«Mangia ananas, sgranocchia pernici: il tuo ultimo giorno sta arrivando, borghese!»
La zecca si è conficcata nel corpo dell’operaio — con tenacia e spietatezza.
Non beve sangue, ma sudore e forza; sottrae da ogni giornata di lavoro briciole di vita, trasformandole in oro nelle tasche altrui.
Il mondo si è abituato a considerare tutto questo come la norma: «È così che va», «Non può essere altrimenti»…
Ma il marxismo strappa il velo dagli occhi. Non si limita a mostrare la zecca, non si limita a definirla sfruttatrice: impugna le pinzette d’acciaio della teoria e afferma con fermezza: «Bisogna eliminarla completamente, senza lasciare nulla».
Non riforme blande e richieste educate, ma la precisione chirurgica dell’analisi di classe e la determinazione a cambiare la società.
Solo il marxismo sa come rovesciare questa bestia, come fermare il suo banchetto velenoso.
E in questo sta la sua verità spietata e bruciante — amara, ma liberatoria.
L’autore di questa immagine è sconosciuto.
Qui, anche senza traduzione, tutto è chiaro. Non è vero?
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