Un articolo pubblicato da The Economist dal titolo “Why are American women leaving the labour force?” e ripreso dalle principali testate italiane in questi giorni, sta attirando l’attenzione dell’opinione pubblica.
Negli USA, il tasso di partecipazione femminile al lavoro è sceso dal 57,7% dell’agosto 2024 a circa il 56,9%, con una perdita di oltre 600.000 donne nel mercato del lavoro. Dopo anni di crescita costante, un numero rilevante di donne, soprattutto madri, sembra abbandonare la forza lavoro o ridurne drasticamente la partecipazione.
Secondo lo studio, i diversi fattori che si combinano per spiegare il fenomeno sono la difficoltà nel reperire servizi di assistenza all’infanzia a costi sostenibili, le politiche di ritorno in ufficio (return-to-office) post pandemia, e il fenomeno culturale “tradwife”, accompagnato dall’hashtag virale #stayathomegirlfriend. E poi, naturalmente, c’è anche l’effetto Trump.
La tendenza mi ha molto incuriosito, perché qui in Italia la partecipazione femminile al lavoro continua ad aumentare, grazie anche a politiche di sostegno alla genitorialità, servizi di cura infantile più robusti e una normativa che tende a favorire l’ingresso e la permanenza delle donne nel lavoro.
Qualche giorno fa, #ASMel ha comunicato che al maxi avviso per lavorare negli enti locali sono arrivate 136 mila candidature, di cui il 65% da parte di donne. Un dato che parla da solo.
In Italia il tasso di occupazione femminile è ancora intorno al 52%, contro il 70% medio europeo, ma cresce la propensione alla ricerca di un impiego, soprattutto tra le under 40. È un segnale di vitalità in un mercato che resta spesso troppo rigido e maschile nella sua architettura.
La vera sfida oggi è spostare il dibattito dal “quante donne lavorano” al “che tipo di lavoro trovano”, perché se la qualità resta bassa, la flessibilità si traduce in precarietà.
Negli USA qualcuno la chiama “the great female exit”. In Italia potremmo parlare, con un sorriso amaro, di “the great waiting list”. Le donne ci sono ma il sistema che deve smettere di chiedere loro di scegliere tra famiglia e ambizione.
E se intanto sui social continueranno a moltiplicarsi le #stayathomegirlfriend perfette, ricordiamoci che dietro ogni feed patinato ci sono milioni di donne reali che non vogliono restare a casa… ma vogliono semplicemente un lavoro all’altezza.
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