Quale lettere ricevute in carcere le hanno fatto più impressione?
- Naturalmente, mi piacciono soprattutto le lettere dei miei cari, specialmente quando arrivano le foto dei miei genitori, di mia moglie e dei miei figli. Sono probabilmente le lettere più preziose, e vanno conservate per forza.
Invece le lettere da persone sconosciute sono interessanti per altro. Posso parlare solo della mia esperienza, forse per qualcun altro sarà completamente diversa, ma alcune di queste lettere mi hanno davvero colpito.
Quando ero detenuto a Krasnodar mi scrisse una signora anziana dagli Stati Uniti. Mi sembra che scrivesse addirittura in russo con il traslitterato. Aveva letto della mia vicenda e mi raccontò che la mia storia l’aveva colpita profondamente. Viveva in America, era angosciata dall’elezione di Trump e le sembrava che tutto ciò che stava accadendo fosse un incubo. Poi lesse la mia storia, ne rimase profondamente indignata e decise, da una cittadina americana davvero piccola, di scrivermi nella prigione di Krasnodar, semplicemente perché la cosa l’aveva toccata nel profondo dell’anima.
Quella lettera mi piacque molto, e cercai di risponderle in modo cortese e dettagliato. Non vi furono più altre lettere da lei, ma il solo fatto che una persona completamente sconosciuta, dall’altra parte del mondo, avesse letto la mia storia e decise di scrivermi in prigione mi fece molto piacere all’epoca.
Mi viene in mente anche la corrispondenza con una ragazza che, se non sbaglio, viveva a Saratov. Molte delle lettere che ricevi in carcere iniziano come se ti stessero chiedendo scusa. Le persone si sentono in imbarazzo, colpevoli anche, perché vivono in condizioni normali, mentre tu sei in prigione. Nasce una sorta di compassione che, a un certo punto, comincia a diventare un po’ fastidiosa; dopotutto, non sei una persona affetta da una malattia terminale per cui bisogna provare costantemente pietà.
Lei invece scriveva in modo completamente diverso, con uno stile semplice, informale e persino un po’ sfacciato. Ed è proprio questo che mi colpì: non mi compativa, ma mi parlava come se ci fossimo incontrati in un bar o a una lezione e stessimo semplicemente chiacchierando. A questo aggiungeva aneddoti piuttosto divertenti, a volte volgari e un po’ macabri, ed era davvero divertente. Parlavamo in modo del tutto informale e questo, diamine, alleggeriva notevolmente la vita in carcere. Forse non è una cosa che va bene per tutti, ma a me personalmente questo umorismo crudo piaceva molto.
Vuole dire qualcosa, o magari dare un consiglio, a chi sta considerando di scrivere una lettera?
- Se siete indecisi se scrivere o meno, posso dire solo una cosa, ovvero di provarci. Scegliete una persona, o anche due se ce la fate, e scriveteli una lettera come se la steste scrivendo a un conoscente, magari raccontando semplicemente cosa sta succedendo nella vostra vita. Potrebbe sembrare una sciocchezza, ma per un detenuto è molto importante perché rompe la monotonia della vita in carcere, dove accadono poche cose e il mondo è molto limitato. Per questo, quando raccontate qualcosa di divertente, di curioso, di una vita normale là fuori, è sempre interessante leggerlo, e molto probabilmente riceverete una risposta.
Sostenere una corrispondenza così non vi sarà affatto un peso. Anzi, a volte sarà la persona incarcerata a tirare su voi. Noi espatriati ed emigrati spesso ci lasciamo prendere da una sorta di malinconia. Ci sembra che tutto sia inutile, che non ci sia via d’uscita. E credetemi, i prigionieri politici sono proprio quelle persone dalle quali, per quanto possa sembrare strano, potete trarre energia e coraggio.
È un fatto davvero sorprendente: a volte le persone in carcere hanno un atteggiamento molto più positivo di noi qui in libertà.
Post #55
34
- ❤ 2
- 🕊 2
- 👍 1
- 💯 1