Johnson & Johnson ha appena accettato di pagare circa 5,5 miliardi di dollari per chiudere decine di migliaia di cause: donne che sostengono che il talco della celebre "baby powder", contaminato da amianto, abbia provocato loro un tumore ovarico.
Fin qui sembra una notizia solo americana. Ma c'è un filo che porta dritto in Piemonte, e vale la pena seguirlo.
Il talco italiano più pregiato, il "Bianco delle Alpi", veniva estratto nel Pinerolese, tra Val Chisone e Val Germanasca. E da quelle miniere comprava anche J&J. I documenti giudiziari desecretati negli Stati Uniti raccontano che nel 1974, quando un opuscolo segnalò tracce di amianto in quel talco, l'azienda non indagò: fece riscrivere l'opuscolo.
Perché talco e amianto viaggiano insieme? Perché nascono nella stessa roccia. E quella stessa roccia, le serpentiniti delle Alpi piemontesi, è esattamente ciò che i cantieri della TAV stanno scavando in Val di Susa. Non lo diciamo noi: è l'ARPA Piemonte a elencare Val di Susa, Valli di Lanzo e Val Chisone tra le principali zone amiantifere della regione.
Due vicende diverse, la stessa fibra, lo stesso schema: chi guadagna dal minerale è anche chi controlla i test e decide cosa raccontare. Negli USA sono serviti decenni di cause, una donna morta senza risposte e miliardi di dollari per far emergere la verità.
La domanda che la Val di Susa ha tutto il diritto di porre è semplice: quanto dovremo aspettare noi, per la stessa fibra, nella stessa roccia?
📖 L'inchiesta completa, con fonti 👉 https://www.corvelva.it/approfondimenti/sistema-sanita/case-farmaceutiche/cosa-centrano-i-no-tav-con-johnson-johnson.html
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