Subito dopo il prevedibile fallimento del referendum dell’8 e 9 giugno, promosso dai sindacati e da una parte della sinistra, è partita – con grande tempismo – una nuova raccolta firme per proporre l'eliminazione del quorum costitutivo, cioè il numero minimo di votanti necessario perché il referendum sia valido.
Questa proposta è, però, solo una copia semplificata di un progetto molto più completo, su cui avvocati e cittadini stanno lavorando fin dal 2022. Di quel progetto quasi nessuno ha parlato, tranne il quotidiano *La Verità*.
Questa nuova iniziativa, così ampiamente pubblicizzata, secondo noi, nasconde un grande pericolo, perché potrebbe finire per consegnare il referendum, che dovrebbe essere lo strumento di democrazia diretta per eccellenza dei cittadini, nelle mani dei partiti politici.
Perché diciamo questo? Perché togliere solo il quorum, senza cambiare altre regole, non basta. Anzi, rischia di trasformare il referendum in un’arma politica, usata solo per attaccare o indebolire un partito, invece che per permettere ai cittadini di partecipare davvero alle scelte del Paese.
Se non si abbassa anche il numero di firme necessarie per proporre un referendum (oggi 500.000) e se non si garantisce la stessa visibilità a tutte le proposte, solo partiti e grandi organizzazioni – che hanno soldi, mezzi e accesso ai media – potranno arrivare al voto. I cittadini comuni resteranno fuori.
Noi siamo a favore dell’abolizione del quorum, ma solo se accompagnata da una vera riforma. Serve rendere il referendum più accessibile, abbassando il numero di firme richieste e garantendo pari visibilità a tutte le iniziative. Solo così il referendum potrà tornare a essere uno strumento reale di controllo dei cittadini sul Parlamento e sul Governo – e non un gioco di potere riservato a pochi.
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