Una vicenda triste e preoccupante.
La paradossale storia arriva da una fiera di Modena: c’è chi ha passato la notte in un sacco a pelo, sfidando la stanchezza e l’attesa, pur di assicurarsi un posto in prima fila.
Non per assistere all’incontro con un grande autore, non per una causa umanitaria, ma per farsi imprimere sulla pelle in modo permanente il logo di una nota catena di fast food.
L’offerta in palio alla fiera Modena Nerd che si è chiusa il 6 settembre, era: un tatuaggio con il marchio aziendale in cambio di pollo fritto “gratis a vita” (regolato, per la precisione, da un coupon ogni dieci giorni).
Questo fenomeno svela il sottofondo economico di un’epoca fragile.
Viviamo in una società che ha progressivamente svuotato i grandi contenitori di senso – le comunità di fede salde, i legami di vicinato e i valori trascendenti – lasciando gli individui in un deserto relazionale.
Quando l’identità interiore perde radici solide, la persona avverte un vuoto di riconoscimento. E in quel vuoto si inserisce il mercato, offrendo “stampelle” commerciali. Non consumiamo più semplicemente un prodotto per fame o per svago; avvertiamo il bisogno di indossarne il marchio sulla carne, di gridare al mondo a quale tribù economica apparteniamo pur di sentirci inclusi, protetti e visibili.
La vera libertà, quella che ci interroga nel profondo, non consiste nel trovare un compromesso vantaggioso con le catene del consumo, ma nel riscoprire un’appartenenza che ci liberi dal bisogno di mendicare un’identità.
Questo è il sunto di un articolo di Davide Mozzato, che potete leggere per intero al seguente link :
https://hopemedia.it/marchiati/
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