ERA UN BRAVO PLANNER, SALUTAVA SEMPRE
Prima del cimitero di tool digitali, c’è un grande traffico nel cimitero della carta.
E in questa categoria non rientrano solo i quaderni scolastici, ma anche diari, planner e… agende!
Non so se hai l’abitudine di organizzare il lavoro anche su carta; in questo caso intendo quelle agende o quei planner compilati all’inizio con grandissimo entusiasmo, forte motivazione e tanta voglia di fare, ma che poi sembrano trasformarsi in una personalissima galleria dove si perde il segnale e si interrompe la connessione con l'agenda di turno.
«Qui giace l'agenda iniziata a gennaio, con l'entusiasmo colmo di mille buoni propositi, ma che si è arresa alla realtà ancora prima di San Valentino. Le sopravvivono tre sticker motivazionali e una lista di cose da fare mai completata. R.I.P. (Rest In Procrastination)»
🔴 Mi sono chiesta cosa possa portare alcune persone ad abbandonare gli strumenti cartacei scelti con cura e attenzione.
A volte la scelta del cambio è motivata dall’effetto del nuovo inizio, noto come fresh start, un fenomeno che spinge a cercare nuovi inizi in momenti simbolici come l'inizio dell'anno, la fine del trimestre, il nostro compleanno o dopo eventi significativi della vita.
Una sorta di desiderio di ricominciare da capo, tanto che il linguaggio stesso ne porta traccia: voltare pagina, come un tentativo di ripartire da una pagina bianca, andando verso il cambiamento e lasciandosi alle spalle qualcosa.
🔴 Ma ogni pagina bianca rappresenta sia una possibilità sia una responsabilità.
Se parliamo di agende e se abbiamo scelto un modello specifico, con buona probabilità lo abbiamo fatto perché eravamo alla ricerca di un metodo per organizzare una certa cosa, che si tratti di lavoro, hobby o impegni personali e familiari.
Quando a un certo punto l’uso dell’agenda si blocca, sia del tutto lasciandola bianca sia parzialmente usandola con uno scopo totalmente diverso - ad esempio per appunti volanti o scarabocchi - vuol dire che qualcosa non ha funzionato rispetto all’intento iniziale che ha portato alla scelta di quel tipo di agenda.
Magari non era il modello adatto o non abbiamo avuto quella sorta di responsabilità fatta di costanza o disciplina, perché in fondo anche i modelli che sembrano più liberi hanno bisogno di un processo solido per consolidare un uso efficace.
C’è un punto che viene spesso trascurato riguardo la gestione delle agende: serve tempo per la lavorazione delle informazioni inserite.
Questo tempo è manuale, non c’è funzione o intelligenza artificiale che ci toglierà da questo compito.
Se vogliamo evitare di avere un cimitero di agende con informazioni parziali mai più riviste, prepariamoci non solo a usare l’agenda con un metodo, ma anche a pianificare nel calendario dei momenti per rivedere ciò che scriviamo.
L’intento iniziale, l’atto di scrivere, è nobile e spesso supportato dalla voglia di mettere in sicurezza ciò che abbiamo nella mente. Per non perderlo, per ritrovarlo, per renderlo un po’ più reale e per portarlo a termine.
Ma questa sicurezza prima o poi si rompe se non è supportata dalla revisione costante. Dalle pulizie regolari che devono riguardare tutti i nostri spazi.
E quando la sensazione di sicurezza si rompe… possiamo immaginare l’esito.
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