❇️ Un batterio del kimchi potrebbe aiutare a “catturare” le nanoplastiche nell’intestino
Micro e nanoplastiche sono ormai una presenza reale nell’ambiente e l’esposizione a queste particelle è un problema sempre più studiato.
È in questo contesto che si inserisce uno studio sudcoreano pubblicato su Bioresource Technology, che ha analizzato Leuconostoc mesenteroides CBA3656, un batterio lattico isolato dal kimchi, il tradizionale alimento coreano a base di verdure fermentate, soprattutto cavolo cinese.
I ricercatori hanno osservato che il microrganismo è in grado di legare le nanoplastiche alla propria superficie, favorendone l’aggregazione e quindi l’eliminazione.
Il fenomeno è stato osservato in diverse condizioni sperimentali e, nei test condotti sui topi, la presenza del batterio ha aumentato l’escrezione fecale delle particelle.
Il risultato merita attenzione, ma è da leggere per quello che è: non significa che mangiare kimchi “ripulisca” l’organismo dalle nanoplastiche. Lo studio, piuttosto, individua un possibile meccanismo biologico di cattura, che dovrà essere ulteriormente approfondito per capire se possa avere applicazioni anche nell’uomo.
Questo lavoro ci ricorda anche quanto sia importante il ruolo degli alimenti fermentati che fanno parte di antiche tradizioni alimentari e oggi sempre più sono studiati per il loro rapporto con la salute e l’equilibrio intestinale.
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VB
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