❇️ Carnosina si mostra efficace contro il cancro alla prostata
Ricercatori della Nottingham Trent University hanno testato le proprietà antitumorali della carnosina sulle cellule derivate dal cancro alla prostata, sia primario che metastatico, e hanno scoperto che questa sostanza è in grado di bloccare la moltiplicazione delle cellule, ma anche che, a dosi elevate, può uccidere il cancro, sia nelle cellule tumorali primarie che metastatiche, pur rimanendo sicura per le cellule sane.
Ma cos'è la carnosina?
Una piccola proteina presente in particolare nei tessuti muscolari e cerebrali che, con l'età, tende a diminuire. Dal punto di vista chimico è un dipeptide sintetizzato dal nostro organismo a partire dai due aminoacidi, beta-alanina e istidina, può essere assunta attraverso l'alimentazione (è contenuta in tutti gli alimenti di origine animale, principalmente nella carne, mentre è assente nei prodotti vegetali), oppure attraverso l’utilizzo di integratori alimentari.
La sua scoperta si deve allo scienziato russo Gulevish che ne ha messo in luce le diverse proprietà, in particolare l'azione antiossidante, anti aging e tampone (infatti, durante l'esercizio fisico, la carnosina contrasta l'accumulo di acido lattico, dunque riduce l'acidità dei muscoli migliorando, indirettamente, la resistenza nella performance sportiva).
Tornando allo studio sopracitato, gli autori sostengono che la carnosina potrebbe diventare un trattamento iniziale per il cancro alla prostata, ma a patto che sia utilizzata attraverso un meccanismo di rilascio lento e costante, infatti di norma viene rapidamente degradata dagli enzimi del corpo.
L'ipotesi prevista è l'iniezione di carnosina direttamente all'interno del tumore; un altro approccio, invece, contempla la somministrazione di preparati resistenti alla degradazione enzimatica.
Gli attuali trattamenti per il cancro alla prostata comprendono la radioterapia, la chemioterapia, la terapia di deprivazione ormonale e, infine, la prostatectomia, ovvero la rimozione parziale o completa della prostata mediante intervento chirurgico.
Sono tutte metodiche comunemente accompagnate da effetti collaterali, tra cui incontinenza urinaria e disfunzione erettile. I risultati di questo studio, quindi, sono incoraggianti e supportano la necessità di ulteriori lavori (studi clinici in vivo) per determinare il potenziale utilizzo di questa sostanza come prima linea di trattamento contro questa patologia.
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VB
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