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‌❇ Impatto degli additivi alimentari sullo sviluppo delle malattie infiammatorie intestinali

L’insorgenza e l’evoluzione di malattie infiammatorie croniche dell’intestino è associabile ad alcuni additivi alimentari: uno studio italiano, condotto presso il Policlinico Gemelli di Roma e pubblicato sulla rivista Microorganism, conferma che comportano disbiosi (cioè modificazione della popolazione dei batteri intestinali), alterazione dell’integrità della barriera intestinale e della permeabilità, problematiche di cui soffrono circa 2,5 milioni di persone in Europa.
Che mangiare alimenti ultra-trasformati con aggiunta di additivi abbia un impatto negativo sulla salute non è una novità, questo lavoro scientifico è, però, significativo perché ha raccolto i dati più recenti disponibili sul ruolo di tali sostanze artificiali nella patogenesi delle malattie infiammatorie intestinali (morbo di Cronhr e colite ulcerosa). Offre, quindi, quelle che sono le attuali conoscenze sulle associazioni tra diversi additivi alimentari, microbiota e insorgenza e progressione delle malattie infiammatorie intestinali.

Secondo quanto scrivono i ricercatori sono diversi i composti utilizzati nell’industria alimentare che determinano effetti dannosi sull’omeostasi intestinale. I primi della lista sono I DOLCIFICANTI ARTIFICIALI come l’aspartame, la saccarina, il sucralosio, l’acesulfame potassio e il neotame che sono presenti in molte bevande energetiche analcoliche, dessert e snack e in vari tipi di alimenti spesso raccomandati per la riduzione del peso corporeo nei pazienti con diabete mellito di tipo 2 o intolleranza al glucosio.
Tra i nemici dell’intestino rientrano anche GLI EMULSIONANTI che vengono aggiunti in un’ampia varietà di alimenti trasformati per migliorarne la consistenza e prolungarne durata di conservazione, ad esempio i mono e digliceridi, la carbossimetilcellulosa, i polisorbati, la carragenina e le lecitine (eccetto quella di soia e quella di colza che, invece, in base a quanto si può leggere nello studio, possono migliorare la composizione del microbiota intestinale e le sue funzioni).
Anche I COLORANTI ALIMENTARI sono sotto accusa: vengono utilizzati per compensare le perdite di colore dovute all’esposizione alla luce e all’aria e alle variazioni di temperatura, per migliorare i colori naturali e per aggiungere colori agli alimenti che altrimenti sarebbero incolori o colorati in modo diverso. Fino al maggio 2021 uno dei più usati è stato il biossido di titanio codificato come E171 poi, finalmente, un gruppo di esperti scientifici dell’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha concluso che non può essere considerato sicuro se utilizzato come additivo alimentare.
Infine, lo studio del Gemelli elenca ALTRI COMPOSTI che hanno un effetto negativo sull’omeostasi intestinale: le maltodestrine (utilizzate in genere come addensanti), i solfiti, il benzoato di sodio E211, il nitrito di sodio E250, il sorbato di potassio E202 e le nanoparticelle (es. argento, biossido di silicio, ossido di ferro, ossido di zinco, ecc.) il cui utilizzo nelle industrie alimentari e in agricoltura è cresciuto negli ultimi anni.

Insomma, bisogna considerare che, se anche un’ampia gamma di additivi alimentari è approvata dalle autorità, alcuni sono in grado di influenzare negativamente la composizione e le funzioni del microbiota intestinale e dar luogo a infiammazione e cambiamenti significativi nella barriera del muco e nella permeabilità intestinale (il che predispone, nel tempo, a patologie anche gravi). Sarebbe opportuno limitare l’esposizione a queste sostanze riducendo il più possibile il consumo di alimenti ultra-lavorati che li contengono, a maggior ragione se già si ha un intestino che non gode di ottima salute.
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VB


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