Oggi facciamo un'eccezione
Corvelva si occupa di vaccini e di obbligo vaccinale. Non abbiamo mai parlato d'altro, per scelta. Ma ci sono momenti in cui tacere diventa complicità, e questo è uno di quei momenti.
Guardate questa immagine. Non è una mappa, è un cimitero di case, scuole, ospedali. Sotto quelle macerie c'erano famiglie. C'erano bambini.
Centinaia di migliaia di bambini a Gaza vivono da troppo tempo sotto le bombe, senza cibo sufficiente, senza acqua pulita, senza cure, senza scuola, senza un luogo sicuro dove dormire.
Molti di loro non hanno più una casa. Troppi non hanno più una famiglia. Troppi non ci sono più.
E c'è un fatto che non possiamo dimenticare. Nell'estate del 2024, dopo la ricomparsa della poliomielite nella Striscia, le bombe si sono fermate. Per qualche giorno, a turni, zona per zona, sono state concesse pause umanitarie per vaccinare i bambini contro la polio. Centinaia di migliaia di piccoli sono stati messi in fila, vaccinati, "protetti".
Poi i bombardamenti sono ripartiti.
Fermare la guerra per vaccinarli e ricominciare subito dopo a ucciderli. Non esiste immagine più chiara dell'ipocrisia di chi parla di "salute pubblica" e di "tutela dell'infanzia" solo quando conviene. Un bambino vaccinato e poi sepolto sotto le macerie non è un bambino salvato. È un bambino tradito due volte.
Da anni ci battiamo perché la salute dei bambini venga messa davanti a tutto, davanti agli interessi economici, davanti alle convenienze politiche. Oggi diciamo con la stessa forza: nessuna ragione al mondo giustifica ciò che sta accadendo ai bambini di Gaza.
Proviamo disgusto. Proviamo rabbia. E ci rifiutiamo di voltarci dall'altra parte.
Associazione Corvelva
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