il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres mette in guardia, in un nuovo rapporto, sui pericoli delle cosiddette neurotecnologie. Combinate con l'intelligenza artificiale, queste tecnologie potrebbero essere utilizzate in futuro non solo in medicina, ma anche nelle indagini di polizia, nei tribunali e nelle carceri.
Il timore è che le autorità possano tentare di estrarre informazioni dalla mente dei sospettati, smascherare presunte menzogne o persino prevedere se qualcuno potrebbe commettere un crimine. Nel peggiore dei casi, ciò potrebbe portare ad arresti arbitrari, violazioni della privacy e manipolazione dello stato mentale.
Tali metodi sono già in uso in India. Da circa vent'anni, la polizia utilizza la cosiddetta tecnologia BEOS, che dovrebbe fornire indizi su un possibile coinvolgimento in un crimine basandosi sull'attività elettrica cerebrale. Sebbene il metodo non sia sufficientemente validato scientificamente e i suoi risultati non siano ammissibili come prove nei tribunali indiani, secondo il rapporto è già stato utilizzato in centinaia di casi penali gravi.
Ma il pericolo non si limita alle forze dell'ordine governative. Anche i dispositivi commerciali per la misurazione di stress, sonno e concentrazione raccolgono sempre più dati cerebrali. Uno studio del 2024 condotto dalla Neurorights Foundation ha rilevato che la maggior parte delle 30 aziende esaminate non imponeva restrizioni sufficienti sull'utilizzo di questi dati. Più della metà ne consentiva esplicitamente la condivisione con terze parti.
Al contempo, le interfacce cervello-computer consentono già alle persone paralizzate di scrivere testi o muovere bracci robotici tramite il controllo del pensiero. I progressi in campo medico sono concreti, così come lo sono i rischi di un uso improprio.
Le Nazioni Unite chiedono pertanto misure di protezione vincolanti. I pensieri dovrebbero essere considerati dati personali particolarmente sensibili. Il consenso esplicito deve essere richiesto per gli interventi neurotecnologici nel diritto penale.
Il confine cruciale si trova tra ciò che è tecnicamente possibile e ciò che uno Stato è autorizzato a sapere sui propri cittadini. Tali sistemi non sono ancora in grado di leggere in modo affidabile pensieri arbitrari. Ma questo sviluppo solleva già una questione fondamentale: cosa ne sarà della libertà personale se, in futuro, persino i pensieri più intimi di una persona potrebbero diventare oggetto di indagini statali?
Le Nazioni Unite non mettono in guardia contro un sistema di sorveglianza del pensiero già operativo, bensì contro uno sviluppo i cui limiti legali devono essere definiti fin da subito.
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