COSA POSSIAMO IMPARARE DALLA FRANCIA?
Il popolo francese è sceso in piazza con una portata che ha decisamente varcato la soglia della media anche in un paese più abituato alle mobilitazioni come quello dei nostri cugini d'oltralpe.
Non solo i grandi centri urbani (con ovviamente la sempre fumantina Parigi in testa) hanno fatto vedere mobilitazioni imponenti , ma anche centri medi e addirittura minori , che si attestano ad esempio attorno ai 100mila abitanti , hanno dimostrato una capacità di mobilitazione davvero notevole , riuscendo a mettere in campo cortei assolutamente numerosi , date le proporzioni , e decisi , segno di un insoddisfazione ormai diffusa e incubata da molto tempo.
I giornali di regime parlano di oltre mezzo milione di persone , il che significa , facendo anche una rapida considerazione di fronte alle immagini che abbiamo visto dalle reti social , che la vera entità numerica della giornata è di almeno il doppio.
Le specificità francesi hanno sicuramente giocato a favore di questi risultati.
La capacità degli studenti di saper colloquiare con settori non direttamente coinvolti nelle loro richieste specifiche rappresenta un esempio di come fare aggregazione al di fuori dei canoni formali della politica stantia rappresentata dai partiti borghesi anche critici.
Il no meloni day del nostro paese , ha dimostrato che anche qui le prospettive studentesche italiane in questo senso hanno buone potenzialità, seppur partendo da una posizione più arretrata rispetto a quella dei nostri cugini.
La funzione che sta avendo la France Insoumise , che a differenza di gran parte della sinistra più critica europea sta provando a togliere il discorso patriottico alle due destre , instradando la concezione del patriottismo emancipatorio , è sicuramente un fattore più che positivo riguardo i risultati attuali della mobilitazione d'oltralpe e una lezione importante della quale si dovrebbe iniziare a discutere anche qui da noi.
Ci sono poi indubbiamente altre condizioni specifiche del panorama nazionale francese rispetto al nostro.
Il fatto ad esempio di avere la CGT come "sindacato moderato" ha sicuramente imposto una spinta importante che ha contribuito "soggettivamente" a questa aggregazione di temi oggettiva.
Un sindacato questo che , se è pur lontano dall' esprimere un organizzazione del mondo del lavoro come dio comanda , di certo non è un tappo alla mobilitazione e alla protesta , come chi , nel nostro paese , in una situazione che vede mobilitazioni generalizzate nella parte occidentale dell' Europa , fa campagna elettorale per l' europeismo di via delle botteghe oscure invece di protestare per il carovita contro un establishment che , tutto , ha contribuito a portarci qui , nel paese di cuccagna dei gruppi energetici dell' orgia oligopolistica occidentale e del monopolio dettato dai raccoglitori di risparmio d'oltreoceano.
Ma queste peculiarità francesi , non bastano per descrivere l' attuale indignazione cagliata e non ancora compiutamente espressa dal popolo.
Ciò che bisogna considerare con maggiore attenzione , nella sua espressione corrente come nella sua formazione , è la qualità della mobilitazione.
Le politiche di guerra del neoliberismo dell' Unione Europea - che hanno portato alla situazione per cui una guerra che si è preparata , combattuta e tatticamente persa come quella ucraina , ha reso necessario un rifornimento industriale e finanziario continuo per tenere in vita lo stato-zombie in mano ai nazisti di Kiev , oltreché alle politiche vassalatiche che contraddistinguono l' impostazione imperialista dell' unione nel quadrante mediorientale - hanno indubbiamente reso oggettive le convergenze fra varie lotte specifiche , mal di pancia ed insoddisfazioni corporative potremmo dire , che unendosi fra loro hanno dato la prova , seppur embrionale , di cosa significa nella realtà, a livello di mobilitazione , varcare la soglia della propria categoria per provare a mettere in campo un espressione più generale , che cioè abbia l' opportuntà di diventare più propriamente politica.
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