UMANITÀ E RAGIONE è l'associazione nata dall'esperienza referendaria, che si pone l'obiettivo di riaffermare la preminente rilevanza della "dignità" dell'essere umano e dei diritti fondamentali dell'uomo.
Nel 2017 è stata approvata la cosiddetta Legge Lorenzin (n. 119/2017), che ha introdotto l'obbligo di 10 vaccinazioni per l'iscrizione a scuola dei minori, con esclusione dalla frequenza scolastica per la fascia 0–6 anni e sanzioni amministrative per le famiglie inadempienti. Questa legge ha suscitato fin da subito un acceso dibattito pubblico, dividendo l’opinione tra chi la considera una necessaria misura di sanità pubblica e chi la percepisce come un’imposizione lesiva delle libertà individuali e dei diritti dei minori.
Alla luce di queste tensioni, è partita una raccolta firme per una proposta di referendum abrogativo parziale della Legge Lorenzin, che punta a rivedere i suoi aspetti più controversi, senza negare il valore delle vaccinazioni ma ripristinando principi di proporzionalità, libertà di scelta e tutela dell'infanzia.
In Romania, le ultime elezioni hanno segnato una svolta inattesa: il trionfo di George Simion, leader del partito ultranazionalista AUR, noto per le sue posizioni anti-UE e anti-NATO, ha acceso il dibattito dentro e fuori i confini del Paese. Mentre Simion parla di una "vittoria della gente" e si dichiara fedele agli ideali del passato, in Europa cresce la preoccupazione per l’avanzata delle forze definite "estremiste". Alcune voci, come quella di Matteo Salvini, mettono in guardia contro eventuali interferenze esterne nei processi democratici. Ma cosa significa oggi davvero "democrazia" in Europa? E perché si parla di elezioni annullate? In questo video proviamo a fare chiarezza su ciò che sta accadendo in Romania e sul suo impatto a livello europeo.
Il Decreto Sicurezza ha suscitato forti dibattiti sin dalla sua approvazione, dividendo l’opinione pubblica e il mondo giuridico. Tra promesse di maggiore ordine pubblico e accuse di compressione dei diritti fondamentali, il provvedimento continua a sollevare interrogativi. In questa intervista, l’avvocato Olga Milanese offre un’analisi approfondita sui punti critici della norma, i suoi effetti reali sulla sicurezza, e propone modifiche per renderla più equilibrata. Un’occasione per riflettere su quanto sia delicato il confine tra legalità e diritti, tra emergenza e democrazia.
GEOPOLITICA, GUERRE E DAZI: PARLA L'ANALISTA DEMOSTENES FLOROS.
Gli eventi degli ultimi anni stanno stravolgendo gli scenari della geopolitica mondiale. Nell'ultimo pezzo di Francesco Servadio viene intervistato l'analista geopolitico ed economico Demostenes Floros
LA METAMORFOSI DEI DIRITTI UMANI NELL’UE (estratto dal volume “La transizione totalitaria” ed. La Vela)
Il compito delle Corti nazionali ed internazionali è principalmente quello di assicurare il rispetto dei diritti sanciti dalle norme fondamentali degli Stati, dai Trattati e dalle Convenzioni internazionali. Una funzione di controllo che, a seconda della funzione attribuita alla Corte/Tribunale, si esplica non solo nei confronti dei cittadini, ma anche delle Istituzioni e, in particolare, del potere legislativo e del potere esecutivo, rispetto ai quali il potere giudiziario, nella sua funzione di contrappeso, assume il delicato compito di ristabilire i limiti profanati, riconducendo le norme violative dei diritti fondamentali nell’alveo della legalità ed assicurandosi che la loro applicazione non comporti la violazione delle tutele sancite dalle Carte Costituzionali e dai Trattati, al cui rispetto il legislatore, prima di ogni altro, è tenuto.
Forse il dato più sconvolgente della progressiva demolizione del complesso dei diritti fondamentali, come tratto caratterizzante della gestione pandemica comune a quasi tutti gli Stati occidentali, è l’altrettanto comune avallo della profanazione di quei diritti da parte delle Corti che avevano il sacro compito di tutelarli.
Lo strumento utilizzato in quasi tutte le democrazie occidentali per giustificare la sostanziale negazione dei diritti primari dell’essere umano è una tecnica argomentativa di derivazione giurisprudenziale, creata con la pretesa necessità di risolvere ipotetici conflitti tra istanze giuridiche confliggenti: il bilanciamento.
Le affermazioni perentorie ed inequivocabili contenute nelle Carte Costituzionali sui diritti fondamentali dell’uomo sono state sin da subito vittima di una lenta, ma progressiva e certosina opera di reinterpretazione, che ha inevitabilmente portato alla sostanziale negazione dei valori espressi nei precetti costituzionali, privandoli di qualsiasi dignità.
La fuorviante idea che i diritti umani possano entrare in conflitto tra loro e che debbano, quindi, essere “ponderati” dallo Stato ha costituito il presupposto indefettibile grazie al quale è stato possibile attuare un radicale svuotamento delle libertà e dei principi di cui le Costituzioni dovevano essere portatrici.
L’emergenza ha solo fornito il pretesto per dare il colpo finale ad una struttura già profondamente minata nelle sue fondamenta, un colpo che ha determinato il crollo delle Costituzioni, a dispetto della loro “rigidità”.
Lo svuotamento semantico dei precetti costituzionali ed il preteso bilanciamento tra diritti che mai, per la loro natura, potrebbero entrare in conflitto tra loro hanno consentito l’abdicazione dello Stato di diritto verso una forma di totalitarismo fuori controllo.
Non è un caso che nella Carta fondamentale italiana non esista una norma che contempli la necessità di un contemperamento tra diritti o tra diritti e doveri inderogabili e che la disciplini.
Nei dibattiti dell’Assemblea costituente è spiegato, in modo non travisabile, la scelta delle parole “riconosce e garantisce” in riferimento ai diritti inviolabili dell’uomo; essa riflette la precisa volontà di affermare solennemente che quei diritti, che costituiscono le comuni fondamenta delle più risalenti Costituzioni delle democrazie occidentali, appartengono all’essere umano per nascita e non perché concessi (o negati) da una norma.
Appartiene, oggi più che mai ai cittadini, il sacro compito di pretendere e rivendicare l’inviolabilità di quei diritti e di quelle libertà.
È ancora possibile parlare di diritti fondamentali dell'uomo?
Nell'era pandemica abbiamo assistito ad una metamorfosi dei diritti umani, da diritti inalienabili e immanenti nell'uomo a concessioni governative.
Qual è il regime di tutela attuale nell'UE e cosa possiamo aspettarci?
Ne parleremo oggi in un dibattito critico con i docenti dell'Università Miguel Hernández di Elche e l'amico e collega Luis Maria Pardo di Iustitia Europa.
“None of the vaccines that are given during the first 6 months of life have ever been tested for Autism…the only one tested was the DTP…and a study found that there was a link…which the CDC threw out…”
Non esistono precedenti storici, non è mai accaduto che si esibissero crimini contro l’umanità con crudele sfrontatezza e vanto. Siamo la prima generazione nella storia ad assistere ad un genocidio in mondo visione. E a reagire siamo in pochi. Domandatevi cosa siete diventati se tutto questo non vi suscita alcuna reazione istintiva.
L'ultima volta che il popolo italiano era stato richiamato in una piazza romana per acclamare la corsa alle armi e alla guerra era il 10 giugno 1940 e il regista della piazza era Mussolini.
Diversi discorsi pronunciati nella piazza del 15 marzo potrebbero essere sovrapposti senza alcuno sforzo alle parole del Duce.
Chi nella piazza di sabato 15 marzo, ha tentato di convincere gli italiani quanto sia onorevole e giusto dichiarare tacitamente guerra a una delle più grandi superpotenze nucleari dovrebbe coerentemente essere già in prima fila sul fronte ucraino, senza nascondersi dietro la scusa dell'età o del sesso di appartenenza.
E così anche i partecipanti alla manifestazione accorsi per sentire il personaggio di turno, senza capire a cosa si stessero immolando, con la loro presenza.
La piazza di sabato può partire compatta, da ora.
I restanti milioni di italiani credono ancora nella pace, credono nel rifiuto della guerra e della violenza come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
Ma se anche molti italiani non credessero a nulla, si può scommettere sul fatto che non imbracceranno fucili e mitra solo perché glielo chiede l'Europa.
A quelli che incitavano la piazza dunque auguriamo buon viaggio! Farete certamente meno danni sui territori di guerra di quanti non ne stiate facendo in patria.
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