produrre farmaci a base di moringa per il trattamento di varie malattie. La strada, però, è ancora lunga. Le ricerche si stanno concentrando al momento sui semi che hanno evidenziato una buona capacità di modulazione della glicemia e un effetto protettivo nei confronti del danno tissutale a reni e pancreas in topolini diabetici.

In Oriente, in Africa e in Sudamerica questa pianta è consumata in tutte le sue parti (foglie, fiori, frutti, semi, radici) sulla base di conoscenze che si tramandano da molti anni. Qui da noi, invece, si trovano prevalentemente le foglie essiccate sminuzzate o polverizzate che si prestano a essere aggiunte ai cibi, ai centrifugati, ai frullati oppure a essere utilizzate per la preparazione di tè e infusi.

N.B.
Da evitare in gravidanza e allattamento. In caso di terapie farmacologiche in corso confrontarsi sempre con il proprio medico di riferimento per evitare eventuali interazioni.
__

VB

 

Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute
  • 👍 44
  • ❤ 2
Post #303 5.15K
‌❇ Fatto in casa è meglio

Hai mai letto l’etichetta dei gelati di produzione industriale? Nella maggior parte dei casi contengono additivi, un tripudio di addensanti, gelificanti, coloranti, conservanti, emulsionanti, grassi vegetali idrogenati e raffinati che li rendono prodotti appaganti per il gusto, ma di bassissima qualità.

Poco male se il consumo è parecchio saltuario, ma d’estate invece è frequente, soprattutto per i bambini. Vale la pena di fare attenzione e preferire gelato artigianale di qualità, privo di additivi e contenente solo ingredienti freschi.
Meglio ancora se lo fai in casa. Si può facilmente anche senza gelatiera.

Ecco DUE ESEMPI RICCHI DI VITAMINE E SALI MINERALI e privi di latte e uova (per gli intolleranti). Non è necessario aggiungere zucchero, ma la bontà è comunque assicurata:

Gelato alle fragole (ingredienti per 2-3 persone)

Scegli un cestino di belle fragole mature, lavale, togli le foglioline verdi, tagliale a pezzetti e mettile in freezer.
Una volta congelate frullale alla massima velocità con una banana matura e un cucchiaio di crema di mandorle. Serve ad aggiungere cremosità, a rallentare l’assorbimento degli zuccheri naturalmente presenti nella frutta e a rendere questo gelato ancora più sano.


Pronto. Più facile di così! Sì, perché utilizzando la frutta congelata, è possibile fare il gelato senza gelatiera, basta congelare in freezer la frutta che desideri (sempre matura e di stagione) poi frullarla ed il gelato è fatto.
In genere bastano 10-12 ore per far congelare i pezzetti di frutta al punto giusto.  Si possono lasciare anche qualche giorno, però in questo caso vanno lasciati fuori dal freezer per qualche minuto prima di frullare per non rompere il frullatore.
La banana matura serve a conferire ulteriore piacevole dolcezza, se vuoi evitarla e non sei abituato/a al semplice sapore dolce della sola frutta, puoi aggiungere in alternativa un cucchiaio di malto di riso.

Un’altra ricetta gustosissima e 100% lactose free, da preparare in casa senza macchina del gelato è la seguente. Servono 2 banane mature, 1 cucchiaio di sciroppo d’acero, 1 cucchiaino di burro di arachidi, latte di mandorla q.b. Procedimento:

Tagliare le due banane a rondelle e metterle a congelare in un sacchetto per alimenti. Una volta congelate, metterle in un frullatore con 1 cucchiaio di sciroppo d’acero e 1 cucchiaino di burro di arachidi (esistono in commercio delle preparazioni che si ottengono attraverso macinature ripetute dei semi di arachidi bio senza aggiunta di nient’altro). Infine, aggiungere latte di mandorla freddo e frullare fino a ottenere un composto cremoso. 

Servire in coppetta.
Per rendere il gelato ancora più goloso, puoi guarnirlo con granella di nocciole o di pistacchi.

__

VB
 

Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute
  • 👍 59
  • 😁 3
  • ❤ 2
  • 🤩 2
Post #301 4.95K
‌❇️ Sudore: cosa segnala il cattivo odore

Complice il caldo con la bella stagione si suda di più. Invece che lamentarsi dovremmo essere grati alle nostre ghiandole sudoripare che contribuiscono alla regolazione della temperatura corporea e all’eliminazione delle scorie interne. La pelle, infatti, è un ulteriore organo emuntore dell’organismo, dunque, piuttosto che riempirsi di deodoranti e antitraspiranti, dovremmo pensare a risolvere l’eventuale problema dell’odore correggendo gli errori di comportamento nella propria vita giornaliera.

L’odore del corpo è una questione di chimica interna e di squilibri costituzionali oltre che alimentari. Ad esempio, l’ingestione eccessiva di carboidrati e di cibi zuccherati prima di coricarsi fa salire la produzione di insulina necessaria a far scendere lo zucchero nel sangue e induce di conseguenza una sudorazione maggiore. Anche l’alcool, il fumo, la cipolla, l’aglio e alcune salse speziate incidono sul cattivo odore della traspirazione ma, soprattutto, è inevitabile avere un sudore maleodorante se si soffre di stitichezza e ritenzione di liquidi. AL CONTRARIO, se il corpo è messo nelle migliori condizioni funzionali con le giuste scelte alimentari e comportamentali, le scorie potranno essere efficacemente smaltite dagli organi normalmente deputati alla loro eliminazione e il sudore non avrà un cattivo odore.

Ecco qualche consiglio per chi abitualmente suda tanto:
– utilizzare sapone alla calendula per lavarsi
– immergersi quotidianamente per 15 minuti nella vasca da bagno riempita di acqua tiepida con aggiunta di 250 g di argilla verde (ha ottime proprietà antisudoripare e astringenti grazie all’elevato contenuto di minerali ed è utile per la pulizia e il drenaggio di tutta la pelle)
– utilizzare abiti e biancheria in fibre naturali e cambiare appena possibile i vestiti e le lenzuola bagnate dall’eccesso di sudore
– evitare cibi molto elaborati e pesanti (anche formaggi, patatine, dolciumi, bibite) e adottare un’alimentazione sana e variegata ricca in particolare di verdure, alimenti in grado di apportare vitamine e minerali per un reintegro efficace dei sali persi con la sudorazione (possono essere consumate crude come contorno o come spezza-fame o anche centrifugate come bevanda gradevole e salutare durante il giorno)
– bere a sufficienza acqua di buona qualità per prevenire la disidratazione (eventualmente si può integrare con infusi di menta o di equiseto o di salvia che possono essere gustati anche tiepidi o freddi, aiutano ad attenuare il senso di spossatezza dovuto all’eccessiva traspirazione e mitigano il cattivo odore agendo come deodorante naturale).

L’eccesso di sudorazione può essere dovuto non solo alle temperature elevate, ma anche all’attività sportiva oppure a situazioni di stress e tensione o imbarazzo e disagio. Succede anche in menopausa di sudare di più e durante la gravidanza: le donne incinte non saranno più interessate da questo fenomeno una volta partorito, mentre quelle in menopausa potranno risolvere tranquillamente il proprio disturbo e le vampate tipiche di questo periodo della loro vita anche grazie agli aiuti provenienti dalla natura. Più problematica, invece, è la sudorazione eccessiva causata da disfunzioni linfatiche, obesità, diabete, ipertensione, ipertiroidismo o altre patologie più insidiose (come l’insufficienza cardiaca, epatica o renale) o anche l’ipersudorazione indotta da alcuni farmaci (ad esempio gli antidepressivi, i betabloccanti, i medicinali contenenti paracetamolo o aspirina). Si tratta di situazioni più complesse e per il miglioramento della sintomatologia, in questi casi, non si può prescindere dalla cura delle patologie che la provocano e quindi dall’intervento medico.
__

VB

Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute
  • 👍 43
  • 😢 1
Post #300 5.55K
‌❇ Infinitamente piccole, ma da non sottovalutare

LE NANOPARTICELLE, chiamate così perché sono larghe meno di 100 nanometri, sono molto utilizzate nella produzione industriale, dei farmaci e dei cosmetici, anche in campo alimentare (sia come additivi, sia nei contenitori allo scopo di proteggere e conservare meglio e più a lungo gli alimenti).

Nonostante la loro larga diffusione, questi materiali infinitamente piccoli sono poco conosciuti per quanto riguarda i potenziali effetti sulla salute umana e sull’ambiente e un recente studio della Rutgers University lancia un allarme serio perché i ricercatori hanno evidenziato che le nanoparticelle sono in grado di attraversare la placenta. Infatti, nel loro lavoro scientifico, i ricercatori sono riusciti a tracciare il movimento delle nanoparticelle fatte di biossido di titanio metallico attraverso i corpi di topoline gravide e hanno visto che, una volta inalate nei polmoni dei roditori, riuscivano a passare attraverso la placenta che normalmente filtra tutte le sostanze estranee proprio per proteggere il feto. Invece in questo caso le nanoparticelle sono riuscite a migrare dal polmone alla placenta e da qui ai tessuti fetali.

In realtà non è il primo studio che getta ombre sulle nanoparticelle di biossido di titanio, tempo fa ricercatori francesi avevano riscontrato la loro presenza in 22 placente di donne incinte così come nella metà delle prime feci di 18 neonati.

Per quanto riguarda l’impiego alimentare del biossido di titanio, la Commissione europea ha messo definitivamente fuori legge questa sostanza con il Regolamento UE 2022/63 del gennaio scorso concedendo, però, all’industria un termine di adeguamento di 6 mesi dalla data del Regolamento, al fine di poter smaltire le scorte già prodotte e i prodotti alimentari già immessi sul mercato. Tuttavia, se il 7 agosto prossimo entrerà in vigore in tutta Europa il divieto totale di impiego del colorante alimentare E171 (biossido di titanio) negli alimenti e negli integratori, rimarrà invece consentito l’uso nei prodotti di cosmesi e nei farmaci (lo si può continuare a trovare, ad esempio, come rivestimento delle compresse).

L’augurio è che presto si arrivi ad un’approfondita valutazione del rischio anche per quanto riguarda i farmaci e i prodotti per la cura della persona che contengono questa sostanza,  come anche si auspica che sia valutato bene il rischio per la salute di ogni nanomateriale che può entrare in contatto con l’organismo umano. In particolare è da indagare a fondo l’eventuale pericolosità delle nanoparticelle ingegnerizzate ultimamente sempre più usate in medicina.

__

VB

 

Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute
  • 👍 41
  • 🔥 2
Post #299 5.15K
‌❇ Alghe, perché introdurle nella dieta

Io le chiamo “le verdure di mare” e, a differenza di quello che si crede, non sono esclusivamente un alimento orientale. Infatti sono consumate abitualmente anche in molti centri costieri del Galles e in alcuni paesi nordici. In Scozia e in Norvegia, ad esempio, viene preparato un ottimo pane di alghe. Anche qui da noi si trovano ormai con facilità nei negozi di alimentazione naturale, nelle erboristerie e nei reparti dietetici di alcune farmacie.

Le alghe sono una fonte importante di clorofilla, sali minerali, oligoelementi (in particolare iodio) e vitamine, compresa la B12, assente nei vegetali della terra ferma e preziosa per il suo compito di regolare l’emopoiesi, cioè il processo di produzione delle cellule del sangue. Un altro elemento importante che contengono è l’acido alginico che, per le sue proprietà chelanti, è in grado di legarsi a eventuali metalli pesanti e sostanze inquinanti presenti nel nostro corpo e aiutarci ad eliminarle.

Dunque le alghe non hanno soltanto considerevoli proprietà nutrizionali, ma anche delle vere e proprie funzioni terapeutiche (tanto che molte specie vengono utilizzate anche sotto forma di integratori). Ecco le principali: stimolano la tiroide attivando il metabolismo (sono quindi d’aiuto quando si vuole dimagrire); riducono i livelli di colesterolo (e ciò grazie agli aminoacidi solforati e alle sostanze steroliche che contengono); favoriscono l’accelerazione del transito intestinale e l’eliminazione delle scorie (grazie alle mucillagini che aumentano la massa fecale). INOLTRE sono remineralizzanti e tonificanti.

I vantaggi che possono derivare da una loro regolare introduzione nell’alimentazione sono molteplici. Per il loro sapore deciso e l’elevato potere nutritivo vanno, però, utilizzate con parsimonia, come se fossero un condimento e non un componente base: pochissimi grammi, quindi, sono sufficienti per arricchire i nostri piatti, non tutti i giorni, due o tre volte a settimana.

Le alghe wakame possono essere aggiunte per dar più sapore a zuppe e minestroni. Le kombu ai legumi che diventano così più digeribili. Le hiziki e le arame si prestano maggiormente alla preparazione di insalate e di salse per condire pasta, riso o altri cereali. Il tipo nori, impiegate per preparare il sushi, si possono sbriciolare sulle pietanze e possono essere usate per fare dei buonissimi involtini vegetali farciti di cereali e legumi. Infine, le dulse sono ottime da unire alle verdure saltate.

In genere le alghe sono vendute essiccate e, prima di essere impiegate in cucina, vanno lasciate in ammollo 5-10 minuti. Nei negozi di alimentazione naturale si trovano anche diverse confezioni di sale aromatizzato con vari tipi di alghe. È un modo semplice per cominciare a prendere confidenza con questo nuovo alimento, se non l’hai mai utilizzato prima d’ora.

N.B.
Scegli sempre alghe biologiche ed essiccate a basse temperature, godrai in sicurezza di tutte le loro proprietà benefiche. Ci sono due controindicazioni: l’ipertiroidismo e la tiroidite. Anche le donne in gravidanza o che allattano, dovrebbero limitare l’utilizzo delle alghe, soprattutto le kombu, ricchissime di iodio, perché potrebbero cedere questo elemento in dosi eccessive al loro bambino.
__

VB

 

Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute
  • 👍 52
  • ❤ 2
  • 🎉 1
Post #298 4.84K
‌❇ Acne, studio evidenzia collegamento con importante nutriente chiave

Ricercatori tedeschi hanno evidenziato un interessante collegamento tra acne e carenza di Omega 3. Lo studio, condotto dal team del Dipartimento di Dermatologia e Allergologia dell’Università Ludwig Maximilian di Monaco, ha preso in esame 100 persone con diagnosi di acne e ne ha analizzato i parametri nutrizionali presenti nel sangue scoprendo che il 94% di questi soggetti aveva bassi livelli di acidi grassi Omega 3. Inoltre le persone mostravano anche livelli di IGF-1 (il principale ormone collegato all’acne) più alti. Indagando la dieta dei pazienti gli autori della ricerca hanno effettivamente riscontrato uno scarso consumo di cibi contenenti Omega 3.

Gli Omega 3, insieme agli Omega-6 costituiscono la classe degli acidi grassi essenziali che dovrebbero stare in giusto equilibrio tra di loro (rapporto di 1 a 4) ma, in genere, non è così poiché nell’alimentazione occidentale spesso introduciamo quantitativi veramente eccessivi di omega-6. Gli omega-6, infatti, si trovano soprattutto negli stra-usati oli vegetali che ritroviamo nei prodotti da forno e nella maggior parte dei cibi confezionati. Gli Omega 3, al contrario, si trovano in pochi alimenti come il pesce dei mari freddi, le alghe, le noci, l’avocado, i semi di chia e i semi di lino. Sono particolarmente importanti per proteggere il cuore (dal rischio di trombosi e infarti), gli occhi (perché diminuiscono il rischio di degenerazione maculare, glaucoma e cataratta) e il cervello (si è visto che migliorano la depressione). Inoltre sono molto di aiuto in caso di insulinoresistenza.

Data la loro importanza e considerato lo squilibrio che normalmente si riscontra nella maggior parte delle persone, è necessario integrarli con la dieta o, quando serve in base alle casistiche, con dei buoni integratori.
Gli autori di questo recente studio, mettendo in evidenza il collegamento con l’acne, hanno proprio voluto sottolineare il ruolo importante che ha la nutrizione, sia per la prevenzione che per la cura di diverse patologie e tra queste ci sono, appunto, anche i problemi dermatologici come l’acne di cui soffrirebbero circa 23 milioni di persone in Europa.

L’acne è caratterizzata da brufoli, cisti e pelle grassa e spesso lascia cicatrici sul volto e sulla schiena. Al di là della carenza degli Omega 3, in passato già ipotizzata e appena confermata da questo studio, è dimostrato che esiste anche un rapporto tra acne e latticini e una correlazione tra acne e aumento della resistenza insulinica (ne ho parlato in questo precedente articolo).

UNA DIETA equilibrata, sana e adatta al terreno costituzionale di ciascun individuo, è fondamentale non solo per la remissione sul lungo periodo dell’acne, ma anche per la cura e la prevenzione di molte (se non tutte le) malattie.
__

VB


Iscriviti a t.me/CDCPiuSalute
  • 👍 36
  • 🤩 2
  • ❤ 1
Older posts →
Threads Profile ViewerView any public Threads profile without an account.Open ThreadLook →Writing with AI? Make it sound human.Metric37 rewrites AI drafts so they read naturally. Free AI detector, 1,500 words free.Try Metric37 →