A Marsiglia, nella notte tra il 1º e il 2 luglio, un proiettile di gomma ha fermato il cuore di un ventisettenne in auto con gli amici. La stessa arma, qualche giorno prima a Mont-Saint-Martin ha mandato in coma un 25enne.
Dal 2017 una legge ideata dal ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve, consente un uso più facile delle armi da parte delle forze dell’ordine. Possono usarle per immobilizzare i veicoli che non si fermano all’alt e “rischiano, nella loro fuga, di provocare lesioni a se stessi o ad altri”. E gli “incidenti” aumentano.
Mentre sono a Montreuil, sobborgo di Parigi, discuto con D. mentre vediamo una gru in fiamme. Varie persone si muovono intorno a noi, un cassonetto che brucia così vicino da accenderci le sigarette porta la scritta “Macron Ordure”. D. mi dice: “La natura bellica dell’incontro con le forze dell’ordine trasforma la Francia in una democrazia revocabile. La questione non è se le forze dell’ordine uccidono, ma chi e come”. La sospensione del diritto davanti alla protesta fa tremare le basi di questa democrazia.
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