Rivista e associazione di area patriottica e sovranista impegnate in una battaglia di liberazione sociale dall'egemonia euroatlantica rifacendosi ai valori della Resistenza
🇮🇹https://associazioneindipendenza.wordpress.com/
Post #1607
44
GUAI AI SOTTOMESSI!
Quanto sta accadendo tra Washington e Kiev, riflesso della crisi USA su scala globale, ricorda l'attitudine di chi, dominando, è pronto a scaricare conseguenze e costi innanzitutto sui propri sottoposti, senza scrupolo alcuno.
L'accelerazione del declino USA è evidente nel vicolo cieco militare in Eurasia (Ucraina), dove Washington ha commissionato gli oneri all'Unione Europea rimanendo dietro le quinte, e ancor più in Asia occidentale, dove si è avventurato in un'esposizione più di prima linea. La crisi economica che sta investendo l'Occidente e determinando, per Paesi fuori da questo perimetro, avvicinamenti a Cina e Russia, ha obbligato le ultime amministrazioni USA a togliersi i guanti, in un crescendo di aggressività militare e, nel proprio campo, allineamento assoluto, a qualunque prezzo, degli 'alleati' vassalli alle piroette decisionali che assume con pragmatismo affannoso e irrazionale, da navigazione a vista.
In vista del voto di metà mandato al Congresso e per parte del Senato (3 novembre) dove si gioca l'agibilità piena oppure negoziata in un intreccio di interessi conflittuali, l'amministrazione Trump --per la conduzione fallimentare del suo avventurismo bellicista-- deve fare i conti con il malcontento interno per la contrazione delle forniture energetiche, l'aumento generalizzato dei prezzi (non solo alle pompe) e con settori in forte sofferenza come quello agricolo (bacino elettorale tradizionalmente repubblicano). La prospettiva è quella di un pesante calo di consensi. La possibilità di attingere alle riserve energetiche strategiche, già scese sotto la soglia di guardia, si è pressoché esaurita.
L'aver imposto ai Paesi del G7 (leggasi: europei) il rilascio nell'arco di quattro mesi di 100 milioni di barili di gasolio e petrolio greggio dalle proprie riserve strategiche, riflette anch'esso la criticità del momento e reitera la disinvoltura delle pretese USA sui sottoposti, ma risulta un palliativo che sposta di poco nel tempo il problema e rischia di aprirne altri con le popolazioni europee e quindi con la capacità di tenuta dei suoi vassalli. Trump aveva infatti minacciato di imporre restrizioni e blocchi alle esportazioni verso i Paesi europei, se Bruxelles non avesse sbloccato tempestivamente le proprie scorte, il che però non è stato valutato sufficiente, se Washington ha ora dovuto raggiungere un'intesa sul diesel con Mosca, revocando le relative sanzioni.
Non si tratta di un avvicinamento alla Russia, che resta uno dei suoi principali nemici strategici, ma di una coatta contingenza. Di fronte alle recenti reprimende a Kiev per la mancata sospensione dei suoi attacchi alle raffinerie russe, convinto che stiano facendo aumentare i prezzi dell'energia negli States, le furie di Trump si sono acuite per le reazioni di Volodymyr Zelensky alla provvisoria intesa con Mosca ("gli USA hanno mostrato la propria debolezza") con conseguente minaccia di interrompere la condivisione con Kiev delle informazioni di intelligence (decisive per il proseguimento della guerra alla Russia) e addirittura pre-silurando lo stesso Zelensky, evocando cioè un cambio della dirigenza ucraina con una violenza verbale senza precedenti.
Risultato: Kiev nel panico telefona ai suoi principali sovvenzionatori europei (Bruxelles, Berlino, Parigi, Londra...) e la delegazione ucraina, negli USA per consultazioni anche con gli europei, lascia Miami in anticipo.
Per Mosca le fratture dentro il blocco euro-statunitense sono ovviamente di rilevanza strategica, così come il logoramento economico e quindi politico-sociale che sta terremotando l'aggressiva e russofoba Unione Europea, le popolazioni dei cui Paesi sono avvertiti: a Washington le vedono tutte sacrificabili ai propri superiori, dominanti ed esclusivi interessi.
https://t.me/rivistaindipendenza
Telegram Indipendenza Rivista e Associazione Rivista e associazione di area patriottica e sovranista impegnate in una battaglia di liberazione sociale dall'egemonia euroatlantica rifacendosi ai valori della Resistenza
🇮🇹https://associazioneindipendenza.wordpress.com/ Quanto sta accadendo tra Washington e Kiev, riflesso della crisi USA su scala globale, ricorda l'attitudine di chi, dominando, è pronto a scaricare conseguenze e costi innanzitutto sui propri sottoposti, senza scrupolo alcuno.
L'accelerazione del declino USA è evidente nel vicolo cieco militare in Eurasia (Ucraina), dove Washington ha commissionato gli oneri all'Unione Europea rimanendo dietro le quinte, e ancor più in Asia occidentale, dove si è avventurato in un'esposizione più di prima linea. La crisi economica che sta investendo l'Occidente e determinando, per Paesi fuori da questo perimetro, avvicinamenti a Cina e Russia, ha obbligato le ultime amministrazioni USA a togliersi i guanti, in un crescendo di aggressività militare e, nel proprio campo, allineamento assoluto, a qualunque prezzo, degli 'alleati' vassalli alle piroette decisionali che assume con pragmatismo affannoso e irrazionale, da navigazione a vista.
In vista del voto di metà mandato al Congresso e per parte del Senato (3 novembre) dove si gioca l'agibilità piena oppure negoziata in un intreccio di interessi conflittuali, l'amministrazione Trump --per la conduzione fallimentare del suo avventurismo bellicista-- deve fare i conti con il malcontento interno per la contrazione delle forniture energetiche, l'aumento generalizzato dei prezzi (non solo alle pompe) e con settori in forte sofferenza come quello agricolo (bacino elettorale tradizionalmente repubblicano). La prospettiva è quella di un pesante calo di consensi. La possibilità di attingere alle riserve energetiche strategiche, già scese sotto la soglia di guardia, si è pressoché esaurita.
L'aver imposto ai Paesi del G7 (leggasi: europei) il rilascio nell'arco di quattro mesi di 100 milioni di barili di gasolio e petrolio greggio dalle proprie riserve strategiche, riflette anch'esso la criticità del momento e reitera la disinvoltura delle pretese USA sui sottoposti, ma risulta un palliativo che sposta di poco nel tempo il problema e rischia di aprirne altri con le popolazioni europee e quindi con la capacità di tenuta dei suoi vassalli. Trump aveva infatti minacciato di imporre restrizioni e blocchi alle esportazioni verso i Paesi europei, se Bruxelles non avesse sbloccato tempestivamente le proprie scorte, il che però non è stato valutato sufficiente, se Washington ha ora dovuto raggiungere un'intesa sul diesel con Mosca, revocando le relative sanzioni.
Non si tratta di un avvicinamento alla Russia, che resta uno dei suoi principali nemici strategici, ma di una coatta contingenza. Di fronte alle recenti reprimende a Kiev per la mancata sospensione dei suoi attacchi alle raffinerie russe, convinto che stiano facendo aumentare i prezzi dell'energia negli States, le furie di Trump si sono acuite per le reazioni di Volodymyr Zelensky alla provvisoria intesa con Mosca ("gli USA hanno mostrato la propria debolezza") con conseguente minaccia di interrompere la condivisione con Kiev delle informazioni di intelligence (decisive per il proseguimento della guerra alla Russia) e addirittura pre-silurando lo stesso Zelensky, evocando cioè un cambio della dirigenza ucraina con una violenza verbale senza precedenti.
Risultato: Kiev nel panico telefona ai suoi principali sovvenzionatori europei (Bruxelles, Berlino, Parigi, Londra...) e la delegazione ucraina, negli USA per consultazioni anche con gli europei, lascia Miami in anticipo.
Per Mosca le fratture dentro il blocco euro-statunitense sono ovviamente di rilevanza strategica, così come il logoramento economico e quindi politico-sociale che sta terremotando l'aggressiva e russofoba Unione Europea, le popolazioni dei cui Paesi sono avvertiti: a Washington le vedono tutte sacrificabili ai propri superiori, dominanti ed esclusivi interessi.
https://t.me/rivistaindipendenza
- 👍 4











