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Come Don Chisciotte PIU' SALUTE di Valentina Bennati

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Non c’è niente di più incontrollabile di una persona sana, consapevole e felice.
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❇️ Le sei regole d’oro della vita

“Una vita sana si fonda su sei regole auree, norme in base alle quali l’uomo dovrebbe ordinare e organizzare responsabilmente la propria vita per poter godere di una salute tanto spirituale quanto fisica”. Parole di Wighard Strehlow, medico tedesco, uno dei maggiori esperti di terapie naturali studiate e sperimentate da Ildegarda di Bingen, la mistica tedesca celebre per le sue visioni e le sue profezie che ci ha lasciato anche numerosi testi di medicina, scienze naturali e cosmologia.

Quali sono dunque queste regole?

PRIMA REGOLA. Ricavare energia vitale dai quattro elementi (fuoco, aria, acqua, terra) mediante un rapporto diretto con la natura utilizzando farmaci naturali.

SECONDA REGOLA. Prestare attenzione nel mangiare e nel bere alla leggerezza dei cibi, alla forza naturale che la natura preserva per gli esseri umani.

TERZA REGOLA. Tenere movimento e stasi in sano equilibrio.

QUARTA REGOLA. Regolare le fasi di sonno-veglia per la rigenerazione dei nervi stressati.

QUINTA REGOLA. Favorire l’espulsione di impurità e di sostanze nocive dai tessuti.

SESTA REGOLA. Stabilizzare le forze di difesa spirituale. Il che significa riconoscere le proprie zone d’ombra (vizi = fattori di rischio) e cercare di controbilanciarle con fattori protettivi (virtù).

Ildegarda aveva conoscenze mediche approfondite e doti spirituali speciali che attraevano persone a migliaia. Gente semplice, ma anche vescovi, papi, imperatori e re: tutti andavano da lei a chieder consiglio. Ripeteva sempre che “l’Amore inonda il tutto” e che “l’uomo non può vedere Dio, ma può riconoscerlo nella natura”.

Lo possiamo dunque percepire “nelle forze rigeneratrici della natura”, “nei cosiddetti luoghi di forza” (ovvero nei monti, nei mari, nei boschi, sulla cima delle montagne), “nelle capacità terapeutiche dei cibi, delle erbe e delle piante”, ma anche “nella forza spirituale dell’arte”.
“Quadri e musica sono porte attraverso le quali si accede all’anima” – ha precisato il dottor Strehlow – “nel canto, nella danza, nel giardinaggio, nella lettura o nel dialogo con gli amici, questa energia amorosa fluisce.”

Ildegarda di Bingen è stata una grande donna del medioevo e Papa Benedetto XVI l’ha innalzata definitivamente all’onore degli altari nel 2012. Nello stesso anno, il 7 ottobre, è stata nominata anche Dottore della Chiesa. Tuttavia per i più rimane una figura sconosciuta che suggerisco di approfondire: i suoi scritti non solo rappresentano una fonte inesauribile di consigli e di spunti di riflessione per tutti coloro che sono interessati alla salute olistica, ma sono anche una buona lettura per questo tempo in cui riscoprire le nostre radici e tradizioni cristiane può essere utile per comprendere molti aspetti del presente.

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VB




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❇️ Melograno e vitamine per alleviare la fatica cronica. Uno studio italiano

L’estratto di melograno, abbinato a vitamine del gruppo B e C, ha dato effetti positivi nel combattere l’affaticamento prolungato
(se non è dovuto a una particolare patologia). Sono stati i ricercatori dell’Università di Napoli Federico II a evidenziarlo gettando le basi per un futuro studio clinico randomizzato controllato con placebo in doppio cieco che dovrebbe andare a confermare l’efficacia dell’associazione delle vitamine sopra citate con l’estratto di melograno.

I pazienti reclutati, 21 uomini e 57 donne, hanno assunto melograno e vitamine idrosolubili (C e del gruppo B) sotto forma di integratore alimentare per un mese e hanno tutti segnalato un miglioramento significativo delle loro condizioni senza alcun effetto negativo.
In realtà, singolarmente considerati, questi nutrienti erano già apprezzati in letteratura per le loro proprietà anche energetiche. Ad esempio, è nota da tempo la capacità delle vitamine del gruppo B di contribuire alla riduzione della fatica attraverso la produzione di energia cellulare che a sua volta porta effetti benefici soprattutto per i muscoli e per il cervello. Anche la vitamina C, come le altre del gruppo B, si sa che è in grado di migliorare l’affaticamento perché ha un ruolo in una varietà di percorsi metabolici di base che supportano i sistemi di produzione di energia, il trasporto di ossigeno e la protezione dallo stress ossidativo. Il melograno pure era già conosciuto per le sue proprietà salutari tanto da essere stato insignito del titolo di superfood ed è soprattutto la buccia ad essere ricca di molti composti salutari: agenti antiossidanti, antinfiammatori e immunomodulatori particolarmente efficaci (il che significa che sono di reale aiuto gli integratori ottenuti dal frutto intero che contiene l’intero fitocomplesso e non solo i chicchi).

Il pregio dello studio citato, su piccoli numeri ma meritevole di ulteriori indagini, è quello di sottolineare la possibile utilità di assumere in contemporanea sia le vitamine sopra citate che l’estratto di melograno, in particolare in tutte quelle condizioni in cui la stanchezza non è legata a condizioni patologiche ma a errori di stile di vita (ad esempio mancanza di sonno, stress prolungato, preoccupazioni familiari e professionali) che nel tempo, insieme ad un’alimentazione poco accorta, possono predisporre a infiammazione e ad alterazioni più o meno significative del sistema immunitario.

Molto spesso, infatti, alla base dell’affaticamento c’è una carenza di vitamine e un’infiammazione cronica che possono essere migliorati attraverso un intervento nutrizionale.
Proprio in questo senso è interessante l’attività antinfiammatoria dell’estratto di melograno (ottenuto dal frutto intero, compresa la buccia) che potrebbe quindi essere uno dei meccanismi d’azione attraverso il quale questo frutto contribuisce ad alleviare la fatica.
Un altro meccanismo d’azione che potrebbe giustificare i risultati positivi dell’assunzione dell’estratto di melograno potrebbe essere la sua capacità di modificare il microbiota intestinale come dimostrato da recenti studi che ne evidenziano appunto la capacità di rimodellare la composizione della flora intestinale aumentando i batteri eubiotici probabilmente attraverso componenti polifenolici che vengono escreti nel lume intestinale e poi concentrati nel colon dove vengono metabolizzati dai batteri presenti in sostanze a basso peso molecolare (come le urolitine) che modulano il microbiota intestinale ed esercitano un’attività antinfiammatoria sistemica.

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MDPI Chemical Characterization and Preliminary Evaluation of the Efficacy and Tolerability of a Food Supplement Based on Pomegranate… Fatigue, characterized by periods of exhaustion that interfere with normal activities and negatively affect quality of life, can be classified as prolonged fatigue (or short-term fatigue, SF) or chronic fatigue. Vitamin deficiency and chronic inflammation…
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Post #373 9.53K
❇️ Il rimedio ideale per la calura estiva

Con il caldo bisogna bere di più ma, a volte, il sapore neutro dell’acqua non invita a idratarsi a sufficienza. Invece di utilizzare bibite preconfezionate non proprio salutari, meglio preparare in casa gustose acque aromatizzate, basta lasciare per qualche ora in infusione in acqua frutta, verdura, erbe aromatiche o spezie per creare delle bevande dissetanti, buone, ricche in preziosi nutrienti e a calorie zero.

Bisogna procurarsi delle brocche di vetro (meglio se dotate di coperchio), lavare la frutta, la verdura, le erbe e le eventuali spezie scelte (tagliando a fettine la frutta e la verdura), metterle sul fondo, aggiungere acqua fino all’orlo e lasciare riposare in frigo per qualche ora (quando possibile meglio preparare la sera per la mattina seguente).
Filtrare sempre prima di riempire i bicchieri, in questo modo si potrà di nuovo versare acqua nelle brocche per un secondo infuso (non più di due volte, però, altrimenti le infusioni successive saranno praticamente prive di vitamine, minerali e antiossidanti dei vegetali e delle spezie utilizzate che, soprattutto le prime due volte, ‘migrano’ nell’acqua).

Ecco alcune ricette da provare:

Limone, cetrioli e menta.
Per 1,5 litri di acqua naturale, 1 limone bio con buccia edibile, un cetriolo, una manciata di foglie di menta. Preparazione: lava il cetriolo e taglialo a fettine abbastanza sottili, lava il limone e taglialo a fettine con la buccia, lava le foglie di menta. Versa tutti i componenti nella brocca di vetro, copri con ghiaccio, aggiungi l’acqua e mescola. Lascia almeno 3 ore in infusione a freddo in frigorifero prima di utilizzare. Non di più altrimenti in questo caso l’infuso potrebbe risultare troppo amaro per il rilascio di sostanze astringenti dalla buccia degli agrumi. È una bevanda dissetante che ha anche un effetto blandamente digestivo.

More, pesche noci e timo. Io metto due pesche noci e 100 gr di more per 1,5 litri di acqua naturale. Lava la frutta, taglia a spicchi le noci pesche e riponi nella brocca. Aggiungi uno o due rametti di timo fresco lavato, l’acqua e fai riposare per almeno una notte in modo che la frutta e le foglioline rilascino i loro aromi.

Pesche e menta. Copri le fettine di pesca e un piccolo mazzetto di menta con ghiaccio e acqua, riponi in frigo per almeno 4 ore prima di servire.

Mela e cannella. Metti sul fondo della brocca uno stecco di cannella e una mela tagliata a fettine, copri con del ghiaccio e riempi di acqua. Lascia riposare in frigo per almeno un’ora prima di bere.

Mango e zenzero. Aggiungi alla brocca una tazza di mango tagliato a fettine e dello zenzero, copri con ghiaccio e acqua e lascia in frigo per 3-4 ore prima di servire.

Mirtilli, lamponi, lime e rosmarino. In una brocca metti una manciata di mirtilli e di lamponi freschi, 3 fettine sottili di lime o di limone e infine l’acqua e un rametto di rosmarino. Lascia riposare in frigo per alcune ore prima di filtrare e servire. Puoi anche usare qualche fogliolina di salvia al posto del rosmarino.

Continua tu! Le possibili combinazioni sono davvero infinite. Basta sperimentare con frutta e verdura di stagione, erbe e spezie a tuo gusto. Io a volte uso anche alcuni fiori, ad esempio quelli di lavanda. Dipende anche dalle sostanze e dalle informazioni di cui desideri si impregni l’acqua.

N.B.
Scegli sempre ingredienti biologici per evitare di bere anche eventuali residui di pesticidi.

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❇️ Utilità degli oli essenziali per le infezioni da coronavirus (compreso SARS-CoV-2)

Circa un anno fa è uscito un articolo che ha presentato una panoramica della letteratura scientifica sull’utilizzo di alcuni oli essenziali e dei loro componenti principali (in particolare eucaliptolo e mentolo) per la gestione dei sintomi respiratori causati dalle infezioni da nuovo coronavirus non gravi. La stragrande maggioranza delle persone che intercettano SARS-CoV-2, infatti, sviluppa una forma asintomatica o tutt’al più lieve e moderata che può essere benissimo trattata a casa.

Accanto all’approccio farmacologico già utilizzato dalla maggior parte dei medici delle cure domiciliari per il trattamento sintomatico della Covd-19 sono stati proposti anche degli approcci basati sugli oli essenziali e questo studio intende appunto delinearne gli usi potenziali documentati scientificamente e sicuri. Si tratta di una ricerca tutta italiana dalla quale è emerso che l’eucaliptolo può essere usato come trattamento per alleviare i sintomi di malati con infezioni lievi e non complicate; invece, il mentolo non sarebbe raccomandato in questi casi a causa della potenziale riduzione dell’auto percezione della dispnea che può indurre a sottovalutare la gravità della malattia e ritardare quindi il ricorso alle cure mediche.

Su oli essenziali e coronavirus esistono, a dire il vero, ulteriori studi: già nel marzo 2020 il dipartimento di biotecnologie del Lyallpur Khalsa College di Jalandhar del Punjab (India) ha riscontrato in vitro che l’eucaliptolo monossido terpenico, principale componente dell’olio essenziale di eucaliptus globulus, è un potente inibitore dell’infezione da SARS-CoV-2 perché è in grado di bloccarne la replicazione.
Negli anni precedenti, invece, altri studi hanno mostrato l’efficacia delle fumigazioni di eucalipto, timo, salvia, alloro e cannella su coronavirus responsabili di raffreddori comuni e anche di infezioni più serie delle vie respiratorie.

Da sempre, fin dalla più remota antichità, gli oli essenziali sono stati usati per curare le infezioni virali e molte civiltà come l’Egitto, la Cina e l’India vi hanno fatto ricorso, poi la chimica di sintesi è andata sostituendo totalmente i rimedi offerti generosamente dalla natura. Si pensi, ad esempio, all’aspirina (acido acetilsalicilico) che ha preso il posto dell’estratto del salice. Ma non si deve dimenticare che la natura è sorgente di tante soluzioni terapeutiche e ben vengano gli studi scientifici che lo ricordano. Anzi l’auspicio è che siano sempre di più.

N.B.
Ci sono vari modi per far penetrare gli oli essenziali: aerosol, inalazione, diffusione nell’ambiente o attraverso la pelle o infine l’assunzione orale (attraverso opportune sostanze veicolanti). ATTENZIONE però perché gli oli essenziali sono concentrati e potenti, vanno usati con molta attenzione ed evitati in gravidanza e allattamento e con bambini piccoli. Inoltre, bisogna fare attenzione se ci sono patologie e si assumono determinati farmaci perché possono esserci interazioni importanti. Come sempre è bene evitare il fai da te e integrare il parere di un medico che conosca bene l’aromaterapia.

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❇️ Più di un fiore

Nel mutare del tempo e delle stagioni, si intersecano l’un l’altro, in perfetto sincronismo, molteplici processi nella natura.
Ogni cosa ha ragione di essere e noi siamo i custodi di tanta perfezione e bellezza.
A volte, senza pensarci, facciamo del male, per esempio passiamo da un sentiero e strappiamo un fiore che ci piace. Ecco che senza necessaria ragione abbiamo distrutto una vita che voleva vivere così come noi viviamo.
Siamo certamente più di un fiore, di una pianta, di un animale, ma solo nel momento in cui ne abbiamo rispetto e capiamo che facciamo parte di Un Tutto.
La natura non è a nostra continua disposizione, né possiamo trattare l’ambiente in modo avido e dispotico. Invece siamo chiamati a vivere in modo armonico con le leggi della creazione e con gli altri esseri.
Perché, rispettando le più piccole espressioni di vita, possiamo approcciarci con maggior comprensione e amore anche a quelle più grandi.
Anche al nostro prossimo.
Anche a Dio.

* * *

Questi pensieri mi attraversavano la mente nei giorni scorsi mentre camminavo per i sentieri della Val di Fassa e mi riempivo gli occhi di verde e di azzurro e il naso di profumi di erbe e di fiori.
Ho provato immensa gratitudine per così tanta bellezza che adesso mi porto dentro.
È qui che tornerò con l’immaginazione ogni volta che avrò bisogno di positività.

Ben ritrovati🙂 una nuova settimana comincia …
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❇️ Studio in doppio cieco dimostra efficacia della melissa nell’ipertensione

LA MELISSA è conosciuta dalla maggior parte delle persone come pianta che è in grado di calmare l’ansia e l’agitazione, in realtà ha anche effetti benefici sulla pressione sistolica e diastolica. In merito qualche tempo fa fu condotto uno studio clinico in doppio cieco controllato e randomizzato su 49 pazienti: 23 hanno ricevuto capsule di Melissa officinalis (400 mg/die) tre volte al giorno, 26 invece hanno ricevuto placebo, sempre tre volte al giorno. I due gruppi sono stati seguiti per un periodo di quattro settimane con la misurazione delle pressioni sistolica e diastolica una volta al basale e poi ancora ogni due settimane per 10 settimane. Alla fine, i ricercatori hanno potuto riscontrare che la pressione sanguigna sistolica e diastolica è diminuita significativamente dopo il consumo di Melissa rispetto al placebo. Inoltre, durante lo studio non sono stati osservati effetti collaterali significativi.

Un precedente studio ha dimostrato, invece, la capacità di Melissa officinalis di ridurre anche i livelli sierici di trigliceridi in tre mesi suggerendone di conseguenza l’utilizzo nei pazienti diabetici dislipidemici.

Da tempo immemorabile le piante officinali aiutano l’uomo nella cura dei disturbi più svariati e una volta queste conoscenze erano normalmente diffuse poi, purtroppo, sono cadute nell’oblio anche a causa dell’impazienza e della presunzione dell’uomo che si è allontanato dalla natura.
Ben vengano il progresso e lo sviluppo tecnologico, ma non ha senso affrontare piccoli disturbi o patologie al loro esordio subito con medicinali potenti senza tentare vie più dolci, anche perché molte volte le erbe officinali (se ovviamente conosciute e ben utilizzate) sono in grado di dare gli stessi risultati delle medicine da banco senza rischio di effetti collaterali.

Se il mondo della ricerca e dell’industria farmaceutica investissero maggiormente in questa direzione, sarebbe un’iniziativa encomiabile e di sicura utilità per il genere umano, eppure si continua a puntare solo sulla chimica. Le piante officinali, invece, sono una risorsa preziosa, le loro proprietà terapeutiche sono particolari perché favoriscono e rafforzano le difese del nostro corpo e non si limitano a curare i disturbi del momento. Bene sarebbe utilizzarle fresche, ogni volta che è possibile, perché le virtù terapeutiche sono notevolmente superiori rispetto a quelle essiccate.

N.B.
Confrontarsi sempre con un professionista esperto se si intende ricorrere alle erbe e alle piante per il potenziamento della salute. I medici che praticano la medicina integrata o le medicine cosiddette complementari non si oppongono all’utilizzo delle erbe medicinali, anzi spesso vi ricorrono, insieme ad altri strumenti o rimedi naturali, per il rafforzamento del terreno costituzionale.
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PubMed Effect of Melissa officinalis on systolic and diastolic blood pressures in essential hypertension: A double-blind crossover clinical… For a long time, Melissa officinalis (M. officinalis) has been used to treat cardiovascular diseases. Therefore, this study aimed at evaluating the effects of M. officinalis on systolic and diastolic blood pressures in hypertensive patients. We conducted…
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❇️ Statine e insufficienza renale, uno studio fa il punto sui possibili rischi

Le statine vengono prescritte per abbassare il colesterolo alto e molte persone le assumono. Tra le statine la rosuvastatina è stata già collegata in passato a segni di danno renale come ematuria e proteinuria (segnalazioni in tal senso erano già state fatte al momento della sua approvazione da parte della Food and Drug Administration statunitense), adesso un recente studio pubblicato sul Journal of the american Society of Nefrology evidenzia che questo farmaco, specialmente a dosi continuate o troppo elevate, può avere effetti dannosi permanenti sui reni.

I ricercatori hanno analizzato i dati delle cartelle cliniche elettroniche di 152.101 nuovi utilizzatori di rosuvastatina e di 795.799 nuovi utilizzatori di un’altra statina, l’atorvastatina
, dal 2011 al 2019.
In poco più di 3 anni il gruppo di studiosi ha identificato ematuria nel 2,9% dei pazienti e proteinuria nell’1% dei pazienti rispetto all’atorvastatina e ha riscontrato che la rosuvastatina è associata a un rischio maggiore dell’8% di ematuria, del 17% di proteinuria e del 15% di sviluppare insufficienza renale con il rischio di successivi interventi impegnativi come la dialisi o il trapianto. I ricercatori hanno inoltre osservato che i rischi aumentano se si alza il dosaggio.
Questo studio suggerisce dunque la necessità di una maggiore attenzione nella prescrizione e nel monitoraggio della rosuvastatina, in particolare nei pazienti che già soffrono di problemi renali.

N.B.
I farmaci contro il colesterolo andrebbero utilizzati solo dietro prescrizione medica, su una ridottissima percentuale di popolazione, cioè solo da quei soggetti che, avendo dei valori realmente elevati, non riescono a ritornare nella norma con la dieta o con altri comportamenti adatti e soprattutto se presentano anche altri fattori di rischio molto ben definiti (ad esempio pressione alta, sovrappeso, obesità, glicemia alta, trigliceridi elevati, omocisteina alta, fumo).
In generale i migliori strumenti per prevenire ed evitare problemi cardiovascolari sono uno stile di vita condotto con un’alimentazione equilibrata e un’attività fisica costante (almeno 30 minuti al giorno). Muoversi tutti i giorni è uno dei meccanismi più importanti per ridurre il colesterolo “cattivo” e aumentare il colesterolo “buono“. L’alimentazione dovrebbe essere ricca di sostanze vegetali a partire da frutta, verdure e cereali integrali e si dovrebbero selezionare i grassi evitando le margarine e i grassi industriali e prediligendo quelli che si trovano nel pesce e nei semi oleosi.
Infine bisogna tener presente che il colesterolo svolge anche funzioni utili: è infatti presente in tutte le nostre cellule, il nostro cervello ne contiene quantità molto elevate (poiché senza di esso non potrebbe funzionare) e la maggior parte dei nostri ormoni è prodotta a partire dal colesterolo. Infine il colesterolo HDL (quello cosiddetto “buono”) si occupa di impedire il generarsi di processi di arteriosclerosi tenendo libere le arterie. Di conseguenza come sono da tenere sotto controllo valori troppo elevati, così anche se il colesterolo è troppo basso possono esserci rischi seri per la salute.
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❇️ L'attività fisica influenza anche la composizione del microbiota intestinale

Intensità e durata dell’attività fisica sono in grado di influenzare positivamente la composizione del microbiota intestinale. Lo ha messo in evidenza qualche mese fa uno studio italiano che è stato pubblicato sul Journal of the International Society of Sport Nutrition.
Condotto su un gruppo di studenti universitari maschi sani non atleti, il lavoro scientifico è nato dalla collaborazione dell’Università di Urbino, dell’Università Telematica San Raffaele e del reparto di gastroenterologia dell’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo.

La ricerca è piccola, condotta solo su 17 persone, ma mostra che poco più di due mesi di allenamento ad alta intensità sono sufficienti per modulare la composizione del microbiota intestinale con effetti benefici sulla salute in generale. Gli studenti sono stati sottoposti a 36 sessioni di allenamento di ciclismo indoor per nove settimane e al termine della sperimentazione è stato osservato un sensibile miglioramento della flora batterica intestinale in merito a ricchezza e varietà.

C’è da dire che il periodo di allenamento ha promosso una modulazione spontanea delle scelte alimentari nei partecipanti che hanno assunto più proteine, carboidrati, frutta e verdura.
La dieta è notoriamente un fattore importante che influenza il microbiota intestinale e molti studi scientifici l’hanno nel tempo dimostrato. Come, del resto, ci sono già stati in precedenza alcuni studi che hanno suggerito che il microbiota intestinale può essere influenzabile dall’attività fisica.

Un limite di questo studio è rappresentato dunque dal fatto che non è stato possibile dedurre se le variazioni positive della composizione microbica riscontrate sui partecipanti fossero legate solo ad un effetto dell’esercizio, al cambiamento dietetico (determinato dall’esercizio) o a una combinazione di entrambi i fattori. “Una comprensione più approfondita di questo punto” – scrivono gli autori – “dovrebbe essere di primaria importanza per gli studi futuri”.

Una cosa è certa: sia l’attività fisica regolare che un’alimentazione sana (ricca di fibre, vitamine, minerali e povera di alimenti infiammanti (ad esempio cibo industriale e farine raffinate) sono di giovamento per la flora intestinale e per l’organismo intero e rappresentano quindi entrambe buone abitudini da integrare, laddove manchino, al fine di fare una prevenzione veramente efficace.

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BioMed Central Nine weeks of high-intensity indoor cycling training induced changes in the microbiota composition in non-athlete healthy male… Background The gut microbiota constitutes a dynamic microbial system constantly challenged by environmental conditions, including physical exercise. Limited human studies suggest that exercise could play a beneficial role for gut health, increasing microbial…
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❇️ Altre conferme sull’immunità di lunga durata per chi ha contratto SARS-CoV-2

Un nuovo studio svedese pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) evidenzia che l’immunità dura anni dopo l’infezione da Sars-CoV-2 grazie ai linfociti T altamente specializzati chiamati helper (Th1) rilevabili nel sangue per almeno 20 mesi dopo la guarigione.

“Mentre alcune sottopopolazioni di cellule T scompaiono entro poche settimane, le cellule T altamente specializzate rimangono stabilmente presenti nel sangue, suggerendo che un aspetto vitale dell’immunità protettiva è funzionale anche anni dopo il Covid” ha spiegato Anna Martner, professore associato di Immunologia all’Accademia Sahlgrenska, tra gli autori della ricerca.

In realtà non sono pochi gli studi scientifici che dimostrano come, in quasi tutte le persone che hanno già avuto la Covid-19, la risposta immunitaria sia di lunga durata e potrebbe forse accompagnarle per tutta la vita (QUI un articolo di un anno fa in cui già se ne parlava).

Questo recente studio dell’Università di Göteborg, dunque, è un’ulteriore conferma che inoltre sottolinea ancora di più l’inutilità della vaccinazione nei soggetti che hanno già contratto il virus.

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❇️ Curcumina efficace come trattamento alternativo per il dolore orofacciale

Un ampio spettro di studi ha dimostrato la capacità della curcumina di ridurre il dolore nel distretto orofacciale.
LE ALGIE DELL’AREA OROFACCIALE riguardano tre categorie: quelle di natura neurologica (ad esempio la nevralgia del trigemino), i dolori di origine neuro vascolare e tensiva (come ad esempio l’emicrania e la cefalea a grappolo) e infine la terza categoria è rappresentata dal dolore facciale idiopatico persistente che ricomprende diverse manifestazioni ad eziologia ignota che possono riguardare sedi diverse (denti, mandibole, mucosa orale …).

In genere per tutti questi dolori relativi all’area orofacciale vengono utilizzati antinfiammatori non steroidei (FANS) oppure miorilassanti, antidepressivi, endocannabinoidi.
La revisione sistematica citata che ha valutato 19 studi randomizzati e controllati ha evidenziato che la curcumina ha spiccate proprietà analgesiche ed è efficace per cui potrebbe essere utilizzata come trattamento complementare o alternativo in tutti i casi di dolore relativi al distretto orofacciale. Gli autori precisano tuttavia che sono necessari ulteriori studi prima di prendere in considerazione un uso clinico diffuso della curcumina per la gestione di questo tipo di algie.
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MDPI Effectiveness of Curcumin in Reducing Self-Rated Pain-Levels in the Orofacial Region: A Systematic Review of Randomized-Controlled… The aim was to systematically review randomized controlled trials (RCTs) that assessed the effectiveness of curcumin in reducing self-rated pain levels in the orofacial region (OFR). The addressed focused question was “Is curcumin effective in reducing self…
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❇️ Metanalisi evidenzia che il consumo di quinoa riduce significativamente i trigliceridi

La quinoa
, antico alimento delle popolazioni andine ormai facilmente trovabile anche qui da noi e ben impiegabile nella nostra cucina per la sua grande versatilità, ha mostrato di svolgere un’azione positiva sulle concentrazioni sieriche di lipidi, come documenta una recente metanalisi condotta su cinque studi randomizzati controllati.
I risultati della metanalisi, infatti, hanno evidenziato che il consumo di quinoa in quantità superiori a 50 g/die per un periodo superiore a sei settimane ha ridotto in modo statisticamente significativo i livelli sierici dei trigliceridi. L’effetto sulle concentrazioni di colesterolo HDL e LDL non è risultato invece statisticamente significativo.

La quinoa è ricca di proteine ed è anche un’eccellente fonte di minerali, tra cui calcio più biodisponibile di quello contenuto nel latte. Ha quindi effetti benefici sulle ossa, ma un’altra sua importante proprietà è che aiuta a rafforzare i reni. Secondo la filosofia medica orientale l’energia renale è in gran parte un fattore ereditario, ma si può fare molto per potenziare questi organi mangiando gli alimenti giusti, come appunto la quinoa.

Essendo questi chicchi privi di glutine, vanno bene anche per i celiaci o per coloro che presentano solo una temporanea intolleranza a questa sostanza. Invece l’elevata concentrazione dell’enzima alpha-amilasi rende i carboidrati presenti nella quinoa più digeribili rispetto a quelli dei cereali di largo consumo.

È necessario lavare molto bene la quinoa prima di cucinarla finché l’acqua non risulti chiara e limpida (utile un retino a maglie strette): questo permette di eliminare le saponine che conferiscono un sapore amaro ai semi e, se ingerite, possono alterare la permeabilità della mucosa intestinale.

Per ogni parte di quinoa (io considero come misura una tazzina da caffè per persona) aggiungere 3-3,5 parti di acqua. Cuoce in 8-10 minuti dall’ebollizione. Una volta spento il fuoco si fa riposare 10 minuti con il coperchio. È pronta quando ha assorbito interamente l’acqua. È ottima abbinata a verdure fresche, cipollotti, olive, piselli e tonno oppure insieme a verdure stufate o spezzatini di carni.

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❇️ Afa. Dieci suggerimenti anticaldo

Estate bollente con temperature che di giorno stanno arrivando intorno i 40°C e anche oltre in molte località italiane e di notte difficilmente scendono sotto i 25. L’esposizione al calore forte può provocare disturbi lievi come crampi, spossatezza, gonfiori, ma anche svenimenti, nausea, vomito, cefalea. Malesseri che possono mettere a dura prova tutti. È necessario di conseguenza adottare particolari attenzioni, a maggior ragione nei confronti di bambini e anziani e in caso di particolari patologie.
Ecco alcuni suggerimenti per difendersi dal caldo eccessivo:

Idratarsi.
L’acqua è la cosa migliore, magari con l’aggiunta di un po’ di succo di limone. Evitare le bevande gassate, zuccherate e troppo fredde (queste ultime contrastano con la temperatura corporea e potrebbero provocare l’insorgenza di congestioni). Anche il caffè e le bevande alcoliche andrebbero parecchio limitate perché aumentano la sudorazione e la sensazione di calore e contribuiscono alla disidratazione.

Pasti leggeri e rinfrescanti. Meglio mangiare poco più volte al giorno. Ridurre il più possibile gli alimenti raffinati, quelli troppo elaborati e l’uso del sale e abbondare in verdura e frutta (la frutta lontano dai pasti). I centrifugati/succhi di frutta e verdura di stagione dovrebbero essere consumati quotidianamente durante i mesi estivi perché offrono una preziosa riserva di vitamine e sali minerali decisamente più efficaci di quelli contenuti in compresse e pasticche. Il succo di carota e sedano, ad esempio, stimola l’abbronzatura e contribuisce alla bellezza della pelle. La natura in estate mette a disposizione frutta e verdura in quantità, con un po’ di fantasia è possibile sperimentare tante gustose combinazioni.

Fare più docce durante la giornata per placare la sensazione di calore sul corpo. Altrimenti è utile far scorrere acqua fredda sui polsi, sulle caviglie, sul collo e sulle tempie: rinfrescare la quantità di sangue che passa superficialmente in queste zone è generalmente in grado di garantire un sollievo, anche se temporaneo.

Non uscire nelle ore più calde. Il che una volta voleva dire dalle 11 alle 17, in questi giorni anche alle 18-19 in certi luoghi le temperature sono insopportabili.

Cercare di preservare in casa un ambiente fresco proteggendo le finestre esposte al sole con tapparelle, persiane o tende. Arieggiare gli ambienti la notte per disperdere il calore accumulato durante il giorno.

Usare i condizionatori con moderazione. Danno una sensazione di benessere, è vero, ma uno sbalzo di temperatura eccessivo (superiore ai cinque o sei gradi) può provocare danni, in particolare a chi soffre di bronchiti ricorrenti.

Indossare indumenti in tessuti naturali (possibilmente di cotone o lino) perché le fibre sintetiche impediscono la traspirazione, oltre a provocare irritazioni di tipo allergico, fastidiosi pruriti e arrossamenti. All’aperto può essere utile usare anche un cappellino di colore chiaro per proteggere la testa.

Chi abitualmente si trucca eviti di farlo almeno durante i giorni più caldi per non soffocare i pori del viso già stressati dalle alte temperature.

Non alzarsi bruscamente dal letto, soprattutto nelle ore notturne. È un suggerimento rivolto in particolare a chi soffre di cuore e di pressione alta perché nel passare dalla posizione sdraiata alla posizione eretta si può verificare una brusca diminuzione della pressione arteriosa che potrebbe causare anche perdita di coscienza.

Occhio ai farmaci. Le alte temperature possono incidere sull’integrità, l’efficacia e la sicurezza dei medicinali sull’organismo. E così farmaci comunemente usati possono produrre effetti dannosi. Maggiori informazioni in questo articolo.

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VB



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❇️ Trovata una possibile strada per riparare il cuore dopo l’infarto

Uno studio internazionale
, guidato dall’università di Bologna e coordinato dal ricercatore Gabriele D’Uva, ha evidenziato che l’incapacità del muscolo cardiaco di rigenerarsi dopo un infarto sarebbe dovuta all’azione dei glucocorticoidi (una classe di ormoni steroidei) e che la loro inibizione permetterebbe di riparare i danni subiti dal cuore.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Cardiovascolular Research e rappresenta una scoperta importante che in futuro potrebbe portare a trattamenti efficaci per migliorare le condizioni del cuore dei pazienti colpiti da infarto.

Le malattie cardiache rappresentano una delle principali cause di morte in tutto il mondo proprio perché il cuore, a differenza di quanto accade per la maggior parte dei tessuti del nostro corpo, non è in grado di rigenerarsi. Questo significa che le cellule del muscolo cardiaco che muoiono durante un infarto miocardico sono sostituite da un tessuto cicatriziale che non è più capace di contrarsi: se il danno è esteso si sviluppa un’insufficienza cardiaca e il cuore non riesce più a pompare sangue in quantità sufficiente per soddisfare le esigenze dell’organismo. I danni sono permanenti e, a seconda della gravità, possono portare a esiti debilitanti fino alla morte.

I ricercatori hanno riscontrato che i glucocorticoidi rappresentano un importante freno della capacità rigenerativa cardiaca e che la loro inibizione è in grado di aumentare la capacità delle cellule del muscolo cardiaco di replicarsi a seguito di infarto miocardico promuovendo, nel giro di poche settimane, un processo di rigenerazione del cuore.
In un comunicato dell’Università di Bologna si legge che gli studi adesso proseguono “alla ricerca di eventuali effetti sinergici con altri stimoli pro-rigenerativi in modo da arrivare a proporre una strategia efficace per la rigenerazione del cuore”.

N.B.
Le possibilità di andare incontro a un infarto diminuiscono se si evitano quelle condizioni che possono favorirne l’insorgenza, ad esempio ipercolesterolemia, ipertensione, diabete, obesità, iperuricemia, iperomocisteinemia, fumo, sedentarietà, stress.
Lo si può fare attraverso comportamenti che promuovano corretti stili di vita: alimentazione sana, astensione dal fumo, consumo moderato di alcol, svolgimento di attività fisica (camminata rapida o corsa leggera o nuoto o bicicletta) per almeno mezz’ora tutti i giorni, controllo del proprio peso forma.
Sempre più studi stanno evidenziando il rischio di danni cardiaci anche gravi in seguito alla vaccinazione anti-Covid (QUI un articolo che ne parla). Informarsi sempre il più possibile per fare scelte consapevoli.

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VB



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Nature Glucocorticoid receptor antagonization propels endogenous cardiomyocyte proliferation and cardiac regeneration Nature Cardiovascular Research - Pianca and Sacchi et al. unveil an important role for glucocorticoids and their receptor (GR) in cardiomyocyte cytoarchitectural/metabolic maturation, cell cycle...
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❇️ Dall’ortica un potente agente antivirale (anche contro SARS-CoV-2 e varianti)

L’Urtica Dioica Agglutinina (UDA), una piccola proteina monomerica legante i carboidrati isolata dai rizomi di ortica, si è rivelata un agente antivirale ad ampio spettro anche contro SARS-CoV-2. Ricercatori dell’Università di Gand e della KU Leuven, in Belgio, hanno riscontrato che UDA blocca potentemente l’ingresso del nuovo coronavirus nelle cellule e impedisce la replicazione sia del ceppo originario Wuhan-Hu-1 che delle varianti Alfa, Beta, Gamma, Delta e Omicron.

Il lavoro scientifico
(un preprint pubblicato recentemente su bioRxiv che ospita molti articoli relativi al COVID-19 non formalmente sottoposti a revisione paritaria) è molto interessante e merita ulteriore approfondimento a maggior ragione che, come sottolineano gli autori dello studio, “gli attuali vaccini non sono ottimali nella prevenzione della trasmissione e continuano emergere nuove varianti del virus con una ridotta suscettibilità ai vaccini.”

Si legge a tal proposito: “Gli ultimi SARS-CoV-2 circolanti, ovvero Delta e Omicron, hanno mostrato una crescente resistenza agli anticorpi neutralizzanti SARS-CoV-2 specifici per RBD e ai vaccini attuali. Pertanto, vi è un urgente bisogno di agenti antivirali con una potente attività anti-coronavirus e un’ampia applicabilità. In questo studio, abbiamo valutato il potenziale antivirale di UDA contro SARS-CoV-2. Dai dati ottenuti con virus pseudotipizzati e virus vivi in diversi sistemi di coltura cellulare, possiamo concludere che l’UDA inibisce costantemente l’ingresso del virus nelle cellule bersaglio."

E ancora: "Gli inibitori dell’ingresso possono essere potenzialmente utilizzati sia come farmaci terapeutici che profilattici. Quest’ultima possibilità è particolarmente interessante per gli operatori sanitari e le persone che viaggiano in paesi endemici.”

Infine, i ricercatori scrivono: “Presi insieme, i nostri risultati dimostrano che l’UDA è un candidato molto promettente per lo sviluppo come agente antivirale potente e ad azione ampia contro le varianti SARS-CoV-2 attuali e future.”

Gli autori dello studio attuale già in passato avevano identificato le lectine vegetali come una classe unica di molecole antivirali. L’ortica dioica agglutinina è una di queste lectine vegetali che ha mostrato una bassa citotossicità e una potente attività antivirale contro un ampio spettro di virus: virus dell’immunodeficienza umana HIV, citomegalovirus, virus respiratorio sinciziale, virus dell’influenza A e B, virus dell’epatite C, virus dell’herpes simplex, virus della dengue e coronavirus della sindrome respiratoria acuta grave SARS-CoV.
Questa nuova ricerca, dunque, ne amplia il raggio di azione e suggerisce che l’UDA dovrebbe essere presa in considerazione anche per contrastare SARS-CoV-2 con le sue varianti presenti e future.

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bioRxiv Carbohydrate-Binding Protein from Stinging Nettle as Fusion Inhibitor for SARS-CoV-2 Variants of Concern Urtica dioica agglutinin (UDA) is a carbohydrate-binding small monomeric protein isolated from stinging nettle rhizomes. It inhibits replication of a broad range of viruses, including coronaviruses, in multiple cell types, with appealing selectivity. In this…
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❇️ Studio conferma efficacia di tre integratori naturali nella Covid

Un recente studio randomizzato e controllato, condotto presso il Maio Hospital King Edward Medical University (Lahore Pakistan), conferma gli effetti benefici di curcumina, quercetina e vitamina D3 nella Covid.

I pazienti con Covid-19 sintomatico da lieve a moderato sono stati divisi in due gruppi.
Quelli del primo gruppo
hanno ricevuto una supplementazione orale giornaliera di 168 mg di curcumina, 260 mg di quercetina e 360 unità di colecalciferolo. L’altro gruppo, invece, ha ricevuto paracetamolo da solo o con antibiotico azitromicina.

Le persone che hanno ricevuto curcumina, quercetina e vitamina D hanno mostrato una negativizzazione accelerata del test SARS-CoV-2 del 60% contro il 20% del braccio di controllo. Gli integratori naturali hanno dimostrato di poter risolvere rapidamente i sintomi acuti e sono stati ben tollerati da tutti i pazienti con nessun effetto collaterale o evento avverso.

I ricercatori, dunque, hanno concluso che la co-supplementazione di curcumina, quercetina e colelecalciferolo può avere un ruolo terapeutico importante nella fase iniziale dell’infezione comportando la rapida negativizzazione, la risoluzione dei sintomi acuti e la modulazione della risposta iperinfiammatoria.

L’iperinfiammazione sistemica, prominente nei polmoni e nell’endotelio vascolare, è il segno distintivo dell’aggravamento della COVID-19. Può succedere se le persone si trovano già in condizioni di vulnerabilità (ad esempio per la presenza di altre patologie o di ulteriori possibili fattori di debolezza), a maggior ragione se si rimane “in vigile attesa” e non si procede da subito con cure adeguate.

Al di là, comunque, di intervenire con terapie precoci farmacologiche idonee nelle situazioni che lo richiedono, lo studio evidenzia ciò che già era noto a molti e cioè che si può riuscire a gestire bene l’infezione in fase iniziale anche solo tramite sostanze naturali.
Curcumina, vitamina D3 e quercetina non sono peraltro le sole e sono altrettanto utili, anzi consigliabili, come prevenzione (confrontarsi con il proprio medico di fiducia se si soffre di particolari patologie e si stanno assumendo farmaci).

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PubMed Oral Co-Supplementation of Curcumin, Quercetin, and Vitamin D3 as an Adjuvant Therapy for Mild to Moderate Symptoms of COVID-19… <span><b>Background:</b> Curcumin, quercetin, and vitamin D3 (cholecalciferol) are common natural ingredients of human nutrition and reportedly exhibit promising anti-inflammatory, immunomodulatory, broad-spectrum antiviral, and antioxidant activities. <…
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❇️ La libertà di cui sogno

Perché la libertà di cui ti parlo,
non è il fare tutto ciò che si vuole a scapito degli altri.

La libertà di cui sogno è una parola immensa,
piena di coscienza e di consapevolezza.

Parte dall’interno, dal più profondo del nostro essere
e si nutre di cose semplici e pure.

Gusta gli attimi,
decide la danza dei propri passi,
ha spiritualità, morale, decenza, dignità.

Non dipende dal luogo in cui ti trovi,
non dipende dalle cose che possiedi,
non dipende da nessuna delle regole ipocrite del potere,
non è schiava dell’interesse e dell’avidità.

Non si compra né si vende.
Si coltiva, come il respiro.
Le si è grati, come ad una musica.

Se ne ha necessità, come le foglie ne hanno della luce.

* * *

Buon inizio settimana con le parole di una delle mie poetesse preferite: Carolina Turroni.
Diraderò gli interventi per qualche giorno.
La testa, il cuore e il corpo hanno bisogno di una piccola pausa.
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VB


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Post #355 11.5K
❇️ Efficacia del Ginseng sul prediabete e sul diabete mellito di tipo 2

Il Panax Ginseng comunemente noto come ‘ginseng asiatico’, pianta utilizzata da tempi immemorabili nella medicina tradizionale cinese, è conosciuto soprattutto come tonico generale perché migliora le performance fisiche e mentali e aumenta la capacità dell’organismo nelle situazioni di carico riuscendo a renderlo più resistente.

Ha dimostrato di avere effetti protettivi anche contro l’aterosclerosi e ciò ha fatto ipotizzare che possa essere impiegato nella gestione di alcuni disturbi del metabolismo. Fino a questo momento, però, gli studi che hanno indagato i potenziali effetti protettivi sugli indici cardiometabolici hanno dato risultati incoerenti, mentre c’è stata di recente una revisione sistematica della letteratura con metanalisi che ha valutato l’impatto degli integratori di ginseng sul prediabete e sul diabete di tipo 2 fornendo risposte molto incoraggianti.

Tramite una ricerca effettuata nelle banche dati medico-scientifiche PubMed/MEDLINE, Scopus, Web of Science e Cochrane Library sono stati individuati complessivamente venti studi randomizzati e controllati ritenuti idonei e inclusi nella metanalisi e l’analisi metanalitica ha mostrato che il ginseng ha ridotto in modo statisticamente significativo la concentrazione sierica dei seguenti parametri: glicemia a digiuno, colesterolo totale, interleuchina 6 nonché i valori dell’HOMA Index, un indice utilizzato per valutare l’insulinoresistenza. Inoltre, l’integrazione con il ginseng ha influito positivamente sulla frequenza cardiaca e sul fattore di necrosi tumorale TNF-α.
L’efficacia del ginseng sull’HOMA Index e sui valori del colesterolo HDL è stata dose-dipendente e le analisi di meta-regressione hanno evidenziato una relazione lineare tra la dose di ginseng assunta e le variazioni assolute del colesterolo HDL. Le analisi di sottogruppo hanno mostrato che la supplementazione con il ginseng ha modificato in senso favorevole i valori del colesterolo totale e del colesterolo LDL quando il dosaggio era ≥2 g/die.

Sulla base di questi risultati i ricercatori che hanno pubblicato la review suggeriscono che il ginseng possa essere una risorsa efficace per migliorare i profili cardiometabolici nei soggetti con prediabete o con diabete di tipo 2. Sono entrambi disturbi metabolici in rapida crescita nel mondo che impongono oneri sociali ed economici. Questo lavoro scientifico offre dunque ai medici informazioni importanti sia per la gestione del diabete e dei fattori di rischio associati che per la prevenzione della progressione del prediabete.

N.B.
Il ginseng può interferire con alcuni farmaci, tra cui anticoagulanti, antidrepressivi e stimolanti del sistema nervoso centrale. Se si assumono altri medicinali o integratori è bene confrontarsi con il medico, il farmacista o l’erborista. In generale la somministrazione non va protratta oltre i tre mesi consecutivi e va evitata dopo le 16-17 poiché potrebbe interferire con il riposo.
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MDPI The Efficacy of Ginseng (Panax) on Human Prediabetes and Type 2 Diabetes Mellitus: A Systematic Review and Meta-Analysis Results from different clinical trials on the effects of ginseng on prediabetes and type 2 diabetes (T2DM) are still inconsistent. To fill this knowledge gap, we investigated the overall effects of ginseng supplementation on improving cardiometabolic biomarkers…
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Post #353 25.5K
❇️ Medicine non convenzionali, conferme di efficacia dall’estero

Mentre in Italia le medicine cosiddette complementari sono ancora viste con diffidenza e a volte con ostilità, dall’estero arrivano notizie che vanno in tutt’altra direzione e tra i paesi più attivi c’è il Brasile dove, ad esempio, le pratiche omeopatiche sono comprese nel Sistema Unico di Saùde (SUS), quindi co-finanziate dallo Stato, e fanno parte dei livelli essenziali di assistenza messi a disposizione dei cittadini.

In virtù di questo durante l’emergenza Covid, fin dai primi giorni, la ricca città del sud del Brasile di oltre 200mila abitanti Itajaí ha sperimentato la prevenzione omeopatica grazie alla determinazione del suo sindaco, l’omeopata e pediatra Volnei Morastoni, che ha voluto che ai suoi cittadini fosse distribuito gratuitamente un preparato a base di camphora officinalis che potesse migliorare la risposta del sistema immunitario e ultimamente nel municipio di Juiz de Fora, nello Stato del Minas Gerais, è stata istituita la ‘Commissione di omeopatia, fitoterapia e piante medicinali’ che avrà il compito di incentivare il ricorso a omeopatia e fitoterapia nel sistema sanitario comunale.

Già dagli anni 80 l’omeopatia era stata integrata e convogliata nell’ambito del sistema sanitario brasiliano, mentre dal 2017 il Brasile ha adottato un provvedimento con il quale integra altre medicine e discipline non convenzionali nelle politiche sanitarie pubbliche.
E così nel sistema di salute pubblica, accanto alla medicina convenzionale, si possono trovare altri approcci terapeutici come ayurveda, musicoterapia, naturopatia, chiropratica, riflessologia, arteterapia, yoga, medicina tradizionale cinese, fitoterapia, medicina antroposofica, osteopatia, biodanza.

Le medicine tradizionali e complementari hanno un ruolo importante nella salute globale riconosciuto anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che incentiva l’inserimento, il riconoscimento e la regolamentazione di queste pratiche nei sistemi sanitari nazionali.
Oltre al Brasile altri Stati che, al momento, hanno puntato sull’efficacia delle terapie olistiche, in particolare dell’omeopatia, sono Francia, Germania e India.
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Generiamo Salute Itajaí, la città brasiliana che prova la prevenzione omeopatica anti-Covid - Generiamo Salute Il sindaco, medico omeopata, fa distribuire un rimedio gratuitamente alla cittadinanza
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Post #352 10.8K
❇️ IppocrateOrg rinnova la sanità italiana: apre ambulatori anche in Veneto

Dopo le prime aperture in Lombardia il 13 giugno scorso, proseguono le inaugurazioni dei centri medici sul territorio e, a partire dal 13 luglio, IppocrateOrg annuncia che saranno operativi altri ambulatori, questa volta in Veneto nelle città di Verona, Treviso e Venezia.
L’Associazione di sanitari che durante l’emergenza Covid è diventata un punto di riferimento per i cittadini nelle terapie domiciliari si propone di continuare ad esserlo sempre di più e sottolinea di avere come obiettivo il benessere globale della persona raggiungibile attraverso l’accesso a cure integrate e personalizzate, ma anche grazie all’attenzione alla prevenzione e all’educazione a stili di vita sani.

I centri sul territorio offriranno quindi consulenze a tutto tondo e perfino un servizio di diagnostica in modo da velocizzare le tempistiche delle analisi e chi non è in grado di spostarsi da casa sarà raggiunto al domicilio.
A contatto con i pazienti ci saranno medici che non sono stati colpiti dalle direttive del Governo che potranno essere supportati nel loro operato da una Medical Community a livello nazionale formata da professionisti di diverse specializzazioni per offrire consulenza e proposte di cura personalizzate in un’ottica di collaborazione tra colleghi già ampiamente collaudata durante i mesi di emergenza sanitaria.
In ogni centro è prevista anche la presenza di legali specializzati in materia sanitaria e di psicologi, inoltre sono state annunciate agevolazioni per consentire la possibilità di accesso anche alle persone con difficoltà economica.

Ulteriori dettagli in questo articolo:

https://comedonchisciotte.org/ippocrateorg-rinnova-la-sanita-italiana-apre-ambulatori-anche-in-veneto/
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Come Don Chisciotte IppocrateOrg rinnova la sanità italiana: apre ambulatori anche in Veneto - Come Don Chisciotte di Valentina Bennati comedonchisciotte.org Dopo le prime aperture in Lombardia il 13 giugno scorso, proseguono le inaugurazioni dei centri medici sul territorio e, a partire dal 13 luglio, IppocrateOrg annuncia che saranno operativi altri ambulatori, questa…
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