🎯 QUANDO SI PARTE MALE CON UNA START UP
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La maggior parte delle start up sono
destinate a fallire e questo è un dato statistico.
Il fallimento è spesso contemplato in modo positivo poiché spesso, in quest’ambito, la cosa peggiore che possa succedere è una start up bloccata e destinata all’
immobilismo.
Un’impresa che non ha avuto successo è frequentemente un bagaglio incredibile di esperienza per gli startupper che la potranno sfruttare in successive attività.
Ogni start up può avere uno sviluppo diverso ma questi sono sicuramente i passi più comuni:
1️⃣ nascita di un’
idea da trasformare in business;
2️⃣ creazione di un
team;
3️⃣ sviluppo di un
mvp;
4️⃣ raccolta
fondi;
5️⃣
lancio del prodotto.
Quello che spesso manca è la
validazione legale dell’idea di business, vale a dire l’analisi legale della fattibilità di quell’idea oppure dell’mvp.
Sebbene siano sempre tante le spese per una start up e i fondi da investire siano pochi, nella mia esperienza si tende a
fare economia proprio sull’aspetto legale.
Questo cosa comporta?
Molto spesso prima del lancio del prodotto oppure nel momento del foundraising emergono delle
problematiche legali che portano anche all’
impossibilità di sviluppo della start up.
Infatti, mi è capitato di avere a che fare con imprese che commercializzavano prodotti indisponibili come dati di terzi senza consenso. In altri casi per rendere “lecito” il processo di creazione del prodotto o servizio sono serviti investimenti così ingenti da
bloccare la start up per mesi.
Quindi occhio a
sottovalutare l’aspetto legale di un business da sviluppare perché il risparmio economico non è mai reale.
😉
@avvocatovercellotti