❇️ Preservare il valore delle connessioni umane autentiche e l'introspezione
Le comunità virtuali che hanno sostituito quelle naturali, creano solo l'illusione di intimità e una finzione di comunità.
Non sono validi sostituti del sedersi insieme ad un tavolo, guardarsi in faccia, avere una conversazione reale.
Né sono in grado queste comunità virtuali di dare sostanza all'identità personale, la ragione primaria per cui le si cerca.
Rendono semmai più difficile di quanto non sia già accordarsi con se stessi.
Le persone camminano qua e là con l'auricolare parlando ad alta voce da soli, come schizofrenici, paranoici, incuranti di ciò che sta loro intorno.
L'introspezione è un'attività che sta scomparendo.
Sempre più persone, quando si trovano a fronteggiare momenti di solitudine nella propria auto, per strada o alla cassa del supermercato, invece di raccogliere i pensieri, controllano se ci sono messaggi sul cellulare per avere qualche brandello di evidenza che dimostri loro che qualcuno da qualche parte, forse li vuole o ha bisogno di loro.
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Così scrive Zygmunt Bauman, filosofo e sociologo polacco, nel suo libro Intervista sull'identità, mettendoci di fronte ad alcune conseguenze di questa epoca sempre più digitale.
Infatti, se da un lato i social sono utili perché offrono nuove modalità di connessione tra le persone, tuttavia dall'altro non potranno mai sostituire completamente l'interazione faccia a faccia e l'intimità tra esseri umani. Né devono arrivare ad annullare il dialogo interiore e la capacità introspettiva.
Ci stiamo affidando troppo a questi strumenti tecnologici mettendo a rischio, da un lato, il lavoro su noi stessi e, dall'altro, le relazioni reali basate sull'empatia e sulla bellezza dello stare insieme.
Dovremmo cercare di fare un uso equilibrato delle tecnologie digitali ed essere più consapevoli del loro impatto sulle nostre relazioni e sulla nostra capacità di analisi interiore.
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VB
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